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Mastite: sintomi e rimedi

 

La mastite al seno è un' infezione batterica della mammella che talvolta insorge nella donna che allatta, può verificarsi anche al di fuori del contesto dell’allattamento, ma durante tale periodo della vita di una donna può palesarsi con maggiore frequenza.

 

MASTITE SENO E INGORGO MAMMARIO

 

La mastite può comparire come conseguenza di un ingorgo mammario, ossia l’ostruzione dei dotti galattofori (i sottili canalini attraverso cui il latte prodotto confluisce al capezzolo). L’ingorgo mammario è più frequente all’inizio dell’allattamento, quando il latte non riesce a defluire completamente dai dotti galattofori perché il bambino non succhia abbastanza o in modo corretto (cioè, che “non si attacca bene”). Il latte prodotto dalla ghiandola mammaria, quindi, tende a ristagnare all’interno del dotto e a formare coaguli che bloccano ulteriormente il flusso di altro latte. Il dotto otturato allora si infiamma e, al tatto, è possibile avvertire una massa dolorosa nella mammella. Spesso la neomamma è portata a confondere l’otturazione dei dotti per una forma di mastite, ma in realtà si tratta di un problema diverso. Infatti, l’ostruzione dei dotti non provoca febbre. Se, però, l’ingorgo mammario non viene curato adeguatamente, favorendo il deflusso del latte all’esterno, può dare origine alla mastite, in quanto il latte, molto zuccherino, diventa l’ambiente favorevole alla proliferazione dei germi che determinano l’infezione.

MASTITE SINTOMI

 

  • Dolore al seno

  • Gonfiore, calore e arrossamento del seno

  • Dolore e bruciore quando si allatta

  • Fuoriuscita di sangue dal capezzolo

  • Febbre superiore a 38°C

  • Malessere generale

 

Sintomi mastite: la mastite si presenta con sintomi caratteristici, come dolore, tensione e indurimento del seno interessato. La mammella appare turgida o leggermente nodulare alla palpazione. La pelle del seno appare arrossata e calda. Inoltre, il capezzolo può apparire retratto all'interno dell'areola. A questi segni si associano sintomi assimilabili alle sindromi influenzali, come febbre alta, brividi, perdita di appetito, malessere generale, debolezza e dolori muscolari. Gli ascessi mammari sono molto rari.


Cause della mastite

 

La causa principale di tale infezione è riconducibile ad una stasi del latte nei dotti galattofori, tale da provocare un ingorgo mammario, questo può accadere per varie ragioni, tra cui un cattivo attacco del neonato ed un non frequente attacco del bambino per cui il seno non viene svuotato a sufficienza.

Insieme a questo possono essere presenti sul seno materno delle ferite che potrebbero essere la porta di accesso a quei batteri responsabili dell’infezione stessa.

 

MASTITE IN ALLATTAMENTO

Purtroppo la Mastite è uno dei problemi che possono allontanare le mamme dall'allattamento al seno. Ma se affrontata con pazienza e nella maniera migliore, non deve scoraggiare.

Come curare la mastite?

 

  • Rivolgersi all’ostetrica in modo che possa aiutarti nel correggere il mal attacco del bimbo al seno;

  • Svuotare il seno regolarmente attaccando il bambino spesso , magari effettuando prima impacchi caldo-umidi per facilitare l’allattamento;

  • Bere molto e stare a riposo;

  • Evitare abiti e reggiseni aderenti fintanto che la situazione non sarà migliorata;

  • Rivolgersi al medico nelle situazioni più critiche in modo che possa prescrivere se necessario una cura antibiotica.

 

 

Purtroppo tale “inconveniente” può accadere durante il periodo dell’allattamento soprattutto con il primo figlio, ma mamme non vi dovete scoraggiare, la mastite si può curare e cosi da continuare questo scambio di nutrimento e amore con il vostro bambino.

 

MASTITE NON PUERPERALE

Per completezza d'informazione aggiungiamo che esiste anche una mastite slegata dall'allattamento.

