string(15) "430,591,600,604"

Neonato in casa: perchè Jumanji, al confronto, è una passeggiata

 Quando prendiamo nostro figlio in braccio per la prima volta e le infermiere si occupano di noi, le ostetriche sono lì a farci vedere come bisogna fare ogni cosa e siamo circondate di parenti piangenti e in adorazione del pargolo nuovo di zecca, c’è un attimo, solo un attimo, in cui pensiamo che il peggio sia passato.

Piano piano ci riprendiamo dai dolori, nostro figlio è un amore, i vestitini che abbiamo scelto per lui sono deliziosi. Non dobbiamo cucinare (dai il vitto non è da 5 stelle, ma tra una brioche e un panino al prosciutto si può sopravvivere), e possiamo stare in pigiama tutto il giorno, senza che nessuno ci debba criticare. Ad una certa ora, le infermiere cacciano tutti e possiamo riposare. Poi, improvvisamente, l’idillio finisce: l’ospedale dice che siamo guarite e si può uscire.

E ADESSO?

Nostro figlio: da Cicciobello a Hulk nel tempo di tornare a casa

L’adorabile frugolo che dormiva tante ore filate nella culletta dell’ospedale adesso è un energumeno (dolcissimo eh) che riesce a stare sveglio una quantità di ore incredibili, e che se dorme lo fa solo attaccato al seno. Il suo pancino ha iniziato a lavorare per davvero e quei due pannolini al giorno diventano 10. Nel frattempo l’olfatto che avevate perso durante la gravidanza decide improvvisamente di tornate, e scoprite perché vostro marito diventa verde ogni volta che cambia il pargolo. Ma soprattutto quel maledetto cordone ombelicale, che le ostetriche medicavano in un nano secondo, diventa il nemico numero: MA QUANDO CASCHI??

 

I parenti: l’invasione degli Unni

Come i popoli dell’Est Europa scelsero il momento in cui l’Impero Romano era più debole per attaccarlo da ogni lato, i parenti arrivano dagli angoli più remoti d’Italia a conoscere vostro figlio proprio adesso che sei uno straccio. C’è chi chiama prima, ma la maggior parte si presentano alle ore più assurde dicendo “SORPRESAAAA” mentre tu cercavi magari di fare una doccia perché per la prima volta in tre giorni l’erede dorme per qualche ora di fila. Oh, ce ne fosse uno che arriva con una teglia di lasagne: si presentano con bodini ormai troppo piccoli (e chi se lo immaginava che partorivi sto gigante) con pretese dell’altro mondo (ci fermiamo a cena così ti facciamo compagnia) e invariabilmente malati (sì ho avuto l’ebola, ma sai era così tanta la voglia di vedere tuo figlio)…E tu rimpiangi tantissimo l’infermiera che con la simpatia di Ibraimovich e la grazia di Castrogiovanni ad una certa ora cacciava tutti. Chissà se fa pure servizio a domicilio?

 

La casa: io speriamo che me la cavo

Alla fine della gravidanza il desiderio di avere un nido perfetto in cui accogliere il figlio tanto atteso ci ha portati ad arredare, pulire e decorare come non ci fosse un domani. Uscite dall’ospedale, quando sembra impossibile anche solo andare a fare pipì, la casa diventa una specie di barca alla deriva. Le più fortunate possono contare magari su madri, sorelle o suocere, che spaventate che l’affettato lasciato in frigo un mese possa riprodursi e uscire ad attaccare il bambino, magari passano per dare una mano. Alle altre non resta che picchiare il marito con la scopa per spingerlo a fare qualcosa o pregare che i servizi sociali abbiano troppo da fare per venire a dare un occhio dentro casa.

 

La cura di tuo figlio: qui non si scherza

Possiamo essere approssimative e tirare a campare su tutto ma non su nostro figlio. E così ringraziate la zia di terzo grado per avervi portato l’olio per la pelle fatta dalle suore di clausura con una pianta che hanno solo loro (che poi userete per lucidare i mobili), bandite gli assurdi bagnoschiuma di cui vi hanno sommerso che non usereste manco per lavare la macchina (figurati un neonato) e virate dirette su quello che conoscete: e quindi Mustela tutta la vita. La stessa Mustela che usavatei in gravidanza, la stessa Mustela con cui vostra mamma si prendeva cura di voi quando eravate piccole. E sembra quasi un passaggio di consegne.

Gli indispensabili?

