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La coppia finisce …e i figli?

L’amore non è sempre “per tutta la vita”. Ce lo dicono le statistiche e ce lo insegna l’esperienza. Tanti motivi possono portare una coppia a decidere di separarsi e se i partner sono anche genitori questa scelta sarà ancora più sofferta e complessa.

 

Al bimbo serve tempo per elaborare

 

Per un bambino spesso non è facile accettare che i genitori si separino e in genere è necessario del tempo per elaborare questo forte cambiamento. A seconda dell’età del bambino, di come i genitori gestiscono i conflitti e di tanti altri fattori la separazione può essere vissuta in diversi modi dai figli. In ogni caso gli adulti possono avere diverse attenzioni per rendere la separazione più “comprensibile” agli occhi dei bambini sin dal momento in cui si decide di metterli al corrente del fatto che mamma e papà non abiteranno più nella stessa casa.

 

E' necessaria la massima chiarezza

 

È importante che i genitori, una volta presa definitivamente questa decisione, spieghino ai figli quello che sta succedendo e cosa cambierà d’ora in poi. Il messaggio che deve arrivare ai figli deve essere chiaro e accompagnato da comportamenti congruenti. È importante non sconvolgere troppo i ritmi di vita (soprattutto con i più piccoli) e fare in modo che il bambino trascorra del tempo con entrambi i genitori. In questo modo arriverà ai figli il messaggio che questa nuova situazione è comunque sotto controllo. Ciò che confonde e mette in difficoltà il bambino, infatti, sono i cambiamenti improvvisi, le rotture brusche, i conflitti prolungati e l’assenza di regole.

 

Spiegare che l'amore nei loro confronti non cambierà

 

Per un adulto può sembrare scontato pensare che il rapporto con i figli non cambierà ma per un bambino non è così raro credere che ora che la mamma e il papà non si amano più anche lui sarà meno amato oppure che è per colpa sua se i genitori hanno litigato e deciso di lasciarsi. Per questo è importante rassicurare il bambino in merito a questi suoi timori, rispondere ad eventuali domande e lasciargli la possibilità di esprimere le sue paure e le sue emozioni. E’ sempre bene ribadirgli che sarà amato per sempre dai suoi genitori, che continueranno ad occuparsi di lui e ad essere presenti nei momenti importanti della sua vita.

Si sa che le separazioni serene sono ben poche, perlomeno nel primo periodo, e, anche quando la rabbia nei confronti dell’ex partner è forte, è fondamentale non trasmettere al bambino accuse, giudizi e sentimenti negativi riguardo l’altro genitore.

 

E' necessario separare l'essere coppia dall'essere genitori

 

In questi casi è molto difficile separare il piano della coppia da quello genitoriale ma uno dei compiti più difficili e nello stesso tempo più importanti dei genitori che si separano è proprio questo: evitare di coinvolgere, anche inconsapevolmente, i figli in dinamiche che non li riguardano direttamente. Il rischio che si corre è di “strumentalizzare” il bambino che potrebbe sentirsi in dovere di proteggere il genitore che vede più debole e di schierarsi con lui. Questo comporterebbe una responsabilità e un carico decisamente troppo pesanti per un bambino.

 

La separazione è una fase complessa del ciclo vitale della famiglia e come tale va affrontata ricordandosi sempre che, piuttosto che gli eventi critici in sé come possono essere il conflitto e la separazione, è il modo in cui li si affronta a fare la differenza sia per gli adulti che per i bambini.  

Silvia Luzi, psicologa e psicoterapeuta, propone articoli sulla maternità e su tutto ciò che gira intorno all’essere madre con l’obiettivo di chiarire dei dubbi, dare informazioni e soprattutto fornire degli spunti di riflessione.

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La famiglia di origine trasmette gli schemi relazionali

È la famiglia di origine a trasmetterli quotidianamente, profondamente ed implicitamente. Nel momento in cui si forma una coppia oltre all’incontro di due persone ci sarà l’incontro di due famiglie e di due mondi relazionali. Ogni famiglia ha una storia ed è difficile trovare delle dinamiche uguali per tutti ma si può provare a capire meglio cosa succede nelle relazioni tra i piani alti e quelli bassi dell’albero genealogico.

