string(19) "545,542,541,540,538"

Fertilità: scegliamo di scegliere!

(Comunicato stampa!)

 

Avvicinare le ragazze e i ragazzi a temi di rilevanza medica e sociale utilizzando il loro linguaggio e intercettando i canali sui quali quotidianamente si informano ed interagiscono, ossia la rete e i social media: sono i presupposti su cui si basa la campagna di comunicazione #ideefertili promossa da Sifes – Società Italiana di Fertilità e Sterilità, per sensibilizzare i più giovani sulle tematiche afferenti alla salute riproduttiva, all’infertilità e alla sterilità.

 

Sono tre i video animati che vedono come protagonisti Giulia e Luca, alle prese con le problematiche della crescita, dal lavoro all’indipendenza alle relazioni affettive e sessuali, interpretate con sguardo ironico e ritmo vivace. La voce fuori campo interagisce con i due cartoons passando in rassegna alcune delle principali malattie sessualmente trasmissibili che, se non correttamente affrontate con la giusta prevenzione, possono portare all’infertilità.

 

Ecco allora che il preservativo diventa un mezzo efficace non solo per evitare gravidanze indesiderata, ma anche per proteggere nel modo più corretto la propria salute riproduttiva, qualora in futuro si desideri diventare genitori. Il video si chiude con il claim che accompagna tutta la campagna di comunicazione: “Qualunque sia la tua idea di futuro, scegli di scegliere”, un messaggio scevro da qualsiasi giudizio, moralismo o costrizione sociale, che vuole porsi come strumento di consapevolezza per i più giovani, al fine di vivere al meglio la propria sessualità attraverso la corretta conoscenza. Il video verrà trasmesso sui canali social di #ideefertili, da YouTube a Instagram a Facebook, che in questi mesi dal lancio della campagna a inizio giugno hanno visto aumentare in modo costante le interazioni e gli engagement: moltissime le domande rivolte dagli utenti, a dimostrazione di un gap di informazione evidente.

 

D’altra parte la stessa indagine “I giovani e la fertilità”, condotta da Sifes a inizio 2017 su un campione di ragazze e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 25 anni, aveva rilevato una certa confusione ed approssimazione circa le tematiche afferenti a fertilità e sterilità, figlia di un’informazione reperita soprattutto dalla rete, in assenza di altre fonti – dalla famiglia alla scuola – che si mostrano più deboli se non assenti. Di qui la scelta di Sifes di approcciare i più giovani attraverso gli strumenti con i quali hanno una maggior familiarità, raggiungendoli nei luoghi di aggregazione sia virtuali che reali (non ultima la partecipazione lo scorso 9 settembre al Beautiful Festival di Bologna, dedicato alla Generazione Z e ai suoi idoli), e coinvolgendo direttamente alcuni degli influencers più seguiti: i Soldi Spicci, duo comico palermitano da oltre un milione di followers su YouTube, ha realizzato un video per Sifes dal titolo “Sesso a 20 vs sesso a 30 anni” che ha realizzato in due settimane circa tre milioni di visualizzazioni.

 

Gli altri due video animati saranno lanciati sui social Sifes nelle prossime settimane, continuando a fornire un’informazione divertente, leggera ma scientificamente corretta e tentando di accendere l’attenzione su tematiche di importante rilevanza sociale come il trend negativo dei tassi di fertilità nel nostro paese e in Occidente, puntando sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione fin dalla giovane e giovanissima età. “Come Società Scientifica – spiega il Presidente Borini - sentiamo il dovere di impegnarci nella divulgazione di contenuti corretti, attraverso un’informazione senza pregiudizi né costrizioni sociali, per consentire a tutti di esercitare la propria libertà di scelta nel futuro. Dobbiamo passare dal concetto del trattamento della sterilità al concetto della protezione della fertilità. Affrontare queste tematiche fa parte del processo di conoscenza e rispetto di se stessi, per vivere pienamente la propria sessualità”.

