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Neonato in casa: perchè