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NEONATO: quali controlli vengono fatti alla nascita?

 

Appena nato il neonato viene sottoposto subito a diversi controlli al fine di controllare il suo stato di salute immediatamente dopo la nascita. Vediamo in ordine quali sono e a cosa servono questi esami che vengono effettuati sul piccolino.

 

1.       Indice di Apgar: è un punteggio che il pediatra (o delle volte anche l’ostetrica) dà al neonato al 1° e al 5° minuto dopo la nascita, questo punteggio tiene in considerazione 5 parametri che sono la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, il colorito, i riflessi e il tono muscolare.

 

2.       Somministrazione della vitamina K: viene somministrata la vitamina K (in gocce o con una piccola iniezione) come profilassi per la malattia emorragica del neonato, perché tale malattia può essere causata da un deficit di vitamina K, in quanto essa ha uno scarso passaggio attraverso la placenta e nei neonati la sintesi di tale vitamina non inizia fino a quando non compare la flora batterica intestinale.

 

3.       Somministrazione del collirio antibiotico: successivamente alla vitamina K al neonato viene instillato negli occhi un collirio antibiotico come profilassi per l’infezione gonococcica e la congiuntivite batterica da parto.

 

4.       Screening metabolico: è conosciuto anche come test di Guthrie, esso consiste in un prelievo di sangue dal tallone solitamente mentre il piccolo è attaccato al seno, il suo scopo è quello di identificare eventuali malattie come l’ipotiroidismo congenito, la fenilchetonuria e la fibrosi cistica; la risposta arriva circa dopo 15 giorni, si tratta di un test di primo livello, il cui risultato non costituisce una diagnosi definitiva, ma semplicemente un indice di rischio.

 

5.       Esame oculistico: detto anche del riflesso rosso, perché attraverso un determinato apparecchio si va a controllare il riflesso rosso del fondo oculare per vedere che l’occhio sia ben conformato.

 

6.       Esame uditivo: un piccolo sensore viene inserito nel condotto uditivo del piccolo e si vanno a rilevare le otoemissioni acustiche, che evidenziano che un orecchio è ben strutturato e funziona bene.

 

7.       Esame dell’anca: si esegue attraverso la cosiddetta manovra di Ortolani, cioè un particolare movimento che si fa fare alle gambe del bambino per verificare che la testa del femore sia ben centrata nella sua sede; questa manovra serve per diagnosticare precocemente la displasia congenita dell’anca, una malformazione che se è sospetta, viene ricontrollata dopo 15 giorni con un’ecografia.

 

8.       Controllo del peso: alla nascita il bambino viene pesato e nel corso della sua permanenza in ospedale viene controllato il calo fisiologico, cioè la normale perdita di peso dopo la nascita, dove in genere il bambino può arrivare a perdere fino al 10% del suo peso iniziale.

 

9.       Controllo della glicemia: la glicemia viene controllata per evitare che il piccolo vada incontro all’ipoglicemia neonatale; maggiore attenzione a questo parametro viene posta nei bambini con fattori di rischio tra cui la prematurità, diabete materno, bambini con basso peso alla nascita.

Laureata in ostetricia, ha un master universitario di primo livello: risponde a tutti i vostri dubbi su gravidanza, allattamento e cura del bambino.

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Salute

Difficoltà nel camminare, correre, saltare, alzarsi? Riconosci i sintomi della Duchenne

Difficoltà nel camminare, correre, saltare, alzarsi, stare al passo con gli altri bambini? Riconosci i sintomi della Duchenne, intervieni in tempo.