 

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

S.I.F.E.S. e MR - Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione è la prima Società Scientifica che si occupa di fertilità, costituita nel 1965 con la specifica finalità di organizzare e promuovere le conoscenze nel campo della fertilità e del suo controllo sia in ambito medico sia in ambito sociale, in particolar modo per le classi più deboli della popolazione. Come Società Scientifica si pone l’obiettivo di stimolare la ricerca in tema di riproduzione umana; contribuire alla standardizzazione nazionale ed internazionale della terminologia inerente i problemi della riproduzione e delle procedure diagnostiche e terapeutiche; favorire - attraverso congressi, eventi e campagne informative - lo scambio di conoscenze, ricerche e di esperienze tra i soci, contribuendo alla corretta divulgazione delle stesse verso i cittadini

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

Ti potrebbe interessare

Salute

Balbuzie: affrontarla con il metodo dell'Istituto Vivavoce

Qualche mese fa ho partecipato al bellissimo evento dell'Istituto Vivavoce (che è il Centro d'Eccellenza per il trattamento rieducativo della balbuzie) che trattava appunto di questo problema, e mi ero sempre ripromessa di affrontarlo in maniera più approfondita.

 

Balbuzie: di cosa si tratta

Nota anche con i nomi di disartria funzionale o disfemia, la balbuzie non è altro che un disturbo del linguaggio che fa sì che chi ne soffre sia portato a ripetere sillabe o parole intere (se non addirittura frasi). Il balbuziente non riesce a parlare in modo fluente, ed è involontariamente vittima di blocchi o di pause che gli impediscono di esprimere ciò che intende dire, pur avendo già formulato a mente i concetti e i pensieri da esprimere.

Bambini e balbuzie cause

A differenza di ciò che si è portati generalmente a credere, non sono ancora note le cause che determinano l'insorgere della balbuzie nei bambini. Dal sito dell'Istituto Vivavoce riportiamo "L’ipotesi più accreditata è che nelle persone che balbettano il sistema di controllo di tipo feedforward, responsabile dei comandi motori per produrre accuratamente il suono sia intatto: le persone che balbettano sono coscienti dei suoni appropriati e necessari che si intende produrre ai fini dell’eloquio.
D’altro canto, se il sistema di feedback sia uditivo che somatosensoriale non fornisce il feedback appropriato, può risultarne un comando non propriamente accurato, in quanto il comando feedforward non è allineato perfettamente alle informazioni provenienti dal feedback.
In quest’ottica la balbuzie può riflettere una tendenza eccessiva a dipendere dalle informazioni provenienti dal sistema di feedback durante la produzione del linguaggio, le quali tendono a inviare un segnale di riavvio al sistema di controllo feedforward, che a sua volta cerca di correggere il suono re-inizializzando la sillaba corrente."

Balbuzie temporanea nei bambini quanto dura

A questo punto per i genitori di un bambino che soffre di balbuzie temporanea è più che normale domandarsi quanto sia destinata a durare. In effetti non si balbetta per sempre, ma ogni caso fa storia a sé. Nel caso in cui la balbuzie si prolunghi per più di un anno, il consiglio è quello di rivolgersi al pediatra, il quale a sua volta segnalerà a quali specialisti far riferimento: ciò è importante a maggior ragione se il problema ha effetti anche sulla vita sociale del bambino, inducendolo a chiudersi in sé stesso, a evitare di parlare e a isolarsi. Il disturbo, comunque, può regredire in modo spontaneo e naturale anche 3 o 4 anni dopo essere comparso. Prima si ottiene la diagnosi di uno specialista e prima si può intervenire.

Balbuzie bambini 3 anni

La balbuzie nei bambini di 3 anni ad esempio non deve suscitare particolari preoccupazioni, nel senso che nei piccoli al di sotto dei 4 anni è piuttosto normale che si verifichino delle ripetizioni e dei prolungamenti del parlato, anche in maniera fisiologica. Meglio non allarmarsi prima del previsto, dunque, anche per non trasmettere ansia ai piccoli: il suggerimento è quello di attendere per verificare se e come il disturbo si evolva o sparisca.

