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Care mamme, impariamo a delegare!

Essere mamme oggi richiede una capacità organizzativa che farebbe impallidire il direttore generale di una grande azienda. Riuscire, in un’unica giornata, a incastrare il lavoro, la cura dei figli, quella della casa e persino qualche ora di sonno, a volte sembra davvero un’impresa impossibile. E tutto questo perché tante di noi (ed io per prima) abbiamo una gravissima malattia: non sappiamo delegare.

Proviamo a pensarci: è giusto che sul lavoro siamo sempre quelle che escono per ultime dall’ufficio e a cui tutti si rivolgono per ogni minimo problema? E’ giusto che ogni pasto, cambio di pannolino, risveglio e malattia dei figli sia una cosa che riguardi solo noi? E’ giusto che le faccende di casa pesino completamente sulle nostre spalle? E’ giusto che il resto dei parenti ci tartassi con richieste e pretese mentre noi non abbiamo nemmeno la libertà di farci una doccia?

Ma voi la risposta la sapete già: no, non c’è niente di giusto in tutto questo!!

I primi nemici delle mamme? Le mamme stesse!

Spesso quando diventiamo mamme ci sentiamo obbligate a fare tutto, ad essere ovunque presenti, e ci sentiamo in colpa ogni volta non riusciamo a portare a termine i nostri compiti. Ovviamente non parlo delle necessità dei bambini, che vengono prima di tutto, ma parlo della camicia perfettamente stirata, dei biscotti fragranti la mattina per fare colazione, delle cene dei parenti che si fanno magari sempre a casa vostra.  Quindi la prima regola è: LA PERFEZIONE NON ESISTE. La seconda regola è: BASTA SENSI DI COLPA!! Nessuna di noi ha firmato un contratto che la obbliga ad essere Wonder Woman, e voler fare tutto, al di sopra delle proprie forze diventa un rischio anche per la nostra salute, sia fisica che psichica. E avere invece del tempo per sé, solo per sé, che contribuisca a farci essere più equilibrate e serene è anche un regalo che facciamo alla nostra famiglia. Iniziamo a eliminare quello che non riusciamo più a gestire a sole, iniziamo a chiedere aiuto. All’inizio sarà difficile, ma poi ne trarremo giovamento.

A chi possiamo delegare?

In primis (anche se più di delega bisogna parlare di cooperazione), al nostro compagno. Ogni padre deve essere in grado di occuparsi in toto dei figli, dalla pappa, al cambio di pannolino al bagnetto. E ogni uomo, se la moglie lavora come lui, deve accollarsi la sua parte di lavori domestici. Se vuole mettere ogni giorno una camicia perfettamente stirata, può imparare a stirarle da solo. Non esiste che tornate alla stessa ora dal lavoro e si sbraca sul divano mentre voi dovete pedalare fino a mezzanotte per stare dietro a tutto.

Fate un elenco delle cose da fare ogni settimana con il tempo che impiegate a farle: si renderà conto che sono decine di ore di lavoro. Poi dividete al 50%. Se non sa cucinare potrà sicuramente caricare una lavastoviglie, occuparsi dei bambini e pulire i vetri. Le mani le porta, giusto?

Le altre figure fondamentali sono i nonni. Chi ha avuto la fortuna di avere il sostegno incondizionato dei propri genitori lo può testimoniare: ci salvano letteralmente la vita. La mamma che arriva con una teglia di lasagne pronte, che ti dice vai a farti una doccia che il neonato lo tengo io, va fatta santa subito, senza se e senza ma. Ovviamente non bisogna abusare del loro tempo e delle loro energie, ma teniamo presente che i nonni (in genere anche se non sempre) sono felici di passare del tempo con i nipoti. E noi possiamo ritagliarci qualche attimo per noi. Purtroppo ci sono anche nonni solo di nome, che preferirebbero passare un’ora in un’arena di leoni piuttosto che con i nipoti. Ma provate a far capire loro che sono pur sempre i vostri genitori: e che una mano potrebbero anche darvela. Anche perché quando loro chiamano, voi correte sempre. No?