 

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Arrivano i bambini: ecco ulteriori cambiamenti

Man mano che la famiglia cresce e nascono dei bambini cambiano inevitabilmente gli equilibri in tutti i piani generazionali ed è responsabilità di ciascuno cercare di rinegoziare le relazioni. Quali sono i compiti che la nuova coppia è chiamata a svolgere per “prevenire” incomprensioni e scontri con i piani superiori?

Costruire una solida identità di coppia è un fattore protettivo nei confronti di ingerenze e invasioni di campo da parte dei rispettivi genitori. Questo processo è facilitato quando i due partner sono riusciti a differenziarsi dalle rispettive famiglie, il che non significa un distacco o rinnegare il passato ma una relativa consapevolezza delle dinamiche familiari e di quale è stato il proprio ruolo. Non necessariamente nella coppia si deve riproporre ciò che si è stati in famiglia né comportarsi a prescindere in maniera opposta. È importante soffermarsi e capire cosa davvero ci appartiene e cosa non sentiamo più parte di noi e può essere abbandonato senza sensi di colpa, di rivalsa o di competizione.

 

In questo modo la coppia riuscirà a porre con la precedente generazione dei confini chiari e flessibili in base alla fase di vita che si sta attraversando. Questo è ancora più importante con l’arrivo dei figli. Spesso è proprio in questa fase che vengono fuori i dissapori e le incomprensioni e riuscire a rinegoziare la relazione con le proprie famiglie è un compito importante per i neo genitori al fine di evitare contrasti che a lungo possono portare ad un deterioramento dei rapporti familiari rischiando, così, di perdere il supporto e le risorse di cui, invece, queste relazioni sono ricche.

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I primi distacchi

 

 

Settembre.

Tempo di nuovi inizi, tempo di primi giorni di scuola, di sguardi emozionati ed incerti, di nuovi incontri. Il primo giorno di scuola materna è un evento importante nella vita delle famiglia. Si prepara con cura, si compra lo zainetto e il grembiule, si fa la foto di rito. All’emozione di accompagnare il bambino all’asilo si affianca, inevitabilmente, un po’ di timore per come questo vivrà il momento del distacco. Piangerà? Come si troverà nel nuovo ambiente? Le educatrici sapranno come comportarsi?

 

Queste ed altre domande compaiono nella mente del genitore. L’atteggiamento con il quale si vive questa importante tappa condizionerà il comportamento del bambino al momento del distacco. La mamma è una mediatrice tra l’ambiente domestico e quello scolastico. La procedura dell’inserimento ha proprio lo scopo di far si che l’entrata a scuola sia graduale. I due ambienti sono molto diversi e per il bambino si tratta di un cambiamento fondamentale.

 

Si passa da una dimensione di intimità ed esclusività ad una di socialità ed estrema condivisione. Ora il bambino si trova a rispettare dei turni, ad essere più autonomo, a dividere le attenzioni degli adulti con molti altri bambini. Anche per la mamma il temporaneo distacco non è facile ed è importante non lasciarsi trasportare dalla preoccupazione che il bambino non si trovi bene o che per lui questo passaggio sia troppo doloroso. La sicurezza e la serenità del genitore sono presupposti necessari per vivere al meglio questa fase di transizione. Se la mamma ha fiducia che suo figlio sarà in grado di stare in un ambiente nuovo anche il bambino sentirà questa fiducia e tollererà l’assenza materna.

 

Questa assenza non deve mai essere negata o mascherata. È importante che il bambino saluti la mamma che lo lascerà promettendogli che tra poco tempo tornerà e nel frattempo lui può stare tranquillo. Purtroppo è ancora diffusa l’opinione comune per cui è meglio allontanarsi quando il bimbo non se ne accorge. In realtà questa non è una buona pratica, il bambino non capirà come mai all’improvviso si è trovato solo e potrebbe temere che la mamma non tornerà. Le bugie non sono mai delle buone strategie, neanche con i bambini.

