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Il massaggio infantile

 

 

 Il massaggio del bambino diventa così un momento speciale e coinvolgente, un’occasione di comunicazione profonda; attraverso il contatto impariamo ad ascoltare e comprendere i bisogni del neonato, stabilendo un contatto affettivo unico e profondo

(Associazione Italiana Massaggio Infantile)

 

Forse ne avrete già sentito parlare, magari durante i corsi di preparazione al parto o in quelli post partum, da un amica / parente, o forse lo avrete letto in qualche articolo; ma che cos’è il massaggio infantile? A cosa serve?

 

Massaggio infantile: cos'è e a cosa serve

 

Il massaggio infantile è una tecnica conosciuta in diversi paesi , essa utilizza uno dei 5 sensi importanti per noi esseri umani: il tatto. Attraverso di esso si rafforzano i legami genitori e figli, e si creano relazioni più serene, soprattutto nei primi mesi di vita.

Le origini del massaggio sembra siano nella lontana India da cui poi si è espanso in tutto il mondo, infatti al giorno d’oggi esso racchiude in se tecniche antiche del massaggio indiano, tecniche di riflessologia e di massaggio svedese. E’ stata un americana Vimala McClure che ha fatto conoscere all’occidente questa pratica imparata durante una sua esperienza in India e proprio lei stessa ha definito questo massaggio al bambino come un “massaggio d’amore”.

 

Massaggio infantile: quali benefici?

I benefici che il neonato ne ricava sono molti: rilassa il sistema nervoso e muscolare, lo aiuta con le “colichette” gassose e nei processi digestivi e di svuotamento intestinale, stimola il sistema immunitario ed endocrino, aumenta la consapevolezza del proprio corpo rilasciando una sensazione di calma e benessere.

Ma i benefici non sono solo per il piccolo, anche i genitori ne riscontrano un forte giovamento: in quanto aumenta la produzione di quegli ormoni che fanno rilassare il sistema nervoso, come anticipato in precedenza migliora il rapporto con il bambino e li aiuta a capire meglio quello che il piccolo cerca di comunicare.

 

Massaggio infantile: in Italia c'è l' l’A.I.M.I.

 

In Italia la principale associazione che si occupa di massaggio infantile è l’A.I.M.I. (Associazione Italiana Massaggio Infantile) ed è l’organizzazione  stessa che si occupa di formare genitori e professionisti sanitari sulle tecniche di massaggio.

 

Al giorno d’oggi comunque quella del massaggio infantile è una realtà molto diffusa ed è facile trovare vicino a noi ostetriche o personale formato che possono diffondere e istruire i genitori su  quella che è la magnifica arte del messaggio.

Laureata in ostetricia, ha un master universitario di primo livello: risponde a tutti i vostri dubbi su gravidanza, allattamento e cura del bambino.

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Attività montessoriane: giochiamo in cucina!

Maria Montessori era convinta che far svolgere ai bambini semplici attività in cucina fosse un modo intelligente per risvegliare la loro curiosità e migliorare le attività motorie: e ovviamente anche per renderli più indipendenti!

1.Tagliare la frutta

Possiamo dare ai piccoli un coltellino di plastica e della frutta e della verdura da tagliare nella maniera più regolare possibile. Si può partire magari da una banana, che è la più semplice di tutti oppure potete chiedere aiuto per pulire le fragole facendo togliere ai piccoli il picciolo verde.

2.Spremere un'arancia

Sembra semplice, ma richiede forza e coordinazione: fatevi aiutare a preparare la colazione per la famiglia, o magari a spremere il limone per l'insalata.

3.Sbucciare e tagliare le uova sode

I miei figli hanno sempre trovato molto divertente fare questo tipo di attività. Aspettate che le uova siano a temperatura giusta e lasciateli divertire, poi con il taglia uova (spiegate però che i fili tagliano!!) fategliele fare a fette.

4.Pulire la verdura

I bambini un po' più grandi possono pelare le patate e le carote, mentre quelli più piccoli possono sgranare i piselli: un'attività che aiuta anche la motricità fine. Lo stesso vale per i fagiolini: togliere le punte aiuta i bambini a migliorare la mobilità delle manine.

5.Fare una frittata

Anche qui i più grandicelli possono imparare ad usare una frusta e sbattere le uova. All'inizio magari faranno qualche pasticcio: ma immaginate la loro gioia quando riusciranno a farlo.