- Le salviettine per il cambio (soprattutto quando sei in giro, perché a casa, finchè puoi, usa solo l’acqua!

-Il bagno doccia per il bagnetto che rispetta la sua pelle

-Lo shampoo più adattao alla sua testina delicata.

-La crema per il massaggio: uno dei momenti più belli da condividere tra mamma e bimbo.

 

Comunque, care mamme, vi do una notizia: si sopravvive.

E passa tutto velocemente. No, non vi mancherà la stanchezza, il dolore, o il baby blues: vi mancheranno quelle manine minuscole, quel profumo, quel tenerlo cuore a cuore. E quindi godetevi ogni istante: anche quelli complicati!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

Ti potrebbe interessare

Blog

Ti voglio bene, carissima mamma imperfetta!

Ti osservo come ogni sera, mentre mi aiuti a mettere il pigiama e poi appoggi la tua fronte alla mia. Mi fai una carezza sui capelli, mi sistemi le coperte. Vai  a cercare il pelouche che perdo sempre, e anche stasera non ti arrendi finchè non lo riporti tra le mie braccia.

Hai il viso stanco, ma ti stendi accanto a me per cantarmi la ninna nanna, e allora so che sarò al sicuro da ogni mostro.

Non ti dimentichi mai la mia lucina, e mi fai ridere quando apri le ante degli armadi e fa buuu per stanare i mostri.

 

Io chiudo gli occhi ma non mi addormento subito, e mentre piano piano comincio a sognare sento te che cammini per casa, sento le parole scambiate con papà, sento il rumore dei piatti che hai lasciato a metà perchè dici sempre che fare le coccole a me è più importante che avere casa ordinata.

Sento sempre più in lontananza il rumore della tua voce: tu dici che è brutta, ma per me è la più bella del mondo. Quando all'Asilo sento la tua voce fuori dall'aula mi si spalancano gli occhi per la felicità, e quando canti per me ogni cosa brutta scompare.

Qualche volta quella voce diventa un urlaccio...allora io mi faccio triste e tu ti chini subito ad abbracciarmi, e mi dici che io non dovevo comportarmi in quel modo, ma tu non dovevi urlare.

 

So quanto mi vuoi bene. Me lo dicono i tuoi capelli che mi fanno solletico la mattina quando mi svegli, me lo dicono le tue mani, che per me fanno sbocciare giochi e torte e carezze, me lo dicono i tuoi occhi, che diventano cattivi se qualcuno mi tratta male, ma con me sono due arcobaleni.

E tu mi guardi fissa e mi chiami amore mio, mia adorata, mia piccola guerriera.

 

 A volte vorrei averti tutta per me, portarti via sopra una nuvola, dove non devi più lavorare e puoi stare sempre a giocare. A volte vorrei poterti abbracciare così forte da ridiventare una sola. A volte vorrei che fossi una bambina come me, per non pensare niente: e saremmo migliori amiche per sempre.

 

Quando ti dico che sei la mamma migliore del mondo mi abbracci e ridi, e dici che sei un disastro, anche se ce la metti tutta. Dici che sei una perfettissima mamma imperfetta.

 

Io non so che significa: ma forse vuole dire mamma che non vorrei mai cambiare con nessun’altra e che vorrei accanto a me per sempre.

E allora ti adoro e ti voglio bene, mia meravigliosa mamma imperfetta!

Blog

La lunga notte di una mamma

La lunga notte da mamma ti aspetta al tramonto, quando gli occhi degli altri si chiudono e tu continui a vegliare un bimbo da calmare e coccolare. Quando le tue braccia continuano a sorreggerlo anche se la stanchezza è tanta e ti chiedi se ce la farai a passare un’altra notte così.

 

La lunga notte di una mamma è fatta di passaggi da una stanza all’altra con una testina appoggiata alla spalla, è fatta di biberon da scaldare o di seni che non smettono di fare male.

La lunga notte di una mamma è un mare di silenzio, rotto da solo da sospiri e a volte da pianti. E’ ballare con un bimbo in braccio sperando che la colica passi, è avere gli occhi lucidi perché se sta male lui stai male anche tu.

 

La lunga notte di una mamma è un vortice infinito di minuti, di secondi che passano lentissimi, di coperte rimboccate e di tazze di tisana. A volte ci sono le chiacchiere notturne, a volte si va a leggere la pagina della blogger preferita, per sapere come ha fatto a non dormire per anni e sopravvivere.