 

L’attenzione è la prima forma d’amore. Soprattutto quando si parla di salute, proprio dalla famiglia spesso arriva la segnalazione di un problema, perché si ha il ‘sentore’ che qualcosa forse non va per il verso giusto. La campagna “Fai tu il primo passo” è rivolta principalmente alla famiglia: alle mamme, ai papà, ai nonni, agli insegnanti e a tutte le figure impegnate nell’accudimento dei bambini. Obiettivo della campagna, con il supporto non condizionato di PTC Therapeutics, è aiutare genitori e familiari a migliorare la conoscenza sulla Distrofia di Duchenne, una malattia genetica rara grave, poco nota, in cui la capacità di riconoscere i primi sintomi fa davvero la differenza sul progredire della malattia. 

 

I segni e i sintomi della distrofia di Duchenne possono comparire già nella prima infanzia, intorno ai 16-18 mesi. I primi segnali possono includere difficoltà nell'imparare a sedersi autonomamente, difficoltà a stare in piedi, cadute frequenti e lo sviluppo tardivo della capacità di camminare. La Duchenne di solito diventa più evidente dall'età di due anni, presentando come aspetti principali ingrossamento anomalo del polpaccio, difficoltà a camminare, correre, saltare, alzarsi, stare al passo con gli altri bambini. Dato che la malattia colpisce per primi i muscoli profondi delle cosce e delle anche, il bambino presenta un’andatura dondolante, tende a camminare sulle punte, ha difficoltà a rialzarsi da terra, a saltare, a salire le scale. Se si ha il sospetto che il proprio bambino abbia la distrofia di Duchenne, è possibile accertarlo con un semplice esame del sangue chiamato creatina chinasi.

 

Essere consapevoli di queste caratteristiche può essere utile per ottenere una diagnosi precoce, che a sua volta porta a trattamenti e cure precoci che possono consentire ai ragazzi una gestione migliore della propria condizione. Rispetto ad anni fa, oggi si può fare moltissimo per la Duchenne ed è importante assistere i nostri bambini sin dai primi anni.

 

 

Salute

Biodify: respiriamo la salute!

Per migliorare la situazione di casa nostra, abbiamo deciso di affidarci a Biodify di Better Air, che punta al riequilibrio ambientale degli spazi interni, bilanciando il rapporto tra batteri benefici e batteri nocivi, ricostituendo così un micro-bioma sano, usando i probiotici.

 

Probiotici ambientali: di cosa si tratta?

 

Al di là dei classici probiotici, che possiamo assumete come integratori alimentari, esistono anche probiotici che possiamo respirare: il probiotico ambientale. Grazie alla tecnologia Enviro-Biotics™ utilizzata da BetterAir è possibile assumere quelli che comunemente chiamiamo fermenti semplicemente respirando l’aria che ci circonda. Questa tecnologia, oltre che estremamente efficace, risulta sicura al 100%, come dimostrato da più di 10 anni di ricerche effettuate nei laboratori israeliani specializzati in microbiologia. È questa la grande differenza tra Biodify e gli altri sistemi di purificazione dell’aria: invece di uccidere tutti i batteri, anche quelli buoni, si crea un ambiente equilibrato, con batteri benefici che consumano sostanze irritanti organiche come polline, acari della polvere, muffe e peli di animali domestici per supportare la nostra naturale capacità di protezione da tali sostanze irritanti.

I probiotici ambientali migliorano le difese immunitarie, riducono le sostante irritanti, potenziano le nostre difese e aiutano anche a gestire il problema dei cattivi odori. Infine arrivano anche dove altri non arrivano, come sui materassi e sui tappeti.

Dopo pochi giorni da quando abbiamo iniziato ad utilizzarlo, abbiamo già visto una serie di miglioramenti, sia a livello respiratorio che di pelle!

 

Paladin: provare prima di comprare!

Salute

Mononucleosi nei bambini

La mononucleosi nei bambini è una malattia particolarmente infettiva, spesso senza sintomi, che viene provocata da un virus della famiglia dei virus herpetici (l’Epstein Barr, o HBV) la cui diffusione avviene attraverso le goccioline di saliva emesse parlando. Oppure attraverso le bottiglie scambiate agli allenamenti o le merende scambiate a scuola. Senza dimenticare che i bambini non vanno baciati sulla bocca, né va permesso (orrore) che lo facciano i parenti. Insomma la mononucleosi è davvero difficile da evitare, se accanto ai nostri bambini c’è qualcuno che ha avuto la sfortuna di contrarla.