Nel caso della mastite non puerperale le cause possono essere molteplici e dovute a svariati fattori, sia esterni che interni. Per prima cosa è importante non confondere la mastite con la mastodinia, un fastidio comune del seno (con indolenzimento e dolore diffuso), che si manifesta durante e dopo l'ovulazione. Nei casi più comuni, la mastite non puerperale può insorgere per una cattiva igiene personale oppure per l'utilizzo di reggiseni (in particolare quelli con ferretto) troppo stretti. Il sudore, infatti, favorisce il proliferare di batteri causa dell'infiammazione. Anche la posizione in cui si dorme la notte, che comprime il seno, o un forte stato di stress possono favorire il problema. Le ferite al seno e le ragadi rimangono comunque la causa principale di mastite, anche se non si allatta, specialmente nella fase della menopausa quando la pelle è più sottile e più sensibile. Nei casi più gravi può essere dovuta a diabete mellito, carcinomi o noduli.

 

 

Laureata in ostetricia, ha un master universitario di primo livello: risponde a tutti i vostri dubbi su gravidanza, allattamento e cura del bambino.

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Cose da mamme

Maternità e lavoro: cosa dice la legge?

 

Diventare mamma per una donna che lavora, significa spesso fare i conti con un futuro incerto. Eppure la Costituzione e lo Stato tutelano la maternità in maniera netta: l’articolo 37 della nostra Costituzione dice infatti “ le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Il secondo riferimento normativo che dobbiamo necessariamente richiamare è il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, ossia il D.Lgs. 151/2001. 

Ma quali sono nello specifico questi aiuti e queste tutele? Ho cercato di riassumerli tutti.

Diritti delle mamme: cosa dice il Testo Unico D.Lgs. 151/2001

Il D.Lgs 151/2001 detta una serie di norme che riguardano la gravidanza e i primi mesi di vita del figlio: ovviamente queste tutele sono valide sia per i figli naturali che per quelli adottivi.

Il  Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, recante il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53, oltre a dettare disposizioni in ordine alle assenze legittime dal lavoro, retribuite o meno, in capo alla lavoratrice ed al lavoratore aventi diritto, prevede una serie di ulteriori disposizioni poste a tutela dei soggetti, specialmente con riferimento al rapporto ed  alle condizioni di lavoro, nonché al mantenimento del relativo posto.

 

1Diritti della mamme: il Divieto di licenziamento

Nessuna donna può essere licenziata dal momento dell’accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di vita del figlio. Ci sono però delle deroghe: se c’è colpa grave da parte della lavoratrice, oppure se l’azienda chiude, se il periodo di prova non è stato positivo o se si trattava di un contratto a tempo determinato e ne sono scaduti i termini. Ma se il licenziamento avviene per altre cause rispetto a queste, deve considerarsi nullo ad ogni effetto di legge, con relativa sanzione amministrativa da euro 1032,91 ad euro 2582,28 . Non si può essere licenziate nemmeno se si chiede la fruizione del congedo parentale o per malattia del figlio da parte dei genitori lavoratori. E se si viene costrette a licenziarsi? La domanda di dimissioni volontarie da parte della lavoratrice durante la gravidanza, ovvero da parte dei genitori lavoratori dalla nascita e fino al primo anno di vita del figlio, è assoggettata alla convalida da parte dell’Ispettorato del Lavoro competente per territorio. (Questa è la teoria: poi purtroppo se ti rendono la vita così impossibile da non poter continuare a fare il tuo lavoro, non c’è Ispettorato del Lavoro che tenga).

 

Diritti delle mamme: Divieto di discriminazione

Nessun datore di lavoro, dice l’art. 3 del Testo Unico, può perpetrare qualsiasi forma di discriminazione nei confronti dei lavoratori fondato sul sesso, sullo status matrimoniale e su quello del nucleo familiare con riferimento all’accesso al lavoro, alla formazione ed all’aggiornamento e perfezionamento professionale, nonché alla retribuzione, alle qualifiche, alle mansioni ed alla progressione di carriera, giuridica ed economica. In teoria nessuno dovrebbe giudicare la vostra capacità lavorativa dal numero dei figli. Poi c’è la pratica: e la prima domanda che ti fanno è…ma poi chi ti tiene i bambini? Ti assenterai tanto?

 

    Diritti delle mamme: Divieto di lavoro notturno

Dall’inizio della gravidanza e fino a che il bambino non ha compiuto un anno, le donne hanno diritto a non fare i turni tra mezzanotte e le sei del mattino. A tale divieto, definito dalla normativa in parola come “assoluto”, si aggiunge la facoltà, per la lavoratrice, di ottenere, a richiesta con accoglimento automatico, l’esonero dal lavoro notturno se madre di bambino di età non superiore a tre anni, o se è l’unca affidataria di minore convivente di anni 12 o, infine, se reca a proprio carico un qualsiasi familiare portatore di handicap grave .

