Pensieri

Pensavo. 


Pensavo a tutte quelle di voi che stanno per affrontare un'altra notte in bianco.

A quelle coi figli appena nati, a quelle che allattano a richiesta e dormono con un occhio sì e uno no, a quelle col biberon che ogni tre ore devono fare la loro parte.


Pensavo a quelle che hanno i bimbi che non stanno bene, a quelle che hanno iniziato a far dormire i figli da soli e si alzano solo 10 volte per notte.
Pensavo a quelle che hanno un turno di notte, e stanno sveglie a lavorare chiedendosi se i bimbi dormono.
Pensavo a quelle con la testa piena di pensieri, come me, che anche ormai possono, non dormono lo stesso.


E pensavo che vorrei mandarvi un abbraccio, a tutte, e dirvi che i figli cresceranno, e dormiranno, e guariranno, e capiranno lo sforzo che fate quando siete fuori per lavoro.


Insomma, ce la farete. Ce la faremo. Vero mamme?

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Le mamme fachiro

Le mamme fachiro le riconosci subito: sono quelle con la piega dei capelli asimmetrica ( nonostante i vigorosi colpi di spazzola della mattina) e con lo sguardo un po’ stranito di chi non ha passato la notte più comoda della propria vita. Sono mamme come tante, che prima di diventare fachiro amavano la comodità, e il massimo sacrificio poteva essere un paio di scarpe irrinunciabili, con tacco 10. Ma da quando sono arrivati i figli le mamme fachiro hanno scoperto che il corpo umano è in grado di sopportare e sopravvivere a tutto.

 

Le mamme fachiro dormono con la testa sul comodino

 

Un bambino piccolo in un letto matrimoniale è un mistero della fisica e della scienza: come fa un corpo di 70 centimetri ad occupare più spazio di corpi sopra al metro e sessanta? E così la mamma, spinta dai teneri piedini del pargolo, non può fare altro che mettere il cuscino sopra al comodino e cercare di venire a patti con gli spigoli.

 

Le mamme fachiro camminano sopra ai lego

 

È notte.  Andate a piedi nudi in bagno, o in qualsiasi altra stanza della casa, magari nel massimo silenzio perché avete impiegato un’ora ad addormentare vostro figlio, e ta-dan: calpestate un pezzo di lego. Ma non il pezzo grande e verde, ma uno di quei pezzi infidi, piccoli, anonimi, che si pianterà esattamente in mezzo al vostro calcagno. E non potete nemmeno urlare.

 

Le mamme fachiro fanno la doccia scozzese

 

Se avete figli abbastanza grandi da poter fare liberamente una doccia, vorranno anche senza dubbio farvi compagnia in bagno. Ed è impossibile per un bambino stare in bagno senza aprire l’acqua o usare lo sciacquone: così la vostra doccia sarà un susseguirsi di ARTICO-PALLA DI FUOCO-ARTICO - PALLA DI FUOCO. Che comunque fa molto bene per la cellulite.

 

Le mamme fachiro hanno le braccia che si allungano

 

Siete in macchina.  Casca un ciuccio, un biberon un gioco, insomma qualsiasi cosa provoca pianti di un’ora. In men che non si dica allungate le braccia e vi fate uscire una spalla (che ormai ce lo sa e si adatta) per riprendere una cosa che sta proprio nell’angolo più bastardo dell’abitacolo.

 

Le mamme fachiro si siedono sui dinosauri

 

E quando dormono in genere un braccio della Barbie ce l’hanno conficcato nella schiena: perché ci sono giochi che i figli non mollano proprio mai e ce li ritroviamo davvero dovunque.

 

Le mamme fachiro fanno i contorsionisti

 

Tanti nostri oggetti sono a misura di bambino, e così ci sediamo sulle seggioline  alte 20 centimetri per prendere il tè, c’incastriamo nello scivolo dei piccoli al parco perché il nostro bambino non vuole scendere da solo e passiamo ore a leggere libri ripiegate su noi stesse sotto il tavolo della cucina.

 

Insomma, le mamme fachiro hanno pelle e ossa capaci di resistere a tutto: ma il cuore dentro è così tenero e delicato, che a volte basta ritrovare un calzino da neonato per piangere come fontane. Ma tanto non ci arrugginiamo mai.    

 

Ringrazio Giovanna Biancaterra che mi ha dato l'idea per il post!

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Lettera al bullo che mi tormentava (che ora è un genitore)

Ciao, ti ricordi di me? Forse sì e forse no. Ero la compagna di classe secchiona, quella con gli occhiali. Quella con meno amici di Rapunzel chiusa nella Torre. Ero quella a cui svuotare l’astuccio, scrivere sulla felpa nuova con la penna indelebile, quella da prendere in giro perché era brutta, e ovviamente da non invitare mai alle feste.

 

Erano solo scherzi, vero? Nessuno usava la parola bullismo. Erano scherzi le maldicenze, le matite piantate nelle mani, le botte dentro l’autobus. A me come a tanti altri poveracci che avevano la sfortuna di non andarti a genio. Il tempo passa, sono sopravvissuta. Certo, da quando la scuola è finita, tutto è migliorato.

