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Perdite da impianto: come riconoscerle?

Spesso nelle donne in età fertile si possono verificare delle scarse perdite di sangue di colore rosato o marroncino, apparentemente inspiegabili, ma che poi, al contrario di quello che si pensa possono essere sintomo di un iniziale gravidanza.

Perdite da impianto: di cosa parliamo?

Vediamo di capire meglio che cos’è il particolare fenomeno delle perdite da impianto.

L’impianto è quel fenomeno successivo alla fecondazione, in cui lo zigote appena formatosi dall’incontro tra ovulo e spermatozoo, viaggia nelle tube di Falloppio fino ad arrivare nella cavità uterina per decidere poi dove posizionarsi.

Perdite da impianto come sono

Ma quando parliamo di perdite da impianto, che cosa intendiamo nello specifico? Le perdite da impianto sono quelle perdite vaginali di sangue che derivano proprio dall’ “erosione” meccanica di quest’annidamento nella cavità uterina ed è molto importante distinguerle, in quanto sono molto simili, dalle perdite da spotting premestruale, cioè quel lieve sanguinamento vaginale che spesso si verifica in donne che hanno irregolarità del ciclo mestruale.

Le perdite da impianto possono comparire in un periodo molto prossimo alle mestruazioni, perciò possono essere  confuse con il ciclo mestruale sebbene si presentino di colore ed intensità diversa. Se le perdite sono di colore rosso vivo, abbondanti e accompagnate da dolori al ventre, se siete convinte che vi sia stato il concepimento, è opportuno che facciate un test di gravidanza per averne la conferma.

Perdite da impianto: durata

Anche se a livello di quantità e colore questi due tipi di perdite possono essere molto simili, è molto importante soffermarsi sulla tempistica e la modalità del fenomeno: le perdite da impianto di verificano di norma intorno al decimo giorno successivo al concepimento (quindi leggermente in anticipo rispetto al ciclo mestruale) mentre lo spotting è un fenomeno che si ha a ridosso proprio del ciclo, quindi appena nei giorni antecedenti alla comparsa della mestruazione stessa.

Inoltre la perdita da annidamento è spesso accompagnata da dolore simil mestruale in quanto al momento dell’impianto l’utero si contrae e provoca dei piccoli crampetti dolorosi.

 

Perdite da impianto bianche

In alcuni casi, come prima del ciclo, le  perdite vaginali bianche sono assolutamente fisiologiche, ma sono in quantità variabile e non necessariamente vengono viste dalla donna sulla mutandina o sulla carta igienica. Donne che prendono la pillola ad esempio non avranno questo tipo di perdita perché non avviene l’ovulazione.

Se invece il ciclo è in ritardo, e se ci dovesse essere una gravidanza agli inzizi, tra i primi sintomi molte donne riferiscono la comparsa di queste perdite biancastre, anzi lattiginose. All’inizio della gravidanza accadono degli sconvolgimenti ormonali che vanno ad interessare tutte le strutture corporee. In particolar modo sono gli estrogeni i responsabili di questi cambiamenti, che interessano anche la vagina e tutte le sue strutture (muscoli e tessuto epiteliale). A gravidanza iniziale in realtà l’origine e la causa delle perdite non è dissimile da tutte le condizioni affrontate in precedenza. Quindi è un sistema di “pulizia” ma è anche un sistema di difesa dalle aggressioni esterne.

Sempre per lo stesso principio, le stesse perdite possono verificarsi in gravidanza: ma queste perdite per quanto abbondanti e a volte fastidiose, in assenza totale di sintomi strani come pruriti o bruciori, sono assolutamente fisiologiche e quindi non è necessario nessun approfondimento diagnostico.

Perdite da impianto rosa

In molti casi le perdite da impianto si presentano con un colore chiaro, tendente al rosa. La rottura dei capillari dell’endometrio è infatti minima, e non causa perdite particolarmente abbondanti.

Perdite da impianto marroni

Alcune donne osservano delle perdite da impianto di colore marrone o con striature di sangue, ma di quantità decisamente inferiore rispetto a quella delle mestruazioni, e per questo difficilmente si confondono.

Perdite da impianto rosse

Più raramente le perdite da impianto si presentano con un colore rosso vivo, e in questi casi possono confondersi più facilmente con il flusso mestruale: anche in questo caso sono quantità e durata a segnalare una differenza tra l’uno e l’altro caso.