Delegare: evviva i professionisti!

Se non abbiamo una famiglia che ci sostiene, l’asso nella manica resta fare affidamento sui professionisti. E a volte una babysitter brava e preparata vale più di un nonno che non ha la minima voglia di occuparsi di un nipote. Esiste un servizio bellissimo, che potete trovare nel sito https://www.babysits.it/ e che vi permette di trovare la migliore tata vicino casa vostra. La cosa davvero interessante è che potete verificare i titoli delle candidate, ad esempio scegliendo EDUCATRICE piuttosto che babysitter, in questo modo potete anche scremare la lista di candidate se siete interessate ad assumere qualcuno più qualificato.

Le educatrici di professione che non si limiteranno a sorvegliare i vostri bimbi, ma ne occupano il tempo in maniera davvero costruttiva.

 

Come funziona il portale Babysits?

Basta entrare nel sito che ho indicato e scrivere il luogo in cui si abita, per trovare le babysitters e le educatrici a voi più vicine. Se per esempio volete trovare una babysitter a Milano, o in qualsiasi altra città, puoi cercare qui, inserendo la città che ti interessa nel box in alto a sinistra. Potete poi filtrare le ricerche per età, in base all’esperienza che hanno già maturato con altri bambini, scegliere la disponibilità tra mattina, pomeriggio, sera o notte. Una volta che sono emersi i profili da voi selezionati, potete entrare dentro ognuno di essi, leggere la presentazione, scoprire quante lingue parla questa persone, che disponibilità di orario ha e quali recensione ha già ricevuto da altri utenti. Oltre le baby sitter potete trovare anche persone in grado di aiutare i ragazzi nei compiti, un modo in più per delegare le vostre incombenze.

Come scegliere la baby sitter più adatta: i consigli di BABYSITS

Ma la cosa che mi è piaciuta davvero è che nel portale ci sono tante dritte per scegliere la babysitter perfetta. Innanzitutto dopo una prima selezione online è sempre il caso di incontrare la ragazza di persona prima di affidarle i bambini. Una volta che la scelta è fatta, ecco alcune indicazioni da non dimenticare.

Se deve andare a prendere i bambini a scuola o portarli a fare sport o altre attività, ricordatevi di segnalarlo sempre agli insegnanti o agli allenatori. La babysitter non è una colf. Se nel contratto c’è scritto che si occuperà dei bambini, non pretendete che vi pulisca anche la casa. Se si tratta di una studentessa, siate pronte con una sostituta, perché potrebbe assentarsi durante gli esami. Quando viene per la prima volta a casa, fatele fare un giro completo, spiegatele tutto, dove sono i vestiti, dove è il cibo per i bambini, dove sono i giochi e i film. Preparate un piano con gli orari delle attività così che non debba chiamarvi di continuo per sapere quando portare i figli agli allenamenti. Lasciatele una lista di contatti da chiamare, se voi non doveste rispondere al telefono e lei ha delle urgenze da comunicare. Presentatela ai piccoli non il giorno stesso in cui inizia a lavorare per voi, ma qualche giorno prima, così che non debbano considerarla un’estranea.

Babysits fornisce anche un servizio di messaggistica istantanea per facilitare la comunicazione tra gli utenti.

Oltre alla Babysitter non dimenticate che esiste anche la figura della colf, per sollevarvi in parte dai lavori domestici.

 

Ora che avete focalizzato a chi poter delegare, non resta che fare il passo più complicato: delegare sul serio? Forza, cominciate e sono sicura che non ve ne pentirete!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Bambino

Bambini al mare: braccioli o ciambella?

Finalmente le vacanze sono all'orizzonte e molte di noi si stanno preparando ad andare al mare con i bimbi. Ma quando sarà ora di entrare in acqua, quali saranno gli strumenti più adatti per salvaguardare la loro sicurezza? Meglio la ciambella, i braccioli, o il giubbotto di salvataggio? Oggi vediamo insieme quali sono le differenze e cosa è meglio scegliere!

