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Smettiamo di essere Wonder Woman

Il lavoro di una madre non finisce mai.

Lo so che è un cliché vecchio quanto il cucco...ma, cara mamma, immagino che tu senta la sua verità nella stanchezza che ti porti addosso.

 

Magari sei una neo-mamma,  immersa nelle trincee  dell'assenza di sonno per colpa di poppate notturne e cambi di pannolini a ripetizione, oppure una professionista esperta con una coppia di adolescenti che saltellano tra le attività e le uscite con gli amici: in ogni caso conosci l'inesorabile spossatezza della maternità. Voglio dire, quante di noi non si sono appisolate per almeno mezzo secondo mentre sono in bagno?

 

Gli studi hanno dimostrato che le mamme, nei primi due di vita dei figli, lavorano 98 ore alla settimana. Non c'è da meravigliarsi che siamo così stanche. Tuttavia, anche se è scioccante sentire quel numero, quando ci pensiamo, non è poi così sorprendente. Quante volte ti sei lamentata con qualcuno di avere bisogno di una giornata di 30 ore?

 

Quante volte alla fine di una giornata incredibilmente impegnata, hai guardato intorno nella tua casa in rovina e ti sei chiesta come cacchio fosse possibile che nulla fosse al suo posto?  E non importa se sei una mamma casalinga, mamma che lavora in casa, o lavora a tempo pieno fuori casa: senti comunque la pesantezza di questo carico.

 

Conosco questa fatica. Ho avuto la fortuna di essere stato in grado di sperimentare l'esaurimento della maternità in varie incarnazioni: stare a casa con il mio primogenito per essere una mamma a tempo pieno per un paio di mesi , ero così esausta cherischiavo di avere le allucinazioni e imploravo di poter dormire pochi minuti. Poi sono tornata al lavoro:

qualsiasi mamma che è tornata al lavoro sa che sta scambiando solo un tipo di stanchezza con un altro tipo di stanchezza.

 

Ora che lavoro da casa e i miei figli sono più grandi, ci sono altri compromessi. Avere un programma flessibile significa che lavoro ad ore strane e a volte malsane . I bambini più grandi significano problemi più grandi. Non devo più svegliarmi per allattare, ma spesso penso al futuro dei figli e pensare che ormai non ho più controllo su una parte della loro vita confesso che mi dà una certa forma di ansia ... 

 

Posso solo immaginare come gli anni dell'adolescenza questa sensazione si amplificherà. Una cosa che non sono mai stata è una mamma single,e posso solo immaginare il loro livello di eroismo.

 

La verità è che il carico di lavoro invisibile della maternità è travolgente e non viene riconosciuto abbastanza spesso. Se la mamma lavora in casa o fuori di essa, molte delle attività di getsione sono sulle sue spalle. In una stereotipata genitorialità eterosessuale, la donna ha quasi sempre il compito di ricordare appuntamenti medico / dentista / ortodontista / occhi, vaccinazioni, visite aperte, conferenze per insegnanti, prescrizioni per tutta la famiglia, permessi, pranzi, assegni, spesa e pianificazione pasti, feste di compleanno tra cui quando, dove e cosa comprare, compleanni e date importanti di tutti i membri della famiglia allargata, compresi quelli di suo marito, ecc ...

 

Potrei andare avanti all'infinito.

E, troppo spesso, i papà che sono volenterosi e desiderosi di aiutare lo fanno in un modo che va a pesare di più  emotivamente sulla mamma, con tanti, vaghi, "Lo Farò".  No, tesoro, non è così che funziona. Non farti chiedere di aiutarti. È proprio come nel tuo lavoro: valuta la situazione, determina cosa deve essere fatto in seguito e fallo. Sei tanto capace quanto noi di vedere ciò che deve essere fatto e reagire di conseguenza. Non sminuire te stesso comportandoti come se non sapessi come funzionano le cose dentro casa. Sappiamo tutti che sei meglio di così. Questa dinamica in cui le mogli fanno gran parte delle cose, hanno la maggior parte delle preoccupazioni e della pianificazione e devono sorvegliare i loro mariti non va bene.

 

Possiamo continuare a vantarci del fatto che le mamme sono delle supereroine: ma in realtà nessuna di noi dovrebbe esserlo. Dovremmo avere diritto a fare a metà di ogni fatica, a mangiare quando è ora e a dormire quando è ora di farlo: dovremmo avere diritto a rilasciarci e dedicarci del tempo, per prenderci cura di noi, come magari facevamo in gravidanza, con il Gel Defaticante Gambe Mustela rilassa e dona una sensazione di sollievo immediata alle gambe stanche.