6.Asciugare l'insalata

Girare con il classico asciuga-insalata per togliere l'acqua in eccesso è divertente per i grandi, figuriamoci per i piccoli! Anche in questo caso il lavoro aiuta la coordinazione.

7.Apparecchiare la tavola

Impareranno la spazialità della tavola, a contare (perchè da una certa età in poi lascerete che siano loro a fare tutto) e tante altre cose positive.

 

Visto che abbiamo sempre poco tempo da passare con i bambini, ottimizziamolo. Non importa se i piatti non saranno perfetti: ma saranno realizzati insieme ai vostri bimbi, e vale molto di più.

Insegniamo anche ad apprezzare i sapori e i profumi della nostra straordinaria cucina.

E per spiegarlo ai nostri figli a volte vale più il profumo di una foglia di basilico che mille parole per spiegarne il valore!

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Bambini: insegniamo le parole magiche!

Le parole magiche fanno parte di quel grande mondo che possiamo condiderare le buone maniere. Per questo motivo insegnarle ai nostri figli li renderà rispettosi e degni di ammirazione, ora e in futuro. Ovviamente non è facile e richiede una grande dedizione. Imparare come inserire "grazie",  "scusa", "permesso" e "per favore" nel loro vocabolario per goderti il tuo potere richiederà senza dubbio impegno, ma soprattutto dare il buon esempio!

Importanza delle parole magiche nei bambini

Indubbiamente, ascoltare il  "buon giorno", "grazie", "perdono" e il "per favore" di una persona cambia completamente la percezione che si ha di lei. Questo è ancora più importante nei bambini, poiché aumenta il loro livello di socializzazione e si adatta meglio all'ambiente che li circonda. Ciò consentirà loro di interagire in modo efficace con i loro pari, provocando reazioni positive e una migliore inclusione nel contesto sociale.

Modi per insegnare ai bambini le parole magiche

Il modo migliore per insegnare ai tuoi bambini le parole magiche è l'esempio. Dobbiamo includerli nelle conversazioni quotidiane con la famiglia, gli amici, i vicini e anche con loro stessi. Esistono anche altre tecniche che incoraggeranno l'uso frequente di queste parole di cortesia. Quando iniziano ad avere l'età giusta,  possiamo spiegare il significato delle buone maniere, ad esempio:

 

Grazie: denota gratitudine per la generosità espressa da chiunque. Insegnare loro a dire questa semplice parola li renderà bambini riconoscenti che apprezzano lo sforzo degli altri.     

Per favore: questa espressione insegna al bambino che le cose non sono ottenute chiedendole in modo irrispettoso. Aiutandoli a riconoscere il diritto degli altri a condividere o fare ciò che vogliono, creiamo persone istruite

Scusa: chiedere il perdono in maniera sincera aiuta il bambino a riconoscere il suo errore e si sforza di correggere le sue azioni.  Buongiorno: i saluti a tutti indicano che tutti meritano attenzione.

 

Rendiamo divertenti le parole magiche

 Includere queste parole magiche nel vocabolario dei bambini non deve essere noioso. Scegliamo di cantare canzoni, fare giochi e raccontare storie che indicano il rapporto tra l'uso delle buone maniere e le sue conseguenze positive.  Stimoliamo le buone maniere con i loro piccoli amici. l primo contatto di bambini con altri bambini è l'asilo. È lì dove vive con compagni di classe e insegnanti. Insegnamogli a dire ciao quando arriva, a chiedere giocattoli con la parola magica "per favore" e a chiedere scusa per un errore.

 

Dobbiamo essere taaaanto pazienti

 

Incorporare le parole magiche richiede impegno, pazienza, perseveranza e tanta dedizione. Implica ricordarle frequentemente e ripeterle finché l'azione non diventa un'abitudine. Una buona alternativa è chiedergli: "E la parola magica?" In questo modo, lo ricorderà.  

 

Stabiliamo obiettivi realistici

Insegniamo al nostro piccolo che quando usa parole di cortesia le persone che le ricevono si sentiranno bene, proprio come lui. Questo lo preparerà ad accettare la sfida. Non forziamone l'apprendimento. Durante questo processo, ci sono atteggiamenti che non dovremmo adottare, come ad esempio:     Non umiliare il bambino o costringerlo a salutare se si sente imbarazzato. Il processo è diverso per ogni bambino e di solito richiede un po 'di più se si tratta di un bambino timido.     