 

Diritti delle mamme: I Permessi per controlli prenatali

Ogni volta che andate a fare una visita in gravidanza, si tratta di un’assenza legittima, e ci sono permessi orari retribuiti, a condizione che gli stessi debbano essere eseguiti esclusivamente durante l’orario di lavoro. Sarà necessario poi portare al lavoro la documentazione che attesta che si è andate effettivamente a fare la visita: i permessi devono comprendere anche il tempo dello spostamento in macchina.

Diritti delle mamme: Assegnazione temporanea in un’altra sede di lavoro

Le lavoratrici e i lavoratori del settore pubblico possono chiedere, se hanno figli con meno di tre anni, l’assegnazione temporanea per un periodo di tempo non superiore a tre anni, ad una sede di servizio sita nella stessa provincia o regione in cui l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, a condizione che esista un posto vacante e di pari livello retributivo nella sede di destinazione, e vi sia il preventivo assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.

Diritti delle mamme: il congedo maternità

Si parla di congedo di maternità obbligatorio per un periodo di 5 mesi, quel tempo dei due mesi antecedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi. In questo periodo, la donna (dipendente) è obbligata all'astensione dal lavoro. Tale diritto è previsto anche alle madri adottive o affidatarie. 
Le lavoratrici dipendenti del settore privato, le lavoratrici autonome, le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata dell'Inps e, in qualche caso, alle madri che hanno cessato o sospeso l'attività lavorativa, godono dell'indennità di maternità durante il periodo del congedo obbligatorio. In alcuni casi, l'indennità è pari all'80%, in altri al 100% dell'ultimo stipendio. Per il congedo facoltativo, se applicabile, si prevede un'indennità del 30%.
Come si fa a richiedere il congedo di maternità e ricevere l'indennità?

  • elematicamente dal sito dell’Inps (www.inps.it - Servizi on line); 
  • al numero del Contact Center integrato indicato sul sito dell’Istituto previdenziale; 
  • tramite Patronati, attraverso i relativi servizi telematici.

La domanda telematica deve essere inviata prima dell’inizio del congedo di maternità e, in ogni caso, non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità.

 La lavoratrice è tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni dal parto con una delle modalità sopra indicate.

 Le lavoratrici autonome sono tenute, invece, a trasmettere la domanda telematica successivamente al parto.

 

 

Diritti delle mamme: Riposi giornalieri post partum, c.d. “per allattamento”

L’articolo 39 del D. Lgs. n. 151/2001 riconosce alla madre lavoratrice, entro il primo anni di vita del figlio, il diritto di poter beneficiare di due periodi quotidiani di astensione dal lavoro di un’ora ciascuno, al fine di provvedere al figlio (sono i cosiddetti riposi per allattamento, quale motivazione prevalente – ma non necessaria o assoluta – che determina la richiesta di tale beneficio).

La concessione di tali periodi, che possono essere fruiti anche cumulativamente, ma esclusivamente pro die, presuppone comunque, una durata della giornata lavorativa non inferiore alle sei ore; viceversa, è riconosciuta solamente un’ora quotidiana di riposo dal lavoro. Anche il padre può chiedere queste ore di riposo, se ad esempio la mamma è casalinga ( o come nel mio caso, avevo un part-time). Se avete avuto dei gemelli, questi periodi di riposo giornaliero sono raddoppiati (anche se indipendentemente dal numero dei nati), e le ore aggiuntive possono essere fruite dal padre lavoratore, anche contemporaneamente alla madre nonché nel caso in cui la madre si trovi in congedo parentale. Anche per i riposi orari giornalieri è previsto il prolungamento degli stessi (ed in tal caso sono definiti non riposi orari bensì permessi orari giornalieri), ma esclusivamente in alternativa al prolungamento del congedo parentale, nel caso in cui il minore sia portatore di handicap con connotazione di gravità. In tale specifico caso, i genitori possono fruire, sempre alternativamente, di due ore di permesso giornaliero interamente retribuito fino al terzo anno di vita del bambino.