 Bambini al mare: la ciambella con seduta (a partire dai sei mesi)

Questo tipo di ciambella aiuta il bambino ad acquistare fiducia nell'acqua.Il piccolo è seduto e si sente al sicuro, in modo da prendere confidenza con l'acqua. Meglio ancora se il modello ha delle maniglie per far aggrappare il piccolo. Ovviamente, ma questo è scontato, la ciambella deve essere tenuta da un adulto, che non si allontani nemmeno di qualche centimetro. Esistono anche ciambelle che hanno uno spazio accanto per la mamma: da un lato c'è la ciambella classica con mutandina dove posizionare il neonato e attaccata c'è una piccola cintura gonfiabile dove la mamma può appoggiare le braccia e portare a spasso in acqua il bebè.

 

Bambini al mare: la ciambella

Esistono diversi tipi di ciambella per bambini al mare (o in piscina)

 

  • La ciambella classica (per bambini da 3 a 5 anni)

Serve a far acquisire al bambino fiducia nell'acqua e nella sua capacità di galleggiare. I più piccoli utilizzeranno quella con i buchi per le gambre, mentre gli altri la ciambella classica. Attenzione a prendere la ciambella della grandezza giusta, adatta alle dimensioni del bambino. E ci vuole prudenza a la supervisione di un adulto perché il bambino può sfilarsi dalle braccia e andare a fondo.

 

  • I braccioli (per bambini di 2-3 anni)

Se i bambini hanno fiducia di loro stessi e hanno già confidenza con l'acqua, sono ottimi perché consentono di muoversi in tutta libertà in acqua tenendosi a galla. Per farli indossare al bambino vanno prima bagnati e poi infilati su per le braccia perché altrimenti rischiano di graffiare la pelle ed irritarla. Prima dell'acquisto controllate che siano adatti per il peso e l'età del vostro bimbo.

 

  • Giubbotto gonfiabile

Simile al giubbotto di salvataggio delle scialuppe. Viene indossato come un gilet, ha il salvagente incorporato. Lascia il bambino libero di muoversi ed è molto sicuro in acqua. E' da scegliere in base al peso del bambino

Esistono anche dei costumi da bagno con ciambella o zona gonfiabile integrata: possono essere utili per i bambini che stanno imparando a nuotare e li aiutano a galleggiare.

 

Altre opzioni sono la cintura galleggiante che permette di acquisire fiducia nell'acqua e di imparare i movimenti più corretti di braccia e gambe oppure una tavoletta galleggiante quando il bambino avrà acquisito padronanza dell'acqua e vorrà provare a nutare da solo.

 

Bambini al mare: cosa controllare quando si acquista un dispositivo di galleggiamento

 

Infine qualche consiglio per l'acquisto degli oggetti per imparare a nuotare:

  • scegliere sempre un prodotto con il bollino CE
  • se si usa un oggetto dell'anno precedente è meglio gonfiarlo per assicurarsi che sia integro e non abbia buchi
  • soprattutto le prime volte stai sempre vicino al bambino mentre sta in acqua, anche se usa ciambelle o braccioli
  • abbiate pazienza: tutti i bambini alla fine diventano dei veri pesciolini. Basta solo dar loro il giusto tempo.

 

Allora, pronti a sfidare l'acqua con i vostri bimbi?

Bambino

Sfidate i vostri bimbi: oggi si fa la colla!

 

 

Tommaso è da sempre un bambino curioso, interessato a conoscere il mondo intorno a lui e a sperimentare per poter rispondere da solo alle tante domande che si affollano nella sua mente.

Ha quindi accettato con felicità la sfida che gli ho lanciato: sapresti fare la colla, partendo da una patata?

L’idea me l’ha suggerita Ricercamondo, il progetto con cui Henkel vuole incoraggiare i bambini a scoprire la scienza e la ricerca, coinvolgendo innanzitutto le scuole primarie.