 

Perdite da impianto: quando fare il test

Questo tipo di perdite si verifica con una frequenza del 6-7% in tutte le gravidanze, quindi una percentuale minima; nel caso però vi capiti di avere perdite particolari e che vi facciano venire il dubbio della presenza di una gravidanza, basta aspettare 5 giorni successivi al comparire di questo sanguinamento per fare un test (sempre meglio sul sangue che sulle urine) e vedere se effettivamente è un piccolo embrioncino nella vostra pancia a causare tutto ciò.

 

Perdite da impianto forum

 E infine un consiglio: molte future mamme vanno a cercare informazioni online sulle perdite da impianto. Verificate sempre le fonti, cercate di capire se chi vi sta parlando è un vero professionista della salute femminile. Non cercate verifiche nei forum di mamme, ma rivolgetevi sempre e comunque al vostro medico.

Laureata in ostetricia, ha un master universitario di primo livello: risponde a tutti i vostri dubbi su gravidanza, allattamento e cura del bambino.

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L’acconciatura giusta

 

Non può dirsi corretto un taglio di capelli che non riesce a domare la capigliatura: questa è una regola base nel mondo delle acconciature al femminile, perché la disciplina dev’essere sempre messa al primo posto. Nel caso per i capelli lisci il problema solitamente non si pone, perché sono molto più semplici da mantenere in ordine. Al contrario, i capelli mossi o ricci richiedono delle attenzioni decisamente più approfondite, e soprattutto dei tagli particolari. A tale riguardo, le acconciature per capelli ricci in voga quest’anno offrono molti spunti interessanti da riprendere. Si parla di tagli come ad esempio il balayage, il frisé, i boccoli e tanti altri davvero molto utili a disciplinare una capigliatura tendenzialmente ribelle. A livello di lunghezza il taglio perfetto per i capelli ricci è quello medio e scalato, possibilmente senza frangia. Per le capigliature mosse, invece, si consigliano soluzioni come ad esempio il long bob scalato, mentre si dovrebbero evitare opzioni difficili da gestire come le frange.

 

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Il kit beauty

 

Mai fare a meno di un kit di bellezza di emergenza in borsa per essere sempre pronte a darsi una sistemata nel caso la circostanza lo richieda. Cosa va assolutamente inserito nel nostro beauty? Ovviamente tutto dipende dalle proprie abitudini, ma sicuramente potrebbe rivelarsi molto utile una lametta per le unghie, uno specchietto, un burro di cacao e una crema per le mani. Poi ovviamente anche il necessaire per il make up come ad esempio una terra, un correttore, il mascara e un rossetto o lucidalabbra. Poi molto utili sono anche alcuni accessori come gli elastici e le forcine, senza dimenticarsi di inserire una mini spazzola pieghevole e un deodorante.

 

La pashmina

 

Un accessorio molto utile per via della sua versatilità: innanzitutto è funzionale alla protezione del collo e delle spalle in caso di vento e freddo improvvisi. In secondo luogo, portare in borsa una elegante pashmina da donna di marca come alcune di quelle presenti sul sito di yoox.com, dona classe e ricercatezza al proprio look. Infine, queste sciarpe lunghe e morbide si rivelano anche molto utili per coprire i bimbi e tenerli al caldo quando si addormentano o hanno freddo.

 

I fazzoletti

 

Alle volte pensiamo alle cose più strane e particolari, ma ci dimentichiamo di mettere in borsa oggetti essenziali come i fazzoletti. Una mamma non dovrebbe mai fare a meno di questi preziosi alleati, perché permettono di correre ai ripari in caso i bambini siano raffreddati, si sporchino o si facciano male. Dai fazzoletti umidificati ai classici e pratici fazzoletti di carta, passando per quelli in stoffa, è sempre meglio avere con sé un bel set.

 

Medicinali generici

 

Emicrania, nausea, influenza, sono tanti i malanni che possono sopraggiungere all’improvviso. Tutte circostanze in cui i medicinali generici costituiscono una vera e propria ancora di salvezza. Nella lista dei farmaci da mettere in borsa troviamo ad esempio la tachipirina e le aspirine, insieme ai medicinali specifici contro i dolori mestruali. Non dimenticatevi poi di portare con voi qualche cerotto e una boccetta di disinfettante in caso i vostri figli si facciano male mentre giocano. Potrebbero rivelarsi utili anche delle semplici bustine di zucchero, fondamentali a ricaricare le energie quando i sensi vengono meno.