I riposi per allattamento e i permessi orari non sono cumulabili, a meno che il piccolo non abbia una situazione di particolare gravità.

E’ invece consentita la fruizione, da parte di un genitore e ricorrendone le condizioni, sia dei riposi giornalieri per allattamento per un figlio, che dei permessi orari giornalieri per l’altro figlio.

Per ciò che concerne l’aspetto retributivo, i riposi giornalieri sono considerati ore lavorative, e pertanto concorrono al completamento dell’orario quotidiano di lavoro; conseguentemente, non incidono sulla retribuzione e sono computati nell’anzianità di servizio. Però questi riposi incidono sulle ferie e le riducono (come riducono anche la tredicesima)

Per i lavoratori del settore privato, l’indennità per riposo giornaliero è anticipata dal datore di lavoro, il quale successivamente la porta in conguaglio con i contributi da versare all’Istituto di Previdenza obbligatoria. Nel settore pubblico, invece, i pagamenti sono a carico dell’Amministrazione datrice di lavoro.

Cose da mamme Gravidanza

La cicatrice del cesareo

Per alcune è un brutto ricordo, per altre il sorriso più bello del mondo: parliamo della cicatrice che resta dopo un parto cesareo, risultato di quando il chirurgo incide le pareti di addome e utero per estrarre nostro figlio. Non va trascurata, anche se quasi fin da subito tutti i nostri pensieri saranno per nostro figlio, altrimenti può portare a tutta una serie di problemi.

 

Il taglio in genere si estende per 6-8 cm circa, in senso longitudinale cioè in corrispondenza della linea centrale dell'addome, partendo dalla pelvi o trasversale sopra al pube. Il primo tipo era molto più diffuso anni, fa, mentre ora, anche per questioni estetiche, il taglio cesareo resta sotto la linea bikini.

Dopo alcune settimane, la ferita chirurgica regredisce in maniera naturale. Nel tempo, se gestita con le dovute attenzioni, la cicatrice del cesareo si trasforma in un segno sottile, quasi impercettibile. Altre volte, ciò che resta del taglio può evolvere in un cheloide o dare origine ad altre problematiche.

Scalino cicatrice cesareo

La terminologia scalino da cesareo è comunemente usata per definire quella striscia di pelle più morbida che sovrasta la cicatrice del taglio della mamma che ha partorito chirurgicamente, e che si appoggia come una sorta di grembiule sul ventre. Ovviamente si noterà nelle donne in modo differente a seconda di fattori quali la conformazione fisica, l’incisione operatoria, e la cura post parto.

Questo gradino resterà nella maggior pare dei casi a vita sul corpo di una mamma che ha dato alla luce il suo figliolo in questo modo, determinando così una delle principali differenza fra la pancia di chi ha fatto un naturale e chi un cesareo. Per alcune donne, specie per quelle più in carne è antiestetico, per altre, soprattutto se è andato tutto tranquillamente, non è un problema pure perché la peluria pubica tende a coprire la cicatrice.

Cicatrice cesareo cheloide

I cheloidi legati alla cicatrice cesareo, sono lesioni cicatriziali che crescono oltre il confine di una lesione cutanea come può essere appunto la cicatrice di un’operazione. Alla vista sono cicatrici rosse ipertrofiche.I cheloidi sviluppano una cicatrice molto più ampia ed estesa rispetto al danno d'origine rappresentano il risultato di un'eccessiva ed esagerata crescita di tessuto di granulazione che origina ai margini di una ferita.

Cicatrice cesareo gonfia

Datevi almeno sei settimane di tempo di guarigione e anche se all’inizio la cicatrice sarà ancora un po’ arrossata, ciò è del tutto normale. Il colore persisterà per circa sei mesi prima di svanire e trasformarsi in una linea biancastra meno evidente.

Cicatrice cesareo rossa

Pruriti e arrossamenti forti in sede di ferita invece possono essere causati da una lieve allergia al disinfettante, al cerotto o alle garze utilizzate, mentre un prurito senza arrossamento che insorge dopo giorni è la norma risposta della pelle al processo di cicatrizzazione.

Taglio cesareo e istmocele

Un insolito sanguinamento tra una mestruazione e l'altra: se questo evento si verifica e si mantiene nel tempo dopo uno o più parti avvenuti con taglio cesareo, la causa potrebbe essere un istmocele, un'alterazione dell'endometrio, il rivestimento interno dell'utero, proprio conseguente al cesareo. 