Balbuzie bambini 6 anni

Diverso è il discorso per un bambino di 6 o più anni che balbetta: in tale circostanza non è sbagliato consultare un medico. In un centro ospedaliero dedicato alla cura dei disturbi del linguaggio gli specialisti incaricati saranno in grado di inquadrare il problema nel migliore dei modi e di affrontarlo in modo tale che esso non si trasformi in un ostacolo per la vita di relazione del bambino. Un logopedista, un neurologo e uno psicologo sono i professionisti che possono essere coinvolti per scongiurare la presenza di disturbi più gravi. 

Balbuzie bambini quando intervenire

Quali sono, allora, le circostanze nelle quali è opportuno intervenire e attivarsi in modo concreto? Lo si deve fare nel caso in cui il bambino dimostri di essere a conoscenza del problema e consapevole delle difficoltà che lo stesso comporta: come detto, può succedere che la balbuzie inviti il piccolo a non voler parlare, magari per non essere preso in giro. Non solo: è opportuno non trascurare il problema anche in presenza di tremolii, di tic o di tensioni muscolari della bocca o della mandibola. Nel caso in cui in famiglia vi sia già chi ha palesato dei disturbi del linguaggio, poi, è consigliabile una segnalazione immediata al pediatra.

 Balbuzie: come affrontarla? Ce lo dice l'Istituto Vivavoce

 

Il metodo innovativo dell'Istituto Vivavoce, ovvero il Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), non agisce direttamente sulla voce ma ha l’obiettivo di riprendere il controllo motorio di tutte le parti legate alla fonazione (lingua, labbra, diaframma, etc.), lavorando sulle aree principalmente coinvolte nel problema. Si tratta do un cambiamento permanente di comportamento attraverso la pratica che va ad agire su tutti i livelli, dalla respirazione alla fonazione, dall'articolazione al comportamento.

 Ascoltare le storie di chi è riuscito ad affrontare questo problema, a riconquistare il proprio diritto di parola, aggiungo che è stato non solo importante ed educativo, ma anche commovente.

 

Ridare la parola a quanto pensavano di non riuscire più nemmeno ad ordinare un caffè al bar, è davvero un piccolo miracolo.

 

Salute

Quando nevica

“Non si preoccupi Signora, le condizioni di suo figlio …” cominciò il dottor Ercole. Luca tuttavia si era già perso, aveva altro da pensare lui: la scuola, gli amici e tutto il resto.
Riuscì a cogliere solo alcune parole: “Sindrome”, “Tic” e “Terapia”. In un primo momento non capì cosa volessero dire, ma non gli importava.


Era preoccupato per un’altra cosa. Cosa voleva quel dottore grassottello dai suoi genitori?
“Per oggi credo che possa bastare,” disse il dottore “potete prendere un altro appuntamento per il prossimo
mese”. Detto ciò Luca e i suoi genitori uscirono dalla clinica.
Una volta tornato a casa, Luca cominciò a riflettere sulle parole che aveva sentito. “Sindrome”, “Tic” e “Terapia”. Dopo un po’ riuscì a mettere insieme le parole, come i pezzi di un puzzle: doveva fare una terapia per la sindrome dei tic. “Non è
giusto!” pensò Luca “perché proprio io? Non potevano scegliere quel cattivone di Edoardo?”. Finito di pensare a questo andò a dormire. Era stata una giornata lunga.
Passò la notte e il sole sorse di nuovo.


Luca preparò il suo zaino e si incamminò verso la scuola. “Guarda chi è arrivato, il ragazzo maiale!” disse Edoardo una volta che Luca arrivò a scuola. Edoardo lo prendeva sempre in giro per i versi che faceva.
“Torna nel tuo porcile!” continuò il bullo, mettendosi a ridere assieme ai suoi amici. Luca si mise a piangere e urlò: “Non prendermi in giro! Io ho la sindrome dei tic!” ma questo non fece altro che accrescere le risate della banda dei bulli.
Anche quel giorno passò. Luca tornò a casa e anche quel giorno, si trovò a dover riflettere sulla sua diversità.