 

Cibo di riserva

 

I cali di zuccheri, infatti, sono sempre dietro l’angolo e lo sanno bene le mamme, costrette spesso ad andare di corsa da un angolo all’altro della città. Per questa ragione, è bene che la borsa possa trasformarsi all’occorrenza in un piccolo “distributore automatico”, ovviamente senza esagerare con la quantità di snack. Il cibo di riserva, poi, diventa utilissimo anche quando i bimbi iniziano a lamentarsi per via degli attacchi di fame improvvisa: meglio non farsi trovare impreparate quando succede.

 

Per contenere tutti questi oggetti serve una borsa belle capiente: anche se sarà un po’ pesante, lo sforzo verrà ricompensato nel momento in cui prenderemo atto della loro utilità.

 

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Maternità e lavoro: cosa dice la legge?

 

Diventare mamma per una donna che lavora, significa spesso fare i conti con un futuro incerto. Eppure la Costituzione e lo Stato tutelano la maternità in maniera netta: l’articolo 37 della nostra Costituzione dice infatti “ le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Il secondo riferimento normativo che dobbiamo necessariamente richiamare è il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, ossia il D.Lgs. 151/2001. 

Ma quali sono nello specifico questi aiuti e queste tutele? Ho cercato di riassumerli tutti.

Diritti delle mamme: cosa dice il Testo Unico D.Lgs. 151/2001

Il D.Lgs 151/2001 detta una serie di norme che riguardano la gravidanza e i primi mesi di vita del figlio: ovviamente queste tutele sono valide sia per i figli naturali che per quelli adottivi.

Il  Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, recante il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53, oltre a dettare disposizioni in ordine alle assenze legittime dal lavoro, retribuite o meno, in capo alla lavoratrice ed al lavoratore aventi diritto, prevede una serie di ulteriori disposizioni poste a tutela dei soggetti, specialmente con riferimento al rapporto ed  alle condizioni di lavoro, nonché al mantenimento del relativo posto.

 

1Diritti della mamme: il Divieto di licenziamento

Nessuna donna può essere licenziata dal momento dell’accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di vita del figlio. Ci sono però delle deroghe: se c’è colpa grave da parte della lavoratrice, oppure se l’azienda chiude, se il periodo di prova non è stato positivo o se si trattava di un contratto a tempo determinato e ne sono scaduti i termini. Ma se il licenziamento avviene per altre cause rispetto a queste, deve considerarsi nullo ad ogni effetto di legge, con relativa sanzione amministrativa da euro 1032,91 ad euro 2582,28 . Non si può essere licenziate nemmeno se si chiede la fruizione del congedo parentale o per malattia del figlio da parte dei genitori lavoratori. E se si viene costrette a licenziarsi? La domanda di dimissioni volontarie da parte della lavoratrice durante la gravidanza, ovvero da parte dei genitori lavoratori dalla nascita e fino al primo anno di vita del figlio, è assoggettata alla convalida da parte dell’Ispettorato del Lavoro competente per territorio. (Questa è la teoria: poi purtroppo se ti rendono la vita così impossibile da non poter continuare a fare il tuo lavoro, non c’è Ispettorato del Lavoro che tenga).

 

Diritti delle mamme: Divieto di discriminazione

Nessun datore di lavoro, dice l’art. 3 del Testo Unico, può perpetrare qualsiasi forma di discriminazione nei confronti dei lavoratori fondato sul sesso, sullo status matrimoniale e su quello del nucleo familiare con riferimento all’accesso al lavoro, alla formazione ed all’aggiornamento e perfezionamento professionale, nonché alla retribuzione, alle qualifiche, alle mansioni ed alla progressione di carriera, giuridica ed economica. In teoria nessuno dovrebbe giudicare la vostra capacità lavorativa dal numero dei figli. Poi c’è la pratica: e la prima domanda che ti fanno è…ma poi chi ti tiene i bambini? Ti assenterai tanto?