(Spoiler: alla fine la colla siamo riusciti a farla davvero, e questa è la cronaca del nostro esperimento. L’obiettivo non è tanto produrre la colla, quanto spiegare ai ragazzi come funziona il metodo scientifico e come lavorano i ricercatori in laboratorio)

 

#SFIDA1: TROVARE L’AMIDO

 

 

Cosa serve per questa prima parte:

  • Alimenti: patate, noci, zucchero, sale, mela, carota, noce
  • Cucchiaini
  • Piattini, piccoli piatti piani di vetro o simili
  • Contagocce per dosare gocce della soluzione (o reattivo)
  • Soluzione di iodio, o, preferibilmente, il reattivo di Lugol (una soluzione acquosa iodo-iodurata), disponibile in farmacia oppure online (ma noi abbiamo usato lo iodio)

 

Quando viene mescolato con acqua, l’amido diventa una sostanza appiccicosa che può essere usata come base per realizzare la colla. Siamo partiti dall’ipotesi che esistono alimenti che contengono più amido di altri, ma come individuarli? Grazie al Lugol o alla soluzione di iodio. Il primo sarebbe preferibile ma non l’abbiamo trovato, e alla fine la soluzione di iodio ha fatto comunque egregiamente il suo dovere.

 

 

Abbiamo scelto una serie di alimenti e li abbiamo adagiati sopra alcuni piattini di ceramica: piccoli pezzetti di carota, mela, patata, noci, un pizzico di sale, un pizzico di zucchero.

Abbiamo iniziato a versare, usando il contagocce acquistato in farmacia, poche gocce di iodio su ogni alimento. Ma perché lo iodio? Perché diventa viola se incontra dell’amido sul suo cammino.

Abbiamo osservato con attenzione, ma nessuno degli alimenti ha avuto la minima reazione a contatto con lo iodio…e Tommaso iniziava un po’ a scoraggiarsi.

 

 

Ma alla fine dopo aver posizionato lo iodio su un pezzetto di patata, il tubero è diventato immediatamente viola!

 

#SFIDA2 OTTENERE L’AMIDO DALLE PATATE 

Una volta scoperto che le patate sono ricche di amido, non resta che estrarlo da lì!

Cosa serve:

  • 4 patate di medie dimensioni
  • 1 un vecchio panno da cucina
  • 2 scodelle di plastica
  • 1 grattugia
  • 1 piccolo contenitore ignifugo che potrai posizionare all’interno del forno
  • 1 misurino
  • Acqua
  • Forno da cucina

 

Questa parte dell’esperimento è più meccanica, perché si tratta di portare avanti tutta una serie di azioni abbastanza semplici, ma che nel complesso faranno sì che possiamo davvero estrarre l’amido dalle patate.

Abbiamo quindi sbucciato e poi grattugiato (noi abbiamo usato la classica grattugia del parmigiano con i fori mesi) le 4 patate. Per la cronaca ho utilizzato patate vecchie che avevo dimenticato in fondo al frigo, perché cerchiamo sempre di fare attenzione a non sprecare il cibo.

 

Abbiamo pesato 300 ml di acqua e li abbiamo aggiunti alle patate grattugiate, poi abbiamo posizionato un vecchio strofinaccio su una ciotola e abbiamo rovesciato tutte le patate e l’acqua al suo interno. Tommaso lo ha chiuso per bene e ha strizzato fino a quando le patate non hanno rilasciato tutta l’acqua nell’altra ciotola.

 

Abbiamo ripetuto per la seconda volta lo stesso procedimento, aggiungendo però solo 200 ml d’acqua. E abbiamo infine ripetuto lo stesso passaggio con altri 200 ml di acqua.

Ora nella ciotola ci sarà parecchia acqua torbida, di un incerto color giallo. A questo punto dovete solo aspettare e man mano eliminare l’acqua che resta in superficie. Filtrate un’ultima volta e poi mettete il residuo in un contenitore che possa andare in forno (noi abbiamo usato una pirofila in vetro e prima abbiamo fatto attenzione a girare la mistura di acqua e patate con un cucchiaino di ceramica).