 

E i nostri figli cresceranno meglio, se avranno una mamma in salute e mentalmente stabile: capace persino di essere felice e riposata!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Il Gender Gap spiegato a mia figlia

Cara Matilde,

oggi ti racconto una storia. O meglio, tante storie.

La tua trisavola (e mia bisnonna) Anna, era una gran testa per la matematica. Una persona capace di fare conti assurdi a mente meglio delle nipoti che scrivevano su carta. Una fine economista. Ma a nessuno era importato nulla di questo: era una femmina, poteva restare analfabeta. E ci restò. Sapevi che le donne non mangiavano sedute insieme agli uomini e che se qualcuna di loro riusciva ad arrivare ad un boccone di carne era perché il padre si faceva impietosire e glielo passava di nascosto?

E poi c’era l’altra tua trisavola Irma, che oltre al lavoro in campagna doveva fare la cuoca nella casa dei padroni, quando arrivavano per le vacanze, ovviamente gratis.

E la tua bisnonna te la ricordi, vero? E' stata trattata come una pezza da piedi dall’uomo che la famiglia le fece sposare, fino a pochi minuti prima di morire. E tua nonna invece, che da ragazza non poteva nemmeno decidere quando indossare un cappotto comprato con i suoi soldi, senza che il resto della famiglia dicesse la sua? 

E poi c’è tua madre, che ad ogni trenta e lode portato a casa dopo un esame trovava sempre qualcuno che insinuava “Ma l’esaminatore era un uomo?” Incinta prima del matrimonio di un uomo molto più giovane (CHE SCANDALO)...Che ha perso due lavori perché fare la mamma in Italia deve essere svincolato dal lavorare e che adesso si fa il mazzo, ed ha successo, eppure a volte si sente dire “Ma tu guarda, una mamma che ci capisce di informatica” che poi nemmeno è vero, perché io di informatica non capisco una cippa.

 

Ogni volta che noi donne nasciamo in Italia, sul nostro percorso sono sistemate delle buche. Degli inciampi, che il passare del tempo non mitiga.

Il gender gap è quando in un gruppo di uomini loro sono dottori e tu signorina, anche se sei la più titolata del gruppo.

Il gender gap è “se l’è cercata”. Perché hai bevuto un bicchiere, perché ti sei fatta una canna, perché hai fatto sesso in libertà come è tuo diritto.

È quando sei più grande del tuo compagno e allora sei una mantide, se sei molto più giovane, sei una che cerca soldi.

E’ quando vai a dire al tuo capo che sei incinta sudando freddo, mentre un uomo può brindare senza remore al fatto che diventi papà.

E’ quando le maestre a scuola ti dicono che non segui abbastanza tuo figlio, dando per scontato che sia orfano di padre.

E’ quando in una giornata di 24 ore devi trovare il tempo per lavorare, occuparti della casa e dei figli. Mentre tuo marito sta sul divano.

Il gender gap è sentirsi chiedere al colloquio di lavoro chi si occupa dei bambini.

È sentire l’obbligo di mostrare al mondo una faccia piallata, invece delle nostre rughe di tutti i giorni.

È lasciare che lo Stato disponga del tuo corpo e ti impedisca di scegliere.

È farsi pagare per stare a casa con i figli, che poi crescono. E tu che farai, allora?

 

Insomma Matilde mia: il gender gap è una gran rottura di coglioni. E' la pietra d'inciampo che ci portiamo dietro da secoli, che serve a ricordardarci che non siamo uomini. E io invece penso alla gioia selvaggia che mi ha attraversato l'anima quando ho sentito che eri femmina, che eri una guerriera, che avresti lottato. Come fa tua madre, che insieme a tante altre donne, lotta perché questo gender gap non aumenti…e magari scompaia.

Chissà se ce la faremo mai?

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Tienimi la mano, papà

Tienimi la mano, anche se siamo divisi da questo grande mare che mi avvolge e di te conosco solo un’eco lontana. Papà, dici di chiamarti, e amore mio deve essere il mio nome. Tienimi la mano così il buio non mi farà paura, mentre tu parli con me, mentre io divento grande e lo spazio si fa sempre più piccolo.

 

Tienimi la mano, papà, adesso che posso vedere te e la mamma mentre piangete quasi più forte di me. E qui intorno c’è una confusione infinita e c’è troppa luce e tanta gente: ma quando mi prendi la mano so che è tutto a posto. E sono così grandi come non l’avrei mai creduto possibile,  e io che mi sentivo un gigante invece sono così piccolo da stare quasi nelle tue mani.