 

    Diritti delle mamme: Divieto di lavoro notturno

Dall’inizio della gravidanza e fino a che il bambino non ha compiuto un anno, le donne hanno diritto a non fare i turni tra mezzanotte e le sei del mattino. A tale divieto, definito dalla normativa in parola come “assoluto”, si aggiunge la facoltà, per la lavoratrice, di ottenere, a richiesta con accoglimento automatico, l’esonero dal lavoro notturno se madre di bambino di età non superiore a tre anni, o se è l’unca affidataria di minore convivente di anni 12 o, infine, se reca a proprio carico un qualsiasi familiare portatore di handicap grave .

 

Diritti delle mamme: I Permessi per controlli prenatali

Ogni volta che andate a fare una visita in gravidanza, si tratta di un’assenza legittima, e ci sono permessi orari retribuiti, a condizione che gli stessi debbano essere eseguiti esclusivamente durante l’orario di lavoro. Sarà necessario poi portare al lavoro la documentazione che attesta che si è andate effettivamente a fare la visita: i permessi devono comprendere anche il tempo dello spostamento in macchina.

Diritti delle mamme: Assegnazione temporanea in un’altra sede di lavoro

Le lavoratrici e i lavoratori del settore pubblico possono chiedere, se hanno figli con meno di tre anni, l’assegnazione temporanea per un periodo di tempo non superiore a tre anni, ad una sede di servizio sita nella stessa provincia o regione in cui l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, a condizione che esista un posto vacante e di pari livello retributivo nella sede di destinazione, e vi sia il preventivo assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.

Diritti delle mamme: il congedo maternità

Si parla di congedo di maternità obbligatorio per un periodo di 5 mesi, quel tempo dei due mesi antecedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi. In questo periodo, la donna (dipendente) è obbligata all'astensione dal lavoro. Tale diritto è previsto anche alle madri adottive o affidatarie. 
Le lavoratrici dipendenti del settore privato, le lavoratrici autonome, le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata dell'Inps e, in qualche caso, alle madri che hanno cessato o sospeso l'attività lavorativa, godono dell'indennità di maternità durante il periodo del congedo obbligatorio. In alcuni casi, l'indennità è pari all'80%, in altri al 100% dell'ultimo stipendio. Per il congedo facoltativo, se applicabile, si prevede un'indennità del 30%.
Come si fa a richiedere il congedo di maternità e ricevere l'indennità?

  • elematicamente dal sito dell’Inps (www.inps.it - Servizi on line); 
  • al numero del Contact Center integrato indicato sul sito dell’Istituto previdenziale; 
  • tramite Patronati, attraverso i relativi servizi telematici.

La domanda telematica deve essere inviata prima dell’inizio del congedo di maternità e, in ogni caso, non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità.

 La lavoratrice è tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni dal parto con una delle modalità sopra indicate.

 Le lavoratrici autonome sono tenute, invece, a trasmettere la domanda telematica successivamente al parto.

 

 

Diritti delle mamme: Riposi giornalieri post partum, c.d. “per allattamento”

L’articolo 39 del D. Lgs. n. 151/2001 riconosce alla madre lavoratrice, entro il primo anni di vita del figlio, il diritto di poter beneficiare di due periodi quotidiani di astensione dal lavoro di un’ora ciascuno, al fine di provvedere al figlio (sono i cosiddetti riposi per allattamento, quale motivazione prevalente – ma non necessaria o assoluta – che determina la richiesta di tale beneficio).

La concessione di tali periodi, che possono essere fruiti anche cumulativamente, ma esclusivamente pro die, presuppone comunque, una durata della giornata lavorativa non inferiore alle sei ore; viceversa, è riconosciuta solamente un’ora quotidiana di riposo dal lavoro. Anche il padre può chiedere queste ore di riposo, se ad esempio la mamma è casalinga ( o come nel mio caso, avevo un part-time). Se avete avuto dei gemelli, questi periodi di riposo giornaliero sono raddoppiati (anche se indipendentemente dal numero dei nati), e le ore aggiuntive possono essere fruite dal padre lavoratore, anche contemporaneamente alla madre nonché nel caso in cui la madre si trovi in congedo parentale. Anche per i riposi orari giornalieri è previsto il prolungamento degli stessi (ed in tal caso sono definiti non riposi orari bensì permessi orari giornalieri), ma esclusivamente in alternativa al prolungamento del congedo parentale, nel caso in cui il minore sia portatore di handicap con connotazione di gravità. In tale specifico caso, i genitori possono fruire, sempre alternativamente, di due ore di permesso giornaliero interamente retribuito fino al terzo anno di vita del bambino.