 

Se il bambino piange è importante non ignorarlo o sminuirlo ma accoglierlo e comprenderlo in questa sua più che comprensibile difficoltà. Alcune mamme possono sentirsi in colpa ma questo sentimento si allontanerà se si pensa che l’asilo è una prima tappa fondamentale per lo sviluppo dell’autonomia e della socialità del bambino. Il fatto che per lui sia difficile allontanarsi dalla figura di riferimento principale non significa che non sarà in grado di fidarsi di altre figure e di trovare piacere nelle attività con i coetanei. Imparerà a fidarsi delle educatrici, ad interagire in un gruppo, ad aspettare e, a volte, a vedere frustrati alcuni suoi desideri. Tutto ciò è preziosissimo per il suo sviluppo ma è un processo che richiede tempo e soprattutto un tempo che non è uguale per ogni bambino. 

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Una nuova relazione dopo la separazione: come affrontarla con i figli

 

Dopo la chiusura di una relazione sembra quasi impossibile riuscire a ritrovare la serenità. Occorre del tempo ma può accadere di trovarsi bene con un’altra persona e di ricominciare a pensare ad un nuovo progetto di vita. Tuttavia, per una donna che ha avuto dei figli dalla precedente relazione, può subentrare una nuova preoccupazione: come la prenderanno loro l’entrata in scena di un nuovo compagno?

 

Una mamma deve sentirsi realizzata anche a livello di coppia

 

La situazione è senza dubbio complessa e delicata ma non per questo una donna deve sentirsi costretta a rinunciare a questo nuovo progetto. Continuare ad occuparsi del proprio benessere e dei propri desideri non toglie qualcosa ai figli anzi permette alla mamma di essere più serena e realizzata e di poter così prendersi cura di loro nel migliore dei modi. Ogni situazione è particolare e le variabili che entrano in gioco sono diverse: da quanto tempo è finita la relazione precedente, quanti anni hanno i bambini, se si decide di convivere o meno, se il nuovo compagno ha a sua volta dei figli. Sicuramente è importante fermarsi a valutare il tipo di relazione in cui si è coinvolte e decidere di presentare il nuovo compagno ai figli solo se è un rapporto stabile e caratterizzato da obiettivi comuni. Inoltre un’ altra direttiva che indicativamente è bene seguire in tutte le situazioni è rispettare una certa gradualità nella conoscenza di questa nuova persona e nell’inevitabile cambiamento delle abitudini quotidiane della famiglia, già fortemente modificate dalla precedente separazione. In questo modo verranno rispettati i tempi di tutti, piccoli e grandi.

 

Ostilità nei confronti del nuovo compagno

 

 

È possibile che ci sia un po’ di ostilità nei confronti del nuovo compagno soprattutto da parte dei bambini più grandi o degli adolescenti. In pratica si sta mettendo su una nuova famiglia ed il processo di cambiamento richiede un certo tempo ed, inevitabilmente, presenta delle fasi di crisi che, se affrontate, saranno una possibilità di crescita per tutti. Per ogni membro della famiglia non sarà facile ed immediato adattarsi ai nuovi ruoli e alle nuove dinamiche. Il nuovo compagno sarà comunque un importante punto di riferimento adulto per i bambini che non andrà a sostituirsi al genitore biologico ma, anzi, sarà un supporto per entrambi i genitori che comunque continueranno a collaborare. In realtà il “successo” di una nuova famiglia ricomposta dipende in gran parte da come è stata elaborata dagli adulti la separazione e, di conseguenza, da come è stata trasmessa ai piccoli.

 

Nuovi compagni come risorse importanti

 

La separazione per i figli è un evento forte che, a volte, difficilmente riescono a spiegarsi e del quale possono sentirsi anche colpevoli. Sono i genitori i veri responsabili di come questo delicato momento della vita viene vissuto anche dai bambini. Se gli adulti per primi sentono ancora dei sentimenti contrastanti verso l’ex-coniuge o provano ancora rancore forse è il caso di aspettare altro tempo prima di coinvolgere anche i figli in una nuova relazione. Nel momento in cui i figli sanno, e gli viene anche dimostrato, che i genitori non vivono più insieme ma continueranno sempre ad esserci nella loro vita, i nuovi arrivati (da entrambe le parti) non saranno vissuti come degli intrusi o delle minacce ai vecchi legami. In realtà i nuovi compagni diventano delle risorse sui quali fare affidamento e con i quali potersi confrontare sia per i figli che per i genitori.  