 

Tienimi la mano papà, mentre apro gli occhi e scopro che il mondo è una grande sfera piena di cose belle, che ci sono sapori, odori, colori che fanno scoppiare a ridere. E il tuo pollice da stringere è il gioco più bello del mondo: e quando io sorrido e voi ridete il sole splende ancora più forte.

 

Tienimi la mano papà, che i primi passi fanno sempre paura: ma vi vedo così orgogliosi che so di potercela fare. Tienimi la mano e poi lasciala andare, ma sii pronto a tenderla di nuovo, finché non imparerò a rialzarmi da solo.

 

E più cresco e più guardo le tue mani, papà. Mani che si muovono per lavorare e darmi da mangiare e da vestirmi, anche se spesso fai un lavoro che ti pesa. Mani che accarezzano i capelli di mamma, mentre la guardi innamorato. Mani che negli anni hanno cambiato pannolini, imboccato bambini, costruito giochi. Mani che a volte in un impeto di rabbia si sono alzate per colpire, e nell’infinita traiettoria verso la mia faccia sono diventate un buffetto paterno, perché mi dici sempre che le parole insegnano più dei pugni.

 

A volte le tue mani mi sono sembrate antiche, anche se erano così giovani quando sono nato io. E mi sembravano pesanti quando si appoggiavano alle mie spalle e io volevo solo correre dagli amici. Mi sentivo come un palloncino trattenuto qui che aveva solo voglia di volare via.

E sono volato, papà, mentre le tue mani mi salutavano di lontano.

 

E sono tornato, e adesso le tue mani ninnano mio figlio, che nel suo piccolo pugno stringe la mia intera vita. Adesso so che significa, tenere un figlio per mano.

Significa mettere il proprio cuore tra le sue piccole dita e non riprenderlo mai più: come tu hai fatto con me.

 

Auguri a tutti i papà!

 

 

 

 

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10 trucchi per insegnare ai bambini a rispettare l'ambiente

I nostri figli sono come spugne: assorbono ogni gesto che noi facciamo, che resterà scritto dentro di loro per sempre. E guardando noi, possono capire cosa significa imparare a rispettare il mondo in cui vivono, per cercare di invertire la marcia verso l'autodistruzione.

Ma come poter mettere in pratica questo rispetto, scrivendolo a lettere indelebili nelle loro abitudini? Iniziando un processo verso quella famosa "decrescita felice" che in parte è utopia, ma in parte è l'unico modo per invertire la rotta?

Dando appunto un’educazione ambientale che parta il primo possibile, da quando i figli sono molto piccoli e già nelle nostre case. Coinvolgendo i bambini che, una volta ben catturati sul piano degli stimoli e dell’attenzione, si mostreanno subito molto sensibili al loro futuro e al mondo che vogliono. Inoltre, nulla, anche il rispetto dell’ambiente, si impara in un giorno.

Azioni da fare per una buona educazione ambientale

 

1. SMALTIAMO I RIFIUTI IN MANIERA INTELLIGENTE

CoinvolgIamo i bambini nel processo di smaltimento dei rifiuti prodotti in casa insegnando loro come fare la raccolta differenziata e soprattutto spiegando loro cosa accadrebbe se tutti i rifiuti venissero accatastati senza alcun criterio. Ad esempio possiamo provare a spiegare ai piccoli che fine fa una bottiglia di plastica se non viene adeguatamente riciclata o peggio ancora quanto inquina se viene abbandonata in spiaggia.

 

2.EVITIAMO GLI SPRECHI

Insegniamo loro anche a non sprecare l’acqua e spiegiamo che non c’è bisogno di far scorrere troppa acqua per fare una doccia. Anche chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti è un altro modo per evitare inutili sprechi d’acqua;
Stessa cosa per le luci accese: è importante che i bambini imparino a spegnere le luci che non servono e risparmiare energia elettrica.

 

3.EVVIVA IL RICICLO CREATIVO

Invece di buttare tutto in maniera indiscriminiata, spieghiamo che molte cose possono avere una seconda vita. I puzzle con i pezzi mancanti posso diventare cornici colorate, i colori a cera piccole candele, le scatole possono diventare contenitori per mantere l'ordine: e ci sono altre mille idee che potete trovare online!

 

4.AUMENTIAMO LA PRODUZIONE CASALINGA PER EVITARE RIFIUTI

Produrre cibo in casa significa evitare l'acquisto di imballaggi. Se fate un ciambellone per la colazione invece di comprare merendine, non avrete un'infinita quantita di cose da buttare.