I riposi per allattamento e i permessi orari non sono cumulabili, a meno che il piccolo non abbia una situazione di particolare gravità.

E’ invece consentita la fruizione, da parte di un genitore e ricorrendone le condizioni, sia dei riposi giornalieri per allattamento per un figlio, che dei permessi orari giornalieri per l’altro figlio.

Per ciò che concerne l’aspetto retributivo, i riposi giornalieri sono considerati ore lavorative, e pertanto concorrono al completamento dell’orario quotidiano di lavoro; conseguentemente, non incidono sulla retribuzione e sono computati nell’anzianità di servizio. Però questi riposi incidono sulle ferie e le riducono (come riducono anche la tredicesima)

Per i lavoratori del settore privato, l’indennità per riposo giornaliero è anticipata dal datore di lavoro, il quale successivamente la porta in conguaglio con i contributi da versare all’Istituto di Previdenza obbligatoria. Nel settore pubblico, invece, i pagamenti sono a carico dell’Amministrazione datrice di lavoro.

Mamma Gravidanza

La cicatrice del cesareo

Per alcune è un brutto ricordo, per altre il sorriso più bello del mondo: parliamo della cicatrice che resta dopo un parto cesareo, risultato di quando il chirurgo incide le pareti di addome e utero per estrarre nostro figlio. Non va trascurata, anche se quasi fin da subito tutti i nostri pensieri saranno per nostro figlio, altrimenti può portare a tutta una serie di problemi.

 

Il taglio in genere si estende per 6-8 cm circa, in senso longitudinale cioè in corrispondenza della linea centrale dell'addome, partendo dalla pelvi o trasversale sopra al pube. Il primo tipo era molto più diffuso anni, fa, mentre ora, anche per questioni estetiche, il taglio cesareo resta sotto la linea bikini.

Dopo alcune settimane, la ferita chirurgica regredisce in maniera naturale. Nel tempo, se gestita con le dovute attenzioni, la cicatrice del cesareo si trasforma in un segno sottile, quasi impercettibile. Altre volte, ciò che resta del taglio può evolvere in un cheloide o dare origine ad altre problematiche.

Scalino cicatrice cesareo

La terminologia scalino da cesareo è comunemente usata per definire quella striscia di pelle più morbida che sovrasta la cicatrice del taglio della mamma che ha partorito chirurgicamente, e che si appoggia come una sorta di grembiule sul ventre. Ovviamente si noterà nelle donne in modo differente a seconda di fattori quali la conformazione fisica, l’incisione operatoria, e la cura post parto.

Questo gradino resterà nella maggior pare dei casi a vita sul corpo di una mamma che ha dato alla luce il suo figliolo in questo modo, determinando così una delle principali differenza fra la pancia di chi ha fatto un naturale e chi un cesareo. Per alcune donne, specie per quelle più in carne è antiestetico, per altre, soprattutto se è andato tutto tranquillamente, non è un problema pure perché la peluria pubica tende a coprire la cicatrice.

Cicatrice cesareo cheloide

I cheloidi legati alla cicatrice cesareo, sono lesioni cicatriziali che crescono oltre il confine di una lesione cutanea come può essere appunto la cicatrice di un’operazione. Alla vista sono cicatrici rosse ipertrofiche.I cheloidi sviluppano una cicatrice molto più ampia ed estesa rispetto al danno d'origine rappresentano il risultato di un'eccessiva ed esagerata crescita di tessuto di granulazione che origina ai margini di una ferita.

Cicatrice cesareo gonfia

Datevi almeno sei settimane di tempo di guarigione e anche se all’inizio la cicatrice sarà ancora un po’ arrossata, ciò è del tutto normale. Il colore persisterà per circa sei mesi prima di svanire e trasformarsi in una linea biancastra meno evidente.

Cicatrice cesareo rossa

Pruriti e arrossamenti forti in sede di ferita invece possono essere causati da una lieve allergia al disinfettante, al cerotto o alle garze utilizzate, mentre un prurito senza arrossamento che insorge dopo giorni è la norma risposta della pelle al processo di cicatrizzazione.

Taglio cesareo e istmocele

Un insolito sanguinamento tra una mestruazione e l'altra: se questo evento si verifica e si mantiene nel tempo dopo uno o più parti avvenuti con taglio cesareo, la causa potrebbe essere un istmocele, un'alterazione dell'endometrio, il rivestimento interno dell'utero, proprio conseguente al cesareo. 