 

Non negoziare con il bambino per farlo essere educato

 

Nostro figlio deve imparare ad essere educato senza aspettarsi nulla in cambio. Un'opzione eccellente è dire, ad esempio, "quanto è stata felice la nonna quando hai detto grazie o per favore". Riconosciamo che si sta comportando bene e lo incoraggeremo a mettere in pratica ciò che gli abbiamo insegnato.

 

In conclusione, avere figli educati e rispettosi è possibile con molta dedizione e impegno continuo. Dobbiamo lodarlo quando fa bene, fare attenzione alle cattive compagnie (anche a quelle degli adulti)  e rafforzare  l'apprendimento positivo.

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Evoluzione del linguaggio da Zero a Sei anni

Lo sviluppo del linguaggio nel bambino ha tappe abbastanza regolari, tanto che la letteratura medica le ha suddivise, organizzate e catalogate. Ci sono ovviamente anche delle ecezioni, ma comunque lo sviluppo verbale del bambino va collocato nel contesto generale del suo sviluppo senso-motorio, cognitivo, relazionale, emotivo-affettivo. Un bambino con un ritardo importante nel linguaggio, per quanto considerato inteligentissimo dai genitori, potrebbe avere ad esempio problemi di relazione con i suoi coetanei.

 

 

Prima tappa: Da zero a  7-8 mesi

C'è una prima fase di pianti-grida che all'inizio sono manifestazioni riflesse dei cambiamenti fisiologici interni dipendenti dal grido della nascita, che ne costituirebbe la struttura più antica. Il grido della nascita è la manifestazione di un riflesso fisiologico e, verosimilmente, esprime il disagio che il bambino sperimenta dovendo respirare autonomamente. Durante le prime settimane, i pianti sono la sola manifestazione vocale osservabile. In gran parte indifferenziati, sono in rapporto con stati di malessere e di sofferenza e non è possibile stabilire una tipologia precisa in rapporto alla causa che li ha generati.

Gradatamente il pianto comincia ad assumere una funzione più specifica di segnale di diversi bisogni primari (nutrizione, calore, ecc.)

Dal secondo mese iniziano i vocalizzi: ovvero inizano a distinguersi modulazioni differenti di suoni e suoni paravocalici.

 Il cooing sound differisce dal pianto poiché la lingua assume una posizione che consente la modulazione del suono, ed è correlato alla diminuzione del pianto e all'aumento della percezione uditiva. Le emissioni modulate, che assumono il significato di coinvolgere l'interlocutore in un reciproco scambio di vocalizzi, sono considerabili fenomeni di relazione: ma non parliamo ancora di linguaggio vero e proprio. Gli scambi tra mamma e fioglio in questo periodo sono FONDAMENTALI

Dopo il terzo mese i bambini emettono numerose vocalizzazioni, che esprimono benessere e disagio e che diventano più espressive e si differenziano per intensità e qualità.

A cinque mesi la maggior parte dei bambini normali sa vocalizzare in maniera differenziata con abilità. Adesso iniziano a distinguersi le influenze delle varie lingue. Nel senso che un bimbo italiano vocazlizza in maniera differente rispetto ad un russo.

 A sei mesi i bambini cercano di interagire in maniera sempre più intensa con gli adulti che abitualmente si occupano di loro: compare la lallazione. Si tratta di semplici iterazioni di uno stesso suono che diventano gioco vocale divertente. Il bambino ascolta la propria voce ed è apparentemente in grado di controllare i propri sforzi: è la fase della selezione fonemica.
La lallazione segna la fine del periodo in cui il bambino utilizza il proprio patrimonio fonemico senza però né l'intenzione né la consapevolezza di parlare.

 

Seconda tappa: ottavo mese - due anni

 

Intorno all'ottavo mese il bambino inizia a imitare i suoni: abbiamo l'ecolalia. La stimolazione ambientale ha la funzione di rinforzo nei confronti dei comportamenti verbali che si presentano spontaneamente.

Tra l'ottavo e il decimo mese compaiono i primi veri morfemi, che si differenziano dai balbettamenti precedenti proprio perché dotati di significato. Il bambino si rende conto che esiste un legame tra suono e oggetto e che alcune espressioni vocali possono essere utilizzate per indicare ed ottenere qualcosa.