 

E nessuno sa davvero com’è la lunga notte di una mamma finchè non la vive sulla sua pelle. E pensi con rimpianto a tutte le ore in cui potevi dormire e non hai dormito, maledetta discoteca. E ti chiedi che ne sarà domani di te.

Ma il domani non arriva: è un presente infinito che si avvita su se stesso e chiude il suo cerchio sulla poltrona dove siete voi due, abbracciati e svegli. Oppure lui che dorme, e tu che smetti di respirare, per paura che ricomincia a piangere.

 

La lunga notte delle mamme a volte è lunga anni: e ci sono le coliche e i denti, e ci sono le influenze e i virus.

Poi piano piano ricomincerai a dormire. Ma non resisterai, e quando sono a letto e tu ancora giri per casa e loro sono a caccia di sogni nei loro lettini, ad andare a vedere se va tutto bene. A posare un bacio leggero sulla guancia profumata. Ad osservare le emozioni che si rincorrono dietro le palpebre chiuse. A sentirli chiamare mamma, perché magari nel sonno, insieme a loro, ci sei anche tu.

 

E ci sono cose che non cambiano, abitudini che si prendono da piccoli, quando cerchi una routine che possa aiutarli a vincere quel sonno immaturo che ti ha reso la vita difficile. E il bagnetto è uno di quelli. Mustela ha creato una linea per i piccoli piccoli, con l’amido di riso che è lenitivo e rinfrescante oppure il bagnetto multi-sensory.

 

 

E il profumo che resta sulla loro pelle, anche quando sono più grandi, anche se le notti sono tornate tue, ti riporta alla mente il loro essere neonati. E ti rendi conto, ancora una volta, che quel tempo è passato in un soffio.

 

Post in collaborazione con Mustela!

Blog

La beauty routine delle neomamme (hahahaha)

Ve la ricordate la prima gravidanza? Le lunghe docce fatte in piena tranquillità, lo shopping in farmacia per scegliere le creme per combattere le smagliature, i capelli improvvisamente folti e bellissimi, la pelle del viso radiosa: insomma, ‘na pacchia.

Poi sono arrivati i figli (uno, due, millemila) e il tempo per noi si è leggermente ridotto. Ma leggermente eh.

Ed ecco come si è trasformata la beauty routine delle mamme.

1.LA DOCCIA

Uno dei momenti più affolati della giornata è quello della doccia, con varie combinazioni. Tu sola e figlio che dorme nell’ovetto davanti al vetro. Tu dentro con pargolo. Tu dentro con pargolo e secondo pargolo che urla per entrare. Tu dentro e due pargoli fuori che si complimentano perché sei tutta cicciottina. Shampoo e bagnoschiuma devono essere un tutt'uno, per poter essere passati in un’unica grande insaponata, mentre intanto fai la doccia scozzese perché fuori continuano ad aprire random il rubinetto dell’acqua. Calda, fred, azz caldissima, minchia, gelata…ah e il BALS…EH? Cos'era   quella roba bianca che ti mettevi in testa un po’ di tempo fa? Vabbè e chi ce l’ha il tempo di farlo fermare?

2. LA DEPILAZIONE

Dalla brasiliana alla Foresta amazzonica il passo è breve. Prima si saluta per sempre l’estetista, perché dove lo metti un figlio di pochi mesi mentre ti fai fare la ceretta? Poi addio crema, che ha un cattivo odore e a lui da fastidio…e quando comincia a camminare bye bye rasoio, che il pronto soccorso è dietro l’angolo. Insomma calze coprenti anche ad agosto: ma se ti chiedono spiegazioni di' sempre è LA CIRCOLAZIONE.  E poi vacanze in montagna e passa la paura.

3. IL TRUCCO

Le sette creme che ti mettevi prima diventano una: la prima che trovi sopra il lavandino, che può andare dalla crema cambio al gel del marito, che tanto è uguale. Una ditata di ombretto (sempre lo stesso, e mica hai tempo per intonarlo) una riga di matita, a volte tirata con un figlio in braccio. Siate gentili con le donne con la matita messa ad minchiam: non sapete che battaglia stiano combattendo. Rossetto? E no: sennò come ce lo sbaciucchiamo il figlio?