Non dovete fare altro che mettere la mistura per circa 20 minuti a 180 gradi in forno, e alla fine resterà davvero l’amido!! Il consiglio che vi do però è fare attenzione e controllare spesso per evitare di bruciare tutto.

 

#SFIDA3: TRASFORMARE L’AMIDO IN COLLA

Terza e ultima fase del nostro esperimento! In realtà potreste anche dividere i vari esperimenti, e magari, se volete fare solo quest’ultimo usare l’amido di mais. Ma visto che noi eravamo ormai lanciati, abbiamo continuato con il nostro prezioso e sudatissimo amido estratto dalle patate.

 

 

COSA SERVE:

  • Amido di mais
  • Bilancia da cucina
  • Misurino
  • Un pentolino
  • Acqua
  • Un fornello

Questa fase è abbastanza veloce: ricordate che per ogni 10 grammi di amido servono 50ml di acqua. Noi ne avevamo un po’ di più e quindi abbiamo aggiunto un pizzico in più di acqua.

 

Tommaso ha mescolato bene e poi ho messo la pentola sul fornello a fuoco molto basso, e ci siamo dati il cambio a mescolare. Tommaso ha 8 anni e sa come fare attenzione, ma se il bimbo è più piccolo, ovviamente ai fornelli stateci voi!! Una volta che il composto ha iniziato a bollire, mi sono allontanata dal fuoco e abbiamo messo il tutto in una tazzina per lasciarlo raffreddare. E alla fine, anche se con un colore e un odore ovviamente diverso da quello che conosciamo…avevamo della straordinaria colla naturale!!

 

 

Sul sito Ricercamondo trovate tanti altri esperimenti, che potete provare a casa con i vostri bambini, oppure suggerire alla loro insegnante.

Insieme a Henkel, oggi abbiamo capito che dentro ciascun bambino si nasconde un piccolo ricercatore: basta trovare il modo giusto per accedere la scintilla della sua curiosità!

 

POST IN COLLABORAZIONE CON HENKEL!

 

Bambino

Dai un calcio alla sfortuna!!

 

Il progetto “Dai un calcio alla sfortuna”, risultato del lavoro dei giovani dell’Oratorio Salesiano di Macerata  in collaborazione con la società sportiva PGS ROBUR 1905 è uno degli otto progetti selezionati e ospitati nel network di Banca Etica su Produzioni dal Basso.  Il percorso è stato attivato attraverso un bando promosso da Banca Etica per il crowdfounding che ha lo scopo di promuovere lo sport come strumento per l’integrazione e il superamento delle barriere, con particolare attenzione alla responsabilità sociale delle organizzazioni.

 

I ragazzi hanno scelto di farsi parte attiva nella redazione e presentazione di questo progetto che permetterà a 25 calciatori in erba impossibilitati a pagare la quota di poter essere tesserati gratuitamente, con l’impegno però di partecipare al DonBoScuola, il percorso di aiuto e sostegno a favore dei ragazzi organizzato dall’Oratorio Salesiano di Macerata: in tal modo si potrà garantire loro uno studio costante e fruttuoso. Un progetto che coniuga integrazione, studio e passione per lo sport.

 

Una casa che accoglie è il nuovo slogan del cortile dell’Oratorio e della Casa Salesiana che negli ultimi anni ha rivisto completamente la propria presenza in città con iniziative che accolgono ogni anno centinaia di ragazzi e animatori che vengono coinvolti nelle attività dei vari gruppi operativi all’interno dello storico cortile e animati dal carisma di Don Bosco.

Robur, Scout, Compagnia del Savio, Cooperatori, Exallievi e altri gruppi animano quotidianamente la casa che si è trasformata in un centro giovanile di primaria importanza dove oltre 900 ragazzi svolgono attività settimanali, altri 700 passano in un anno per un'attività occasionale e mirata (Estate RagazziCondiVivenzePellegrinaggi) mentre almeno 120 tra Giovani maggiorenni e Adulti svolgono attività di servizio volontario.