Dopo i dodici mesi compare la parola frase:  il bambino non solo si appropria di qualche parola ma ne coglie il valore semantico e inizia a utilizzarla per indicare azioni ed esprimere significati complessi. Così la semplice parola "mamma" potrà significare "voglio la mamma", "mamma dai", oppure, se pronunciata piangendo, "mamma aiutami, sto male". Il bambino pertanto utilizza una stessa forma verbale per significare diverse azioni/situazioni. La maturazione successiva condurrà gradatamente a discriminazioni più precise.
Il bambino tra i 12 e i 16 mesi possiede un vocabolario limitato, anche perché spesso si esprime attraverso i gesti con cui indica gli oggetti che intende denominare. In questa fase si nota una grande variabilità individuale e una discrepanza tra comprensione e produzione. La comprensione risulta sempre maggiore rispetto alla produzione e non c'è proporzione diretta tra numero di parole comprese e prodotte. Il primo vocabolario del bambino è costituito prevalentemente da nomi di persona e di oggetti familiari e dai versi degli animali.
Tra i 16 e i 19 mesi i verbi diventano più numerosi e compaiono gli aggettivi.

Tra i 19 e i 24 mesi il vocabolario subisce un incremento molto marcato con notevoli ed evidenti differenze individuali. Rispetto al periodo precedente aumentano gli aggettivi, i verbi e i funtori e compaiono diverse categorie nominali (es. parti del corpo, nomi di luoghi e ambienti, ecc.). iniziano inoltre ad apparire le frasi.

 

Terza tappa:  Dai diciotto mesi mesi al sesto anno

 

Ad un anno e mezzo il bambino comincia a costruire frasi semplici di due elementi, che sono versioni abbreviate di proposizioni adulte. Non ci sono ancora le parole funzionali, come articoli e pronomi.
Le omissioni e gli enunciati interrotti sono tipici delle prime costruzioni del bambino.
Dopo i 18-24 mesi gli enunciati diventano più lunghi e complessi e non sono semplici gruppi di parole poste l'una accanto all'altra, bensì comincia a esservi un'organizzazione dell'enunciato secondo i principi grammaticale.
La frase più semplice è ridotta a due parole: soggetto e verbo.
Il bambino poi passa gradatamente da uno stile telegrafico all'uso di frasi di tipo adulto, complete e complesse, con padronanza sia delle regole della grammatica che di quelle del discorso.

 

Tra i 19 e i 26 mesi pronuncia parole singole in successione. Compaiono tuttavia esempi di concordanza tra nomi ed aggettivi.
Tra i 24 e i 33 mesi, si registrano numerosi cambiamenti in senso quantitativo e qualitativo: prevalgono ancora sugli altri tipi di frase le nucleari, prodotte ora con morfemi liberi, e le frasi ampliate con espansione del nucleo. Le frasi complesse aumentano e si diversificano per tipologia.
Tra i 27 e i 38 mesi  le frasi complesse diventano per la maggior parte complete da un punto di vista morfologico.


La maggior parte dei bambini sui 5-6 anni ha acquisito tutti i fondamentali elementi del linguaggio: sa strutturare bene le frasi, incluse le relative, le passive e le interrogative, usando in modo sufficientemente corretto le fondamentali regole grammaticali e sintattiche.

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Cartoni in tv: ecco cosa vedere a Natale!

Ebbene sì: non vedremo solo Peppa Pig durante le feste di Natale! La Rai infatti si è lanciata in una bellissima programmazione: ecco cosa possiamo vedere con i nostri piccoli nei prossimi giorni.

 

17 dicembre:  Le avventure di Timothy Green su Rai 3, ore 21.30

Cindy e Jim Green hanno appreso dai medici di essere sterili. Avviliti dalla notizia di non poter concepire un figlio, Jim convince Cindy a immaginare come dovrebbe essere il loro bambino ideale e di scriverne tutte le caratteristiche sui fogli di un taccuino da mettere in una scatola da sotterrare nel loro giardino. Presto il loro sogno diventa realtà quando bussa alla loro porta Timothy, un ragazzo che nasconde delle incredibile qualità...