Relazioni e famiglia

Quattro mamme...cento mamme

 

 

Il susseguirsi di format televisivi simili ai reality show, per quanto si cerca di starne lontani, ci ha abituato ad entrare nelle case degli sconosciuti. Non ci si sorprende più di niente di quello che si vede in tv . È diventato normale entrare nelle giornate delle persone e per quanto sia chiaramente discutibile la veridicità e l’autenticità di quello che si vede, la vita quotidiana riscuote sempre un certo successo.

 

Se ci si identifica o, al contrario, ci si differenzia poco importa, tutto sta nell’inevitabile confronto tra la nostra vita quotidiana e quella di altre persone anche se poi si sa bene che quello che viene mostrato non corrisponde alla verità ma viene in qualche modo enfatizzato nei suoi aspetti positivi e negativi.

 

Nonostante ciò la pubblicità di un nuovo programma mi ha in qualche modo incuriosito e nello stesso tempo un po' turbato. “4 mamme” è un programma che ricalca trasmissioni televisive già note ma l’idea di mettere delle mamme sul ring pronte a giudicarsi senza alcun freno mi rendeva alquanto perplessa. Il giudizio di per sé è sterile e spesso lascia emergere il peggio di chi giudica, le sue paure e i suoi pregiudizi ed è veramente poco utile per chi viene giudicato che, spesso, non può far altro che difendersi.

 

Ancor più tra mamme dove, si sa, la battaglia spesso è già agguerrita anche quando non viene chiesto esplicitamente di giudicare il fare delle altre. Mi è sembrato decisamente esagerato che la tv entrasse in un campo così intimo e delicato quale quello della maternità.

Stavolta non c’è un’esperta che da consigli, o meglio c’è ma ha un ruolo del tutto marginale, le protagoniste sono le mamme, tutte alla pari, ognuna con la sua filosofia dell’essere mamma. In ogni puntata si fronteggiano madri completamente diverse tra loro, più o meno giovani, più o meno benestanti, più o meno in carriera, con uno o più figli, in coppia o separate. Ognuna trascorre con i figli l’intera giornata e le altre danno un voto generale e commentano dei momenti specifici (gioco, nanna e pappa). La mamma che vince potrà realizzare un desiderio dei suoi figli.

 

Le mamme osservano, criticano, fanno apprezzamenti, si confrontano. I toni inizialmente sono abbastanza aspri. Certi comportamenti vengono condannati senza margine di recupero (“non si mangia sul divano”, “non si dorme nel letto dei genitori”, “non si porta il pc a tavola”) ma poi c’è sempre un modo per recuperare gli “errori”. Le coccole vincono sulle regole non rispettate, la dolcezza compensa qualche concessione di troppo, le pungenti critiche sfociano quasi sempre in teneri incoraggiamenti.

 

 

Come se anche le famose esigenze televisive si piegassero di fronte al mestiere più difficile del mondo. Si lascia da parte l’astio e il litigio facile, tanto caro al gusto trash degli ultimi anni della nostra tv e alla fine ci si saluta in armonia e con degli insegnamenti in più tratti dalla vita delle altre che magari sfiorano il buonismo ma di fatto fanno emergere le risorse di ogni mamma.

 

Per quanto possa rappresentare una tentazione giudicare l’operato altrui, soprattutto per sentirsi rassicurate del proprio, alla fine la condizione di donne e madri pone tutte sullo stesso livello a prescindere dall’estrazione sociale, dall’età e dallo stile di vita: ogni mamma ama, lotta, ha dei dubbi, prova e a volte sbaglia. Alla fine il messaggio che emerge è quello che le mamme sanno già benissimo da sole. Non c’è un unico modo di essere mamma e soprattutto non c’è un modo perfetto di esserlo ma ognuna lo è a suo modo, con la sua storia, con le sue debolezze e i suoi punti di forza.