 

5.FATE UNA SPESA CONSAPEVOLE

Insegnate ai vostri figli il valore del fare la spesa. Iniate portando da casa una busta in tessuto, che eviterà di usare altre buste che finiranno nella spazzatura. Acquistate frutta e verdura senza imballaggio. Scegliete prodotti del territorio, che non hanno viaggiato per centinaia di chilometri: in questo modo favorirete i produttori locali e abbasserete la soglia di inquinamento.

 

6. MENO MACCHINE E PIù PIEDI

Insegnate loro che le automobili inquinano e che se non dobbiamo percorrere tanta strada è bene muoversi a piedi o in bicicletta. Se siete vicini alla scuola, prendete l'abitudine di accompagnarli a piedi: fa bene all'umore, all'ambiente e al portafoglio!

7. COMPOSTAGGIO? Sì GRAZIE!
Se avete un giardino, insegnate loro che i rifiuti umidi domestici possono trasformarsi in un concime naturale per le piante. I bambini ne rimarranno affascinati!

 

8.FATE ATTENZIONE AL RISCALDAMENTO

Durante l’inverno, quando fa freddo, invece di alzare troppo il termostato, fate indossare ai bambini qualcosa di più pesante. Anche questo li renderà più consapevoli.

 

9. NON SPRECHIAMO IL CIBO!

Insegnate loro che il cibo non deve essere sprecato e che è importante finire tutto quello che si ha nel piatto. Magari provate a rendere divertente il momento del pasto in modo da convincerli a mangiare anche quegli alimenti di cui spesso non vogliono proprio sentir parlare come ad esempio le verdure.

 

10. FATELI VIVERE A CONTATTO CON LA NATURA

Portate spesso i vostri figli a fare una passeggiata in campagna o in un parco pubblico per far capire loro quanto sia importante rispettare la natura.  Se vi recate in un parco giochi insegnate loro il rispetto di tutte le strutture presenti: sono un bene per tutta la comunità e per questo devono essere sempre mantenute in buone condizioni.

 

Solo crescendo consapevolmente potranno cercare di porre rimedio al mondo disastrato che si troveranno ad ereditare!

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Pesantezza VS Leggerezza: siamo mamme e vogliamo ridere!

 

Sapete che ridere fa bene alla nostra salute? Sapete che ridere fa bene ai nostri bambini?

Ci sono stati momenti della mia vita in cui una risata mi ha davvero permesso di trasformare il buio intorno a me in luce. Ho sempre cercato rendere più leggera la vita delle persone che amo. Ricordo che uscita dalla sala operatoria dove mi avevano appena impiantato un pace maker, appena arrivata davanti a mia madre devastata dalla lunga attesa, avevo chiesto all’infermiera di controllare se fossi pettinata. Lei e le mie amiche si erano lasciate andare ad una risata liberatoria, perché la mia vanità allora era leggenda. E solo una volta entrata in camera avevo pianto a lungo ripetendomi “Ce l’ho fatta, sono ancora qui”.

 

Ridere, scherzare, libera l’energia negativa che ci portiamo dentro: eppure quando sei mamma è come se ridere delle tue difficoltà sia un tabu. Come se ironizzare sulle nostre difficoltà sia così dissacrante da diventare una colpa.

In quasi 4 anni di blog una delle cose che mi ha sempre fatto cadere le pall …ehm colpito, è la pesantezza di certa gente. Non pesantezza fisica, ma morale, spirituale, l’incapacità di capire l’ironia di una battuta.

 

Ho creato centinaia di meme, per ridere e far ridere le persone sulle difficoltà della maternità e tutti con un unico scopo: strappare una risata a voi mamme. Accompagnarvi verso il lavoro della mattina sghignazzando sulla notte insonne, facendovi compagnia nei momenti di pausa ridendo su quanto era diversa la vita prima di avere figli e dopo averli avuti.

Eppure in questi anni, tra milioni (e sì, milioni) di like, commenti ed emoticon divertiti, sono sempre spuntati come i funghi i gridi dei frustrati: E ALLORA NON FATE FIGLI, SE VI LAMENTATE SEMPRE.

 

Al di là del fatto che invoco il sacrosanto diritto di lamentarmi di non dormire, di avere la schiena a pezzi, di essere andata in bagno da sola per l’ultima volta nel 2009, invoco anche il sacrosanto diritto di RIDERE. Ridere di me e delle cose che mi fanno penare, ridere di voi e della vostra pesantezza.

 

E il mio amore per i figli, immenso, straordinario, travolgente, un amore che mi porterebbe a consegnare loro il mio cuore seduta stante (pace maker compreso) se dovesse servire loro, non è minimamente scalfito dal mio RIDERE.

Ridete donne, ridete mamme e papà: ridete e vi salverete dalla pesantezza della gente che non capisce nemmeno quanto sia bella l’ironia.