 

E’ in questo contesto che è nata l’idea di creare e presentare questo progetto a favore della PGS ROBUR, storica società sportiva operativa nel cortile maceratese sin dal 1905 e che raggruppa oggi -tra la scuola calcio e il settore giovanile - 250 persone. La raccolta fondi vuole aiutare quelle famiglie con problemi economici (circa il 10% dei tesserati) per permettere di giocare a calcio a quanti più ragazzi possibile, offrendo la quota di iscrizione e il “kit calciatore” (borsone, tuta di rappresentanza, tuta d’allenamento invernale ed estiva, calzettoni, kway, giaccone) a coloro che oggettivamente non possono permetterselo.

 

Dare il proprio contributo è semplice. Basta collegarsi a https://www.produzionidalbasso.com/project/dai-un-calcio-alla-sfortuna/ e scegliere quanto donare. La raccolta è già attiva e sarà possibile donare fino al 30 giugno 2018.

 

Bambino

Bimbi in estate: rendiamo il sole loro amico!!

Conoscere il proprio fototipo (e quello dei bimbi) è importante per scoprire come proteggere al meglio la pelle e come prendersene cura soprattutto adesso, che il sole, grande amico del nostro umore può diventare invece un problema per la salute.

 

 

La luce del sole non va demonizzata, ma va resa amica: e me lo ha spiegato la dermatologa Francesca Negrosanti, conosciuta durante l’incontro con LLOYDSFAMACIA a Bologna. E’ stato un momento importante e di formazione e ho cercato di fare tante domande pensando anche a cosa potesse essere utile a voi che leggete.

 

FOTOTIPO: perchè importante saperne di più

 

Il fattore di protezione della nostra epidermide dipende dal fototipo: è ovvio che più la pelle è scura e più sarà protetta. Eppure a volte non è così scontato riuscire ad identificare alla perfezione il nostro fototipo e quindi capire di quale crema solare abbiamo più bisogno. Durante la visita alla sede di LloydFarmacia che si trova al centro di Bologna, ho potuto verificare il mio fototipo (potete farlo anche, voi, basta un attimo!) e nonostante mi sia sempre considerata olivastra, ho scoperto di avere molta meno melanina di quello che pensavo! E quindi poca melanina, significa moooolta crema solare da spalmare.

RAGGI SOLARI: NON SONO TUTTI UGUALI

I raggi del sole possono essere distinti in UVA, UVB E IR-A (meno conosciuti).

Raggi UVA: penetrano profondamente nella pelle, la invecchiano e lasciano macchie scure, aiutano però la produzione di vitamina D

Raggi UVB: restano nella parte superficiale della pelle, causano scottature, aiutano la produzione di melanina.

Raggi IR-A: penetrano nella cute, generano radicali liberi e danneggiano il nucleo delle cellule, danneggiano il collage,

Insomma, i raggi IR-A, di cui non avevo mai sentito parlare, sono in realtà i peggiori per il corpo.

INSEGNIAMO AI BAMBINI L’IMPORTANZA DI PROTEGERE LA PROPRIA PELLE

Nei primi 20 anni della nostra vita, noi assorbiamo in media l’80% dell’esposizione solare che prenderemo in tutta la nostra esistenza. E le scottature che che i bambini prendono da piccoli sono il maggior rischio di sviluppare melanoma. Esporsi al sole è bellissimo, ma va fatto con cognizione di causa. Mettereste i vostri figli in auto senza seggiolino? No (mi auguro): allo stesso modo non potete lasciare che si espongano al sole senza la giusta protezione. Ecco allora cinque consigli da non dimenticare mai:

 

1.ESPOSIZIONE IN BASE AL FOTOTIPO

 

Se avete un bimbo chiarissimo, di fototipo I O II, fate brevi esposizioni al sole, ovviamente con creme 50+. E non disdegnate di tenerlo con le apposite magliette. L’esposizione deve essere graduale: si parte con pochi minuti al giorno per aumentare via via che la pelle inizia a produrre melanina.