Mononucleosi bambini: Sintomi

L’incubazione della mononucleosi ha un’incubazione decisamente variabile: va dai 15 ai 45 giorni, e parte con quello che possiamo definire un malessere generale. Le tonsille crescono di dimensione e si coprono di placche, la febbre arriva e sale oltre i 38 gradi, i linfonodi cervicali ingrossano e  diventando dolenti. E’ molto difficile inghiottire, a causa della gola in pessimo stato. A volte, lo stesso aumento di volume coinvolge anche i linfonodi di inguine e ascelle. Ma è soprattutto la stanchezza, il sintomo più importante e debilitante. In molti casi compaiono anche rash cutaneo, ittero, sudorazioni intense specie di notte, perdita di peso, piccoli puntini rossi sul palato, rigonfiamento delle palpebre, e più raramente esantema come quello del morbillo.
Nella maggior parte dei casi, però, tutti questi sintomi non sono presenti e il quadro clinico di chi contrae la malattia si presenta simile a quello di una persona affetta da influenza o faringite.
 

 

 Mononucleosi nei bambini: bisogna preoccuparsi?

La mononucleosi nei bambini (a differenza degli adulti che spesso hanno complicazioni) di solito è un’infezione benigna che si risolve in una decina di giorni, grazie al sistema immunitario, e raramente l’infezione può dare complicanze. Infatti, l’ingrossamento dei linfonodi è proprio la spia che l’organismo reagisce all’aggressione del virus: al loro interno ci sono i linfociti B, globuli bianchi che, messi in allarme dall’arrivo dell’agente estraneo, si moltiplicano per arrestarne l’avanzata. A questo punto il sistema immunitario inizia a cercare di difendersi dalla mononucleosi producendo anticorpi per annientare il virus che, una volta superata la malattia, rimangono come memoria, regalando un’immunità permanente. Questo significa che una volta contratta, non potrà più tornare.

Mononucleosi nei bambini: come si cura

Tanto tanto risposo, per curare la mononucleosi nei bambini, mentre i farmaci sono davvero ridotti all’osso: si parte con il paracetamolo per abbassare la febbre e collutori antisettici per ridurre il mal di gola. E’ fondamentale aumentare l’idratazione dando da bere tanta acqua, perché una febbre alta può portare alla disidratazione, mentre è importante preferire cibi freschi e morbidi, che diano fastidio alla gola infiammata.

Mononucleosi nei bambini e milza

Qualche accortezza in più anche durante la convalescenza: la mononucleosi induce un ingrossamento della milza che, soprattutto tra gli adolescenti può essere importante. L’organo è perciò meno protetto e quindi si consiglia di evitare la pratica di sport che implicano un contrasto fisico (calcetto, per esempio) per almeno un mese dopo la guarigione: eventuali traumi possono provocarne la rottura”. 

 Mononucleosi nei bambini: quali esami effettuare

In genere la mononucleosi nei bambini viene diagnosticata in base ai sintomi: ma si possono aggiungere il tampone orofaringeo, ovvero il prelievo di un piccolo campione dell’essudato delle tonsille che identifica se l’agente in questione è un batterio (lo streptococco).

I Test specifici per la diagnosi di mononucleosi sono invece il monotest che scopre se ci sono anticorpi eterofili e, in caso di una sua negatività, è utile la ricerca nel sangue di anticorpi anti EBV: le IgM, indice di infezione recente che confermano che l’infezione è in atto e le IgG , indice di infezione pregressa che permangono per tutta la vita.

Come prevenire la mononucleosi nei bambini?