Passò molto tempo a pensare, ma alla fine arrivò a una conclusione:
“Nessuna persona è uguale a un’altra, siamo tutti diversi, come i fiocchi di neve. Edoardo non ha il diritto di
insultarmi solo perché faccio degli strani versi”. Consapevole di questo si mise a letto e in breve tempo si addormentò.
Passò un altro giorno e Luca andò a scuola. Edoardo lo insultò come sempre, ma Luca non ci fece caso.
Una volta in classe parlò alla maestra della sua diversità e lei ne parlò con tutta la classe. A un certo punto i
compagni di Luca alzarono la mano per prendere la parola. “Io ho troppa energia!” disse uno, “io ho le orecchie grosse!” disse un altro. Luca aveva ragione, siamo tutti diversi e, per una volta, si sentì felice in quell’immenso campo innevato.

 

 

(Edit: Matteo, l'autore di questo delicato e intelligente racconto,  soffre della Sindrome di Tourette e ha deciso di scrivere questo testo per spiegare alla sorellina più piccola cosa si prova ad essere diversi. E credo che nemmeno un adulto avrebbe potuto essere così chiaro.)

Salute

Come fare di un fallimento una rinascita

Circa un mese e mezzo fa ho intrapreso un percorso benessere chiamato “Bollicinerosa”: una strada fatta di alimentazione sana, movimento e tanti pensieri e input positivi che hanno iniziato a cambiare il mio atteggiamento verso me stessa.

 

Negli ultimi anni infatti mi sono molto lasciata andare, ho fatto del cibo il mio rifugio e la mia salute ne ha risentito. Ne ha risentito anche quel pizzico di fiducia che avevo in me stessa: ho smesso di comprarmi vestiti che tanto mi sarei vergognata a indossare, ho smesso di mettermi in costume al mare (a parte rarissime eccezioni): ho smesso di piacermi insomma.

Poi ho scoperto le Bollicine: che con la loro energia hanno iniziato a dare una scossa al mio modo di vivere.

 

Ho ricominciato a mangiare il giusto e in maniera sana, ho ricominciato a fare attività fisica e a dedicare tempo a me stessa. In poco tempo ho perso 7 chili: segno che la mia alimentazione era davvero un macello, e che il mio corpo aveva un bisogno disperato di questo scossone.

 

Poi sotto Natale, la crisi. I miei figli hanno preso l’influenza e ho iniziato a non dormire per occuparmi di loro, senza poter comunque riposarmi di giorno perché dovevo lavorare. Ho ricominciato a mangiare random e poi mi sono ammalata io, quindi l’allenamento è andato a farsi benedire. Invece di dirmi pace, tra qualche giorno si ricomincia, ho iniziato a sentirmi angosciata, piena di sensi di colpa e un completo fallimento.

Ma Antonella e le altre ragazze continuavano a chiedermi come stavo e a chiamarmi sulla chat: allora ho deciso di confessare il mio crollo. Ho scritto ad Antonella, le ho detto cos’è che non andava.

E lei mi ha risposto così “Dani, grazie innanzitutto per questo tuo messaggio e per la tua infinita sincerità con me ma soprattutto con te stessa.  Tu non puoi e non devi arrenderti e sai perché? Perché tu sei una donna forte, migliore di quello che pensi e io sono qui per aiutarti a vederlo! TU CE LA FAI! E io non ho nessun dubbio su questo ma proprio nessuno!

La vita è fatta di alti e bassi ed è giusto che sia così. Anche io ho i miei giorni no, anche io ho dei giorni in cui a rispettare le regole alimentari proprio non ce la faccio e cedo al cioccolato, e mica ne mangio poco!