 

Adesso sono una mamma con due figli che crescono. Ho visto che anche tu sei un genitore. E allora provo a immaginare com’è la vita dei tuoi figli, perché sai, sono curiosa. Immagino che dentro casa ai tuoi figli parli a mala pena. Immagino che quando piangono e sono tristi ti fai una grassa risata: perché piangere è da deboli. Immagino che quando sono vestiti in un modo che non ti piace, li metti in ridicolo davanti al resto della famiglia. Immagino che per punirli svuoti il loro zaino per terra, o spezzi la loro matita preferita.

 

Immagino che per educarli tu usi gli stessi pugni che hai scaricato dietro il sedile del mio autobus, o sul mio braccio.

Dici che i tuoi figli vanno all’asilo? Ma non è mai troppo presto per renderli uguali a te. Mi fanno un po’ pena, i tuoi pargoli. Perché le possibilità sono due: o saranno vittime o saranno bulli. E non c’è molto da preferire una cosa all’altra. Io, se lo vuoi sapere, me la cavo meglio.

 

Perché i miei figli saranno liberi. E cresceranno nell’amore e nel rispetto: tranne che per gente come te. Ti stai vergognando, vero? Bene, è il primo passo. Ora ripensa al tuo passato, e se mi incontri, fossero anche 10 anni che non ci parliamo, chiedimi scusa. Sarà davvero un bel modo per iniziare a crescere dei figli migliori: senza dubbio migliori di te..

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Di quando ho ritrovato la mia strada

Sentirsi mancare la terra sotto i piedi: vi è mai capitato di usare questa espressione?

A me sì. E' sentirsi insoddisfatti. E il guardarsi intorno senza sapere quale indirizzo dare alla nostra vita. E' il perdere un po' la bussola, è non avere un nord e ondeggiare alla deriva.

 

La mia ultima estate felice l'ho trascorsa in un paesino che si chiamava Staffolo. La mano dell'adolescenza mi stringeva il cuore: era il tempo delle prime cotte, per un ragazzo con i ricci da arcangelo e il sorriso gentile, era il tempo delle insicurezze, degli occhiali, del non sapere più cosa si fosse, se grande o piccola.

Era il tempo dei 14 anni, delle prime ribellioni, del passaggio alle superiori, con i vocabolari di greco e latino, nuovi di zecca, a guardarmi da sopra la scrivania.

 

Era il tempo in cui pensavo di avere tutto il tempo del mondo per stare con mio padre e quindi potevo sprecarlo.

E invece ci restavano meno di sei mesi. 

E l'estate successiva ero già un fantasma che camminava corrucciato per Roma. Ero uno spirito esausto che voleva andarsene, ma non aveva il coraggio di farlo, che voleva scappare, che in mezzo a milioni di sconosciuti si voltava di scatto perchè pensava di aver visto un viso familiare. Che ancora si svegliava la mattina di botto, con la certezza che era stato solo un brutto sogno.

 

E un' estate dopo l'altra, un autunno dopo l'altro sono andata un po' a tentoni. Volevo scrivere, per vivere, ma non sapevo come fare. Incontravo un ragazzo sbagliato dopo l'altro, e l'idea di avere una famiglia era una cosa come un'altra, come il voler tornare in Spagna e trovarmi invece chiusa in un ufficio dopo la laurea.

 

Poi un giorno un test di gravidanza improvvisamente ha fatto la magia. Mi ha fatto capire che per quel minuscolo essere che cresceva dentro nella mia pancia e che nessuno a parte me e suo papà sembrava volere, ero pronta ad affrontare ogni cosa. E poi una dietro l'altra sono arrivate la famiglia costruita con immensa fatica, il lavoro dei miei sogni, che non ci sarebbe stato se tante volte in passato non fossi stata considerata inutile. 

 

Ed è arrivata anche la pace con il passato. I figli mi hanno costretta ogni giorno a fare i conti con la memoria di mio padre, me lo hanno nominato, mi hanno chiesto della sua infanzia, ho dovuto raccontare tutte quelle cose che pensavo di aver dimenticato. E sono stata infinitamente meglio.

 

I miei figli, un passo dopo l'altro, mi hanno fatto trovare la strada. 

O forse sono stata io a sceglierla, prendendoli per mano e camminando insieme a loro.

 

 

 

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Preghiera di mamma e papà

 

Padre nostro che sei nei cieli, In terra e in ogni luogo

Ti preghiamo per questo figlio-tesoro che hai voluto affidarci.

 

Donagli occhi lucenti,

che guardino oltre il colore e la ricchezza del suo prossimo.

 

Donagli orecchi attenti, 

che sappiano ascoltare il dolore di chi gli è accanto.

 

Donagli una bocca sorridente

che canti tutto il giorno e la sera mormori una preghiera.

 

Rendi le sue mani tenere

che possano accarezzare, consolare e mai colpire.

 

Rendi i suoi piedi agili

per affrontare la strada che gli farai percorrere.

 

Rendi il suo cuore immenso

per abbracciare anche coloro che non sapranno amarlo.

 

Ma lascia infine la sua anima come è ora

candida e leggera, capace di volare su oltre le nuvole della vita.