L’aspetto più importante ma anche complesso della mononucleosi resta senza dubbio quello della  prevenzione. A tal riguardo, è opportuno evitare il contatto (fisico o di oggetti) quando la malattia è conclamata. La mononucleosi si previene vivendo in ambienti puliti ma soprattutto rafforzando il proprio sistema immunitario. Proprio per questo è bene fare una regolare attività fisica, seguire una dieta equilibrata e bere molta acqua, integrando con la giusta dose di vitamine e minerali.

Salute

Bambini e paura dell'acqua: che fare?

Paura dell'acqua nei bambini: come dobbiamo comportarci? /

 

Da mamme, sappiamo che ogni bambino e a sè: è impossibile fare paragone tra fratelli, figuriamoci con altri bimbi. E può capitare che da una parte ci siano bambini che non uscirebbero mai dall'acqua e altri che invece non riescono ad avvicinarsi nemmeno sotto tortura.

 

Bambini e paura dell'acqua: che succede?

Cosa può portare alcuni bambini ad avere paura dell’acqua? La paura dell'acqua inizia in genere dopo l'anno, ma la fobia vera e propria compare intorno ai 5 anni, per poi scomparire gradatamente verso i 12 anni. Ma non parliamo solo di piscine e mare, ma di una vera e propria ansia nel momento in cui stanno per fare la doccia.

Il 3% dei bambini soffrono di questo problema, che per fortuna molto raramente resiste fino all’età adulta.I bambini vedono nell'acqua qualcosa di instabile, precario, difficile da gestire anche se sono lì presenti i genitori o gli educatori.

 

Bambini e paura dell'acqua: come si comportano i piccoli?

I bambini che hanno paura dell'acqua, al mare non vorranno nemmeno camminare sul bagnasciuga, mentre in piscina si terranno ben lontani dal bordo. Se la paura è costante e persiste, non dovete assolutamente considerarla un capriccio, ma una situazione da affrontare con serenità e partecipazione.

 

Bambini e paura dell'acqua: come aiutare i vostri piccoli?

Innanziutto trasmettete loro tanta tranquillità: non dovete essere nè arrabbiati nè delusi.  State loro sempre vicino, per dimostrare che in ogni attimo potrete essere lì ad aiutarlo. Soprattutto dovete procedere nella maniera più graduale possibile.

Iniziate bagnandogli le mani: la prima cosa da fare è abituare il bambino a sentire l'acqua sulle mani (una zona molto sensibile, perché ricca di terminazioni nervose). Quindi, partendo da una condizione in cui lui si sente sicuro, al mare, dove tocca, proviamo a mettergli le mani dentro l'acqua. Per stimolarlo, facciamolo pasticciare un po' con l'acqua.

Evitare schizzi e scherzi: anche se possono sembrare innocui, giochi troppo esuberanti possono scatenare ulteriore paura nel bambino già spaventato.

Cominciate con spazi più piccoli: molte volte a provocare la sensazione di paura non è solo l'acqua in sé, ma anche il disorientamento creato da un eccessivo spazio intorno, soprattutto al mare, con le onde. Per questo può essere utile incominciare a fargli prendere confidenza con l'acqua usando per esempio una piccola piscina gonfiabile, che può fornire al bambino l'impressione di tenere le cose "sotto controllo". Poi si può passare a una piscina vera e propria e infine provare con il mare.

Bambini e paura dell'acqua: quali sono le cause?

La paura dell'acqua, quasi certamente è una reazione legata a un'esperienza traumatica vissuta dal bebè: esperienza che, sul momento, può anche passare inosservata (può bastare uno schizzo fastidioso o una piccola sorsata ingerita inaspettatamente), ma che può ingenerare nel bambino una forma di rifiuto e di chiusura. A volte invece non c'è una causa precisa. Ciascun bambino ha i suoi ritmi e i suoi tempi che vanno rispettati.

 

Voi dovete solo accompagnarlo in questo percorso e avere tanta pazienza: e prima o poi il vostro piccolo diventerà uno straordinario pesciolino!