Dalla parte delle neonamme: Legerity di Screen Hair Care

Insomma: è una battaglia persa? No, basta trovare i prodotti giusti. Io ( che non sono più neo mamma ma continuo ad avere lo stesso tempo da dedicare a me di una che ha partorito ieri) ho provato la crema Legerity di Screen Hair Care e vi dico perché è il regalo perfetto (oltre ad una teglia di vincisgrassi) per la Neomamma che ha IL DIRITTO di pensare un attimo anche a seè.

-Legerity si mette in un nano secondo sui capelli di media lunghezza, in pochi secondi sui capelli più lunghi.

-NON VA RISCIACQUATA.

-Ha un profumo delizioso

-Nutre i capelli, li lascia morbidissimi e leggeri (non unti).

-Ne serve pochissima e la confezione dura a lungo

L’effetto che ha avuto sui miei capelli è stato sorprendente: e considerate che ultimamente ho anche partecipato ad un Holi color explosion…e quindi li ho maltrattati parecchio.

Se non vi fidate potete ricevere Legerity di Screen Hair Care a casa come campione: vi basterà per tre lavaggi e capirete bene di cosa sto parlando. E presto potrete trovarla dai vostri parrucchieri di fiducia!

Ecco il link dove potete richiederla: e buona beauty routine a tutte! ( no, dai scherzo hahahhah).

Post in collaborazione con Legerity di Screen Hair Care!

Blog

Cuore a cuore e voce a voce

La maternità è una collana di parole, un giro di perle cangianti che iniziamo a infilare da quando scopriamo che dentro di noi c’è una vita che cresce.

La maternità ti cambia la voce, te la rende tenera e bassa, incrina le tue convinzioni e il tuo tono abituale. E così inizi a sussurrare, quando sei sola in una stanza, quando viaggi in macchina e immagini quelle parole viaggiare nell’aria fino ad un cuore che batte forte nel punto più nascosto di te.

 

La maternità cambia il senso stesso di quello che dici, quando la parola amore diventa improvvisamente un universo dai colori accesi e stranianti e la parola figlio si trasforma in un sole attorno a cui inizi a operare le tue rivoluzioni. Perché la maternità è questo: una rivoluzione di tutta la tua vita, mentre giri all’impazzata su te stessa e tutto diventa così diverso e pieno di senso.

 

Le parole della maternità un giorno diventano grida, inarticolate e ferine, fino a quando ci appoggiano un fagotto tra le braccia, fino a quando il piccolo sole non sorge finalmente fuori da noi.

E da quel momento non smetteremo più di parlare. Saranno parole curiose, tenere e morbide, saranno ninna nanne antiche, che le nostre mamme ascolteranno cantare con il cuore stretto di emozione, perché erano le stesse che hanno cantato a noi. Saranno risate ma a volte potranno essere parole incrinate di pianto, quando un figlio si ammala e noi soffriamo con lui.

 

A volte saranno parole stanche, insofferenti, a volte saranno tristi.  Ma nelle montagne russe della maternità basta il sorriso di un figlio per dimenticare ogni cosa.

E poi un giorno, dopo averci ascoltate in silenzio per mesi, dopo aver salito la scala di parole che abbiamo costruito un bacio dopo l’altro, un abbraccio dopo l’altro, dopo che gli abbiamo mostrato il mondo e raccontato quanto sia speciale, improvvisamente accade.

Il nostro piccolo dice mamma.

 

Tutto si ferma, per quello che per noi è uno straordinario miracolo. I suoi occhi lucenti ci guarderanno fissi e allegri e sarà unico. Alle nostre parole aggiungeremo anche le sue, in un valzer a più voci.

 La prima volta che ci chiamerà mamma è uno di quei quadri da appendere nella galleria delle emozioni, nella stanza dei ricordi della mente da dove non uscirà mai più. Insieme alla prima volta che ci ha guardati in viso, alla prima volta che ci ha stretto le braccia intorno al collo, al primo bagnetto.

 

E proprio dal primo bagnetto in poi, ancora una volta potremo contare su Mustela, amica fidata. Mentre il nostro piccolo inizia a crescere lo circonderemo di ogni cura, dal detergente da bagno allo shampoo delicato, fino alla crema da applicare una volta asciutto. Tutti i prodotti dedicati a lui devono essere sicuri come un abbraccio materno, senza Parabeni e Ftalati e Mustela lo sa.

 

Non smetteremo mai di parlare con lui, di cantare per lui, giocando e ridendo, mentre ce ne prendiamo cura nel migliore dei modi. Cuore a cuore e voce a voce.

 

(questo post è in collaborazione con Mustela!)