 

Oltre al disagio delle perdite e a eventuali dolori, questa condizione potrebbe comportare infertilità e complicazioni in caso di future gravidanze. Per fortuna, però, la si può risolvere o per via farmacologica, con la pillola, oppure con una isteroscopia, un piccolo intervento chirurgico svolto direttamente dall'interno della cavità uterina.

 

Per quanto riguarda le creme e pomate da taglio cesareo, non ci sono particolari prodotti da usare in questa fase perchè la cicatrice guarirà da sola e nel migliore dei modi; inoltre è meglio non usare creme e pomate durante l’allattamento. Dopo potrete usare un prodotto elasticizzante, come ad esempio Rilastil.

 

Cicatrice cesareo come curarla

La cicatrizzazione del taglio cesareo è un processo che può durare anche mesi a seconda della pelle di ogni donna.

Nei primi tempi la ferita dovrà essere disinfettata e medicata secondo le indicazioni del medico. Una volta rimarginata la ferita iniziano le fasi più delicate della gestione della cicatrice, in quanto la lenta cicatrizzazione in atto può essere migliorata usando prodotti che favoriscono il suo evolversi naturale in un segno sottile e impercettibile.

Tale fase è la più critica per le donne che tendono alla formazione di cheloidi perché prima si inizia a prendersene cura e migliore risulta essere l’aspetto della cicatrice.

La vitamina E idrata l’area cicatriziale e, come la calendula, favorisce la fisiologica rigenerazione dei tessuti. La camomilla, invece, ha un’azione antipruriginosa, lenitiva e antinfiammatoria benefica per la cicatrizzazione, che spesso è accompagnata da infiammazione e prurito. Infine, la lavanda e il rosmarino sono utili coadiuvanti grazie alla loro azione lenitiva e antisettica.


Cicatrice cesareo
liquido

Difatti, la sintomatologia delle infezioni varia proprio in base alla localizzazione e in base alla causa dell’ infezione stessa. Proprio in seguito al taglio cesareo (ma anche dopo episiorrafia, cioè la sutura del “taglio perineale” nel parto spontaneo) non sono poco frequenti le infezioni della ferita chirurgica.

Innanzitutto, si presenta eritema associato ad un incremento della consistenza dei tessuti intorno alla ferita con presenza di pus, infiammazione e febbre, dolore, calore localizzato. Tutto potrebbe prevedere e richiedere l’inserimento di un drenaggio per poter smaltire i liquidi o il pus formatisi.

Tra le varie tipologie di infezioni, quella da Clostridium potrebbe generare bolle, tessuto necrotico (in altre parole deteriorato) fino a segni sistemici e che coinvolgono tutto l’ organismo: dall’insufficienza renale, al collasso cardiovascolare e all’ emolisi.

Anche lo Streptococco emolitico del gruppo A comporta febbre al di sopra de 38 ° C, insufficienza vascolare, resistenza agli antibiotici.

 

Cicatrice cesareo olio

Una volta cicatrizzata la ferita e rimossi i punti, ci si può prendere cura della cicatrice del cesareo con massaggi con olio di rosa mosqueta, trattamenti osteopatici o di armonizzazione della cicatrice.

CICATRICE Taglio cesareo Infiammata

Altri problemi legati alla cicatrice cesareo sono la possibile formazione di infezione o infiammazione della cicatrice stessa: spesso infatti si assiste ad un rossore nella zona lesionata con una ipersensibilità della parte.

Molto spesso infatti si assiste anche ad una lesione dell’utero durante il parto: quando questo viene inciso per permettere la fuoriuscita del feto, quella parete diventa più debole e infatti una successiva gravidanza naturale risulta essere complicata (viene spesso sconsigliato di eseguire un parto naturale dopo aver avuto un taglio cesareo).
Con il divaricamento dei retti e un incisione della fascia addominale, non è raro riscontrare anche un problema di diastasi addominale cioè un allontanamento del piano muscolare con un indebolimento della parete addominale e con conseguente problematica sotto l’ottica viscerale.

Ricordiamo infine anche la possibile concomitanza con disturbi legati al pavimento pelvico (la cui riabilitazione deve essere SEMPRE eseguita da un fisioterapista specializzato in questo ambito) e alla vescica (incontinenza urinaria, dismenorrea, cistiti ricorrenti ecc).