Ma poi, noi donne, facciamo la differenza perché ci rialziamo, rialziamo il nostro sguardo e si torna a combattere per diventare la parte migliori di noi!

Per cui, FORZA, smettila di piangerti addosso e scusa se sono dura ma adesso, proprio adesso, è il momento in cui devi tirare fuori le unghie più del primo giorno e andare avanti!

3 mesi non sono niente Dani, ma proprio niente, ma ti cambiano la vita! Devi fidarti di me come io mi fido di te! TU CE LA FAI!

Hai fatto molto ma molto di più e hai fatto cose ben più toste, come un parto!

Rileggerti tra qualche tempo ti farà capire quanta forza hai avuto e ti darà ancora più coraggio per affrontare ogni altra sfida!

Devi solo crederci! Tu vali molto di più di quanto tu immagini!

TIFO PER TE DANI! Dimostra a te stessa quanto puoi essere cazzuta se lo vuoi! È il momento di farlo!

Ci rimettiamo a regime da lunedì? Ci stai? Ti godi questi tre giorni e ti coccoli all’infinito per essere carichissima lunedì?”

 

E volete sapere la cosa assurda? Io lunedì sono ripartita! So che ci vorrà un po’ di tempo per recuperare i progressi che avevo fatto e che ho perso, ma so che c’è chi ha fiducia in me.

E scoprirlo è stata una sensazione bellissima…Sembrava un fallimento: si sta rivelando una rinascita. E sono felice così!

Salute

Influenza nei bambini: cosa non sottovalutare

Sta per arrivare  la classica influenza di stagione: e secondo le cifre presentate in questi giorni saranno milioni gli italiani che entro gennaio mostreranno i sintomi dell’influenza. Ovviamente i più esposti, insieme agli anziani, sono i bambini: e tutti sappiamo quanto è importante fare attenzione con loro, ma anche con che facilità possono contrarla ad esempio a scuola, in una classe piena di bambini già raffreddati.

 

Torna la grande Influenza

Più aumenta il freddo e più le infezioni virali aumentano il loro giro di contagio. Soprattutto perché alcuni genitori non esitano a mandare i piccoli a scuola nonostante chiare avvisaglie di malattia.

Ma quali sono i sintomi influenza nei piccoli che non dobbiamo in nessun modo sottovalutare? Ovviamente variano in base all’età: più il bambino è piccolo è più una semplice influenza può rivelarsi rischiosa. Non solo: fino agli 8-9 anni i bambini sono molto più soggetti ad ammalarsi rispetto ai ragazzi più grandi e possono addirittura avere fino a 8-10 raffreddori all’anno.

Quali sintomi da non sottovalutare

Innanzitutto se il raffreddore è forte e vedete il bimbo meno attivo del solito, è il caso di tenerlo a casa. Una volta che i sintomi influenza si mostrano in maniera più chiara, chiamate subito il pediatra per avere indicazioni più precise.

 

Ci sono però dei sintomi che devono metterci sull’attenti e dobbiamo tenere assolutamente sotto controllo  e sono:

1.Febbre superiore ai 38 gradi. Attenzione perché nei bambini predisposti gli sbalzi febbrili potrebbero causare convulsioni.

2.Vomito. Se si superano i due episodi nelle 24 ore, richiamare il medico.

3.Difficoltà respiratorie.

4.Dolore addominale prolungato

5.Mucosa della bocca rossa e ulcerata

6.Eruzione cutanee e arrossamento della sclerotica.

7.Faringite.

Monitorate i bambini che hanno questi sintomi.

 

 

E non dimenticate che oltre a saper riconoscere i sintomi influenza nei vostri bambini, dovete insegnare loro ad avere la massima cura dell’igiene delle mani, per evitare il contagio della malattia. Saperle lavare bene soffermandosi per almeno 20 secondi su ogni mano, fare attenzione a non bere dal bicchiere del bambino raffreddato e non scambiarsi i fazzoletti, sono concetti che già i piccoli della Scuola materna possono essere in grado di comprendere e di applicare.