 2. ATTENZIONE ALL’ORA!!

 

I bambini non devono essere esposti al sole dalle 11.00 alle 15.00, perché le ore centrali della giornata sono le più pericolose. In queste ore è maggiore l’irraggiamento del sole e il grado di intensità delle radiazioni ultraviolette è massimo. Inoltre i neonati fino ad un anno non vanno esposti DIRETTAMENTE al sole, perché ogni arrossamento può diventare un danno nascosto della pelle e manifestarsi poi quando saranno adulti. Inoltre la pelle dei neonati inoltre è soggetta a disidratazione e i sistemi di protezione del corpo, come la termoregolazione, non sono ancora completamente sviluppati. Ci sono poi parti del corpo che hanno un particolare bisogno di protezione: il naso, le labbra, le orecchie, il collo, il cuio capelluto sono davvero tanto soggetti a scottature. Le pelli più sottili, come quella del viso e del collo, hanno una difesa inferiore dai raggi UV, mentre quelle più spesse sono più difese, ma solo dai raggi UVB. E mettete sempre il CAPPELLO!! Mettete la crema solare anche se il tempo è nuvoloso, o se i bambini stanno all’ombra.

3. CREMA SOLARE: COME SCEGLIERLA E COME APPLICARLA

Giovedì, ospite di LLOYDSFARMACIA, ho scoperto come deve essere la giusta crema solare, e ho conosciuto SOLERO, creato proprio da loro in diverse versione per venire incontro alle esigenze della pelle di tutti. Quindi innanzitutto è necessario adattare la crema al proprio fototipo, avere un prodotto che offra una tripla protezione rispetto ai raggi già citati, che sia resistente all’acqua (anche se dopo ogni bagno va rimessa), che sia testata dermatologicamente per evitare reazioni allergiche, che sia SENZA PROFUMO, e infine che non unga. Non solo: la dermatologa ci ha anche spiegato come bisogna essere “generosi” quando si spalma crema solare. Quindi un adulto deve applicarne qualcosa come 5-6 cucchiaia colmi per essere davvero protetto!. Il numero di applicazioni è influenzato da diversi fattori tra cui il fattore di protezione solare, il numero di bagni al mare e l’attività fisica. Non bisogna dimenticare che ogni crema, a causa del sudore o dell’acqua, si diluisce fino a scomparire. Per questo motivo è importante riapplicarla ogni 2-3 ore.

 

NON USATE LE CREME DELL’ANNO PRECEDENTE Già APERTE: non solo non sono più efficaci, ma possono creare problemi alla pelle. E non dimenticate di tenerle all’ombra, quando siete in spiaggia!

I solari SOLERO sono disponibili in versione IR-A SPF 15, 30,  50+ e 50+ specifica per bambini. Da non sottovalutare l’importanza dello stick protettivo 50+. Una volta tornati a casa, dopo la doccia potete applicare la lozione dopo sole rinfrescante, e se la pelle nonostante tutto è arrossata, c’è il meraviglioso Gel doposole lenitivo all’Aloe (che aiuta anche le gambe gonfie e in caso di punture di insetti!!)

 

Se non avete accesso ad una delle loro farmacie, non preoccupatevi: trovare tutti i solari (in offerta), anche sul loro shop!

 

 Insomma è stato davvero un incontro utile e ricco di informazioni: ma LLOYDSFARMACIA è da sempre dalla parte dei suoi clienti. Mi è bastato visitare la Farmacia Centrale di Bologna per capirlo. Spazi grandi e rinnovati, ed un’infinità di servizi (basti dire che in pochi minuti ho fatto il test del fototipo, dell’idratazione della pelle, della sua elasticità e perfino quello sulle intolleranze) affidati a professionisti sempre in grado di consigliarti nella maniera migliore. E il loro stile mi è piaciuto così tanto che presto ve lo racconto in un nuovo post!

Per adesso buon sole (protetto) a tutte!

Post in collaborazione con LLOYDSFARMACIA.