 

Oltre al disagio delle perdite e a eventuali dolori, questa condizione potrebbe comportare infertilità e complicazioni in caso di future gravidanze. Per fortuna, però, la si può risolvere o per via farmacologica, con la pillola, oppure con una isteroscopia, un piccolo intervento chirurgico svolto direttamente dall'interno della cavità uterina.

 

Per quanto riguarda le creme e pomate da taglio cesareo, non ci sono particolari prodotti da usare in questa fase perchè la cicatrice guarirà da sola e nel migliore dei modi; inoltre è meglio non usare creme e pomate durante l’allattamento. Dopo potrete usare un prodotto elasticizzante, come ad esempio Rilastil.

 

Cicatrice cesareo come curarla

La cicatrizzazione del taglio cesareo è un processo che può durare anche mesi a seconda della pelle di ogni donna.

Nei primi tempi la ferita dovrà essere disinfettata e medicata secondo le indicazioni del medico. Una volta rimarginata la ferita iniziano le fasi più delicate della gestione della cicatrice, in quanto la lenta cicatrizzazione in atto può essere migliorata usando prodotti che favoriscono il suo evolversi naturale in un segno sottile e impercettibile.

Tale fase è la più critica per le donne che tendono alla formazione di cheloidi perché prima si inizia a prendersene cura e migliore risulta essere l’aspetto della cicatrice.

La vitamina E idrata l’area cicatriziale e, come la calendula, favorisce la fisiologica rigenerazione dei tessuti. La camomilla, invece, ha un’azione antipruriginosa, lenitiva e antinfiammatoria benefica per la cicatrizzazione, che spesso è accompagnata da infiammazione e prurito. Infine, la lavanda e il rosmarino sono utili coadiuvanti grazie alla loro azione lenitiva e antisettica.


Cicatrice cesareo
liquido

Difatti, la sintomatologia delle infezioni varia proprio in base alla localizzazione e in base alla causa dell’ infezione stessa. Proprio in seguito al taglio cesareo (ma anche dopo episiorrafia, cioè la sutura del “taglio perineale” nel parto spontaneo) non sono poco frequenti le infezioni della ferita chirurgica.

Innanzitutto, si presenta eritema associato ad un incremento della consistenza dei tessuti intorno alla ferita con presenza di pus, infiammazione e febbre, dolore, calore localizzato. Tutto potrebbe prevedere e richiedere l’inserimento di un drenaggio per poter smaltire i liquidi o il pus formatisi.

Tra le varie tipologie di infezioni, quella da Clostridium potrebbe generare bolle, tessuto necrotico (in altre parole deteriorato) fino a segni sistemici e che coinvolgono tutto l’ organismo: dall’insufficienza renale, al collasso cardiovascolare e all’ emolisi.

Anche lo Streptococco emolitico del gruppo A comporta febbre al di sopra de 38 ° C, insufficienza vascolare, resistenza agli antibiotici.

 

Cicatrice cesareo olio

Una volta cicatrizzata la ferita e rimossi i punti, ci si può prendere cura della cicatrice del cesareo con massaggi con olio di rosa mosqueta, trattamenti osteopatici o di armonizzazione della cicatrice.

CICATRICE Taglio cesareo Infiammata

Altri problemi legati alla cicatrice cesareo sono la possibile formazione di infezione o infiammazione della cicatrice stessa: spesso infatti si assiste ad un rossore nella zona lesionata con una ipersensibilità della parte.

Molto spesso infatti si assiste anche ad una lesione dell’utero durante il parto: quando questo viene inciso per permettere la fuoriuscita del feto, quella parete diventa più debole e infatti una successiva gravidanza naturale risulta essere complicata (viene spesso sconsigliato di eseguire un parto naturale dopo aver avuto un taglio cesareo).
Con il divaricamento dei retti e un incisione della fascia addominale, non è raro riscontrare anche un problema di diastasi addominale cioè un allontanamento del piano muscolare con un indebolimento della parete addominale e con conseguente problematica sotto l’ottica viscerale.

Ricordiamo infine anche la possibile concomitanza con disturbi legati al pavimento pelvico (la cui riabilitazione deve essere SEMPRE eseguita da un fisioterapista specializzato in questo ambito) e alla vescica (incontinenza urinaria, dismenorrea, cistiti ricorrenti ecc).