 

21 dicembre: Prince of Persia su Rai 2, ore 21.05

Prince of Persia - Le sabbie del tempo (Prince of Persia: The Sands of Time) è un film d'avventura del 2010 diretto da Mike Newell e basato sull'omonimo videogioco. Non si tratta di un adattamento diretto da uno dei titoli del videogioco, in quanto la trama è indipendente, pur ispirandosi a numerosi elementi dei vari capitoli

 

23 dicembre Il Canto di Natale di Topolino su Rai YoYo

È tratto dal racconto di Charles Dickens Canto di Natale (1843), con Topolino nel ruolo di Bob Cratchit e Paperon de' Paperoni in quello del suo omonimo e ispirazione Ebenezer Scrooge.

 

23 dicembre Toy Story su Rai 3, ore 16.45

Nell'universo confinato che è la stanza di Andy i suoi giocattoli si autogestiscono facendo riferimento a Woody il cowboy, da sempre il preferito del bambino. Quando però una festa di compleanno porta in casa lo space ranger Buzz Lightyear, giocattolo nuovo e moderno, gli equilibri e le preferenze cominciano a cambiare. Buzz ha un carattere diverso da Woody, pensa di essere un vero space ranger e piace a tutti. Questo proprio a pochi giorni dal temutissimo grande trasloco in cui tutti i giocattoli temono di essere persi.

 

23 dicembre Ribelle The Brave su Rai 2, ore 21.05

Merida, abile arciera, è l'impetuosa figlia di Re Fergus e della Regina Elinor. Determinata a farsi strada nella vita, Merida sfida un'usanza antichissima, considerata sacra dai fragorosi signori della terra: il potente Lord MacGuffin, il burbero Lord Macintosh e l'irascibile Lord Dingwall. Le azioni della principessa involontariamente scatenano il caos e la furia in tutto il regno...

 

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Elsa diventa Regina del suo paese, dopo che i genitori sono morti in un naufragio: ma nasconde un segreto. E neppure la sorella Anna che lei è capace di trasformare in ghiaccio tutto quello che tocca. Solo dopo il drammatico arrivo di un inverno perenne le due sorelle riusciranno a riavvicinarsi e riportare tutto alla normalità.

 

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Rapunzel ha dei capelli magici, e per garantirsi l'eterna giovinezza da essi garantita una strega la tiene rinchiusa nella torre, dopo averla rapita bambina ai suoi regali genitori. Per fortuna un giorno arriva un affascinante ladro in grado di scalare l'altissima prigione e mostrarle la vita vera...

 

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Un film che non ha bisogno di presentazione, che tutti abbiamo visto fin da bambini.

 

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Dopo un'ipnotica terapia e tre anni di detenzione, Crudelia de Mon appare una donna del tutto riabilitata e riesce a convincere il giudice a rilasciarla sulla parola. Ma al primo rintocco del Big Ben gli effetti dell'ipnosi svaniscono e la famigerata Crudelia torna alla cattiveria a lei più consona. La seconda trasposizione filmica della saga dei dalmata propone (ancora una volta) Glen Close intenta a rapire i cani "macchiati" per farne una pelliccia. La carica dei 102 è un film modesto che regala solo qualche timido sorriso. Timidissimo.

 

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mbientato nel colorato mondo del circo, questo capolavoro parla di un elefantino di nome Dumbo dalle orecchie giganti e dal cuore tenerissimo. Allontanato con disprezzo dal circo, trova nella madre e nel simpatico topolino Timoteo gli unici alleati in grado di confortarlo nei momenti bui e condividere le sue ansie fin quando riuscirà finalmente a dimostrare il suo enorme valore. Dumbo è tra i più riusciti e toccanti dei classici Disney.

 

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Madame Adelaide, una ricca, eccentrica e anziana signora, ex stella del firmamento lirico, decide di fare testamento e nomina eredi dei suoi ingenti beni i suoi quattro Aristogatti: mamma Duchessa e i cuccioli Minou, Bizet e Matisse. Madame Adelaide è rimasta sola al mondo e i quattro gatti sono i suoi affetti più grandi. A margine di questa "famiglia" c'è il maggiordomo Edgar, che sarà erede alla morte degli Aristogatti. Ma l'uomo, ansioso di mettere subito le mani sulle ricchezze della signora, decide di sbarazzarsi dei concorrenti a quattro zampe.

 

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Alice in Wonderland è un film del 2010 diretto da Tim Burton. Il film narra di eventi seguenti alle avventure vissute dalla ragazzina narrate nel romanzo Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Difatti la ritroviamo cresciuta, all'età di diciannove anni. Tra gli interpreti principali del film figurano Johnny Depp, Mia Wasikowska, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter e Crispin Glover.