Cose da mamme Gravidanza

Problemi intimi in gravidanza: ecco i più fastidiosi

La gravidanza è spesso uno stato fisico di grazia, un breve periodo in cui sentiamo il corpo rifiorire, pervaso di una energia meravigliosa. Ci sentiamo belle, piene di forza e vitalità (soprattutto durante il secondo trimestre) e vorremmo che questa fase non finisca mai.

Eppure, anche le gravidanze più impeccabili e perfette possono essere costellate di piccoli fastidi, risolvibili e senza conseguenze, che però in alcuni casi posso essere eliminati o addirittura prevenuti. Quali sono? Ecco i più frequenti!

Problemi intimi in gravidanza: infiammazione alle vie urinarie

Provocate spesso dall’Escherichia Coli (parliamo di ben l’80% dei casi) le infiammazioni delle vie urinarie hanno una serie di sintomi che non sempre è facile mettere insieme e ricollegare al medesimo problema. L’infiammazione alle vie urinarie infatti dà ovviamente bruciore durante la minzione, ma anche la necessità di andare molto spesso in bagno, nonostante poi si debba fare solo pochissima pipì. C’è un malessere generale e dolori durante i rapporti e a volte anche dolore sovrapubico.

 

Problemi intimi in gravidanza: Candida Albicans

La Candida è forse la più comune delle infezioni micotiche che possono colpire una donna, e purtroppo il rischio che si presenti in gravidanza è maggiore che negli altri periodi della vita. Anche in questo caso i sintomi sono bruciore e pruriti intimi , e sugli slip compariranno delle perdite color latte. Dovete fare attenzione alla Candida in gravidanza: perché se farete un parto vaginale, potete rischiare di trasmetterla a vostro figlio. Per questo motivo va affrontata appena di manifesta.

Problemi intimi in gravidanza: perdite vaginali abbondanti

 

Questo problema capita soprattutto nei primi mesi di gravidanza, e possiamo dare la colpa agli ormoni. Infatti a causa loro le pareti vaginali “trasudano” liquido, che possono creare situazioni di difficoltà a imbarazzo. Ma se si tratta di secrezioni senza odore e senza nessuna striatura di sangue, ma perfettamente limpide, potete stare tranquille, e magari aiutarvi a superare questo periodo lavandovi più spesso con un detergente a pH leggermente acido, cambiandovi altrettanto spesso e magari usando un mini assorbente.

Problemi intimi in gravidanza: la Batteriuria asintomatica

Anche questo tipo di infezione è causata nella maggior parte dei casi dall’Escherichia coli: solo che, a differenza di altre infezioni che sono fastidiose e basta, questa può essere pericolosa per una mamma in attesa. Infatti nel 45% delle donne in gravidanza può dare complicanze ma soprattutto aumentare le possibilità di un parto prematuro. Anche in questo caso i sintomi sono bruciore e urgenza di urinare. Va affrontata con una terapia antibiotica

La batteriuria asintomatica va diagnosticata prima possibile per avviare un’adeguata terapia antibiotica.

Problemi intimi: Vaginite batterica

Un ulteriore problema intimo che può manifestarsi in gravidanza è la vaginite batterica. Le perdite sono grigiastre e l’odoro è forte, a causa dei molti batteri concentrati nella vagina, e tra i sintomi troviamo anche un fastidioso prurito vaginale. Anche in questo caso possiamo andare incontro ad una serie di problemi importanti, come il rischio di rottura delle membrane e di aborto, nonché di parto prematuro. Consultate quindi il medico per ricevere una terapia antibiotica.

 

Problemi intimi in gravidanza: come prevenirli?

·         Sembra scontato dirlo, ma il primo modo di evitare i problemi di cui abbiamo parlato è avere una corretta igiene intima. Usate detergenti più naturali possibilmente di ottima qualità e pensati per la gravidanza, acqua tiepida e attenzione anche agli asciugami: i migliori sono senza dubbio quelli di lino.

·         Non dimenticate di fare le regolari visite dal ginecologo durante la gravidanza, anche in caso di problemi potrà senza dubbio aiutarvi.

·         Bevete almeno due litri e mezzo di acqua al giorno, perché aiuta a depurare tutto l’organismo e cercate di fare un minimo di attività fisica.

·         Attenzione anche ai vestiti: meglio sceglierli più ampi e meno attillati ed evitare le fibre sintetiche, soprattutto per quanto riguarda la biancheria intima.

           

In conclusione è necessario fare attenzione a tante piccole cose per evitare questi fastidiosi (anche se molto spesso innocui) problemi e vivere una gravidanza ancora più bella e serena

 

Cose da mamme Gravidanza

Placenta e anomalie correlate

Abbiamo parlato diverse volte della placenta, cioè quell’organo che fa da “casetta” al bambino fino al momento in cui non viene alla luce. In questo articolo ricordiamo perché è importante la placenta e quali sono le anomalie di cui essa a volte si fa carico.

La placenta è quell’organo a forma di disco ancorato all’utero tramite i villi coriali, che ha il compito di nutrire e proteggere il bambino durante la gravidanza.

Delle volte però accade che la placenta non presenti questa forma cosi definita, cosi come anche i villi coriali potrebbe penetrare nell’utero non nel modo corretto; vediamo allora quali sono queste anomalie a cui quest’ organo va incontro.

 

PLACENTA: COS'è E COME FUNZIONA

PLACENTA:        Anomalie nella posizione

o   Placenta previa: la placenta di posiziona completamente sopra l’orifizio uterino (placenta previa centrale) o nelle sue vicinanze (placenta previa marginale e placenta previa laterale), viene diagnosticata attraverso l’ecografia ed è importante tenerla sotto controllo perché può dare perdite di sangue anche importanti durante la gravidanza, in questo è ovviamente sconsigliato il parto vaginale. Solitamente si ha quando la donna ha già avuto gravidanze multiple, ha subito interventi locali, ha più di 35 anni. La sintomatologia è caratterizzata da dolori in prossimità delle ovaie o nella pelvi, emorragie vaginali durante il corso della gravidanza – in prevalenza nei primi 3 mesi –

 

FLUSSIMETRIA: IL CONTROLLO DURANTE LA GRAVIDANZA

·         Placenta: Anomalie nella forma

o   Placenta bilobata: invece che un unico pezzo, la placenta è divisa in due sezioni di dimensioni diversa e collocate in posizione diversa all’interno dell’utero con il cordone presente in tutti e due i lobi. 

o   Placenta bipartita: in cui il cordone è solo su uno dei due lobi.

o   Placenta multilobata: dove la placenta è divisa in più di due sezioni che comunicano tra loro tramite dei vada sanguigni e nel lobo principale, si trova inserito il cordone.

 

SVILUPPO FETALE: IL SECONDO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

 

          Placenta: Anomalie nell'ancoraggio

 

o   Placenta accreta: è una placenta che si attacca con forza e profondità alle pareti dell’utero, è difficile che questo tipo di placenta si stacchi in modo autonomo dall’utero dopo il parto e si alza il rischio di sanguinamenti.   A causa di questa aderenza, il distacco è quasi impossibile, ma ciò non esclude la possibilità di un’emorragia, anzi le probabilità sono più alte. Inoltre può portare facilmente a problemi di coagulazione e può venire a seguito di un intervento chirurgico, anche un semplice precedente taglio cesareo.

o   Placenta increta: la profondità con cui la placenta si attacca aumenta arrivando fino al miometrio. Può avvenire dopo il parto e la soluzione si trova chirurgicamente.

o   Placenta percreta: l’aderenza è massima i villi invadono il peritoneo.

 

·           Placenta: Anomalie nel diametro

o   Placenta membranacea: varia la forma della placenta, essa si espande e va ad occupare parzialmente o totalmente la parte uterina, anche in questo cado il rischio di emorragie è elevat, sia prima che dopo il parto, e può degenerare in placenta previa, si ha una diminuzione della crescita intra-uterina.

 

Purtroppo la prevenzione riguardante la formazione di anomalie della placenta non sembra sussistere, ad ogni modo è importante seguire sempre uno stile di vita sano, una dieta corretta, non fumare, limitando gli eccessi e forti stress. Alcune volte queste anomalie vengono diagnosticate prima, il che permette di organizzare un adeguata assistenza per prevenire complicanze legate alla patologia in questione.

 

 

COSE ASSURDE CHE CERTE MAMME FANNO CON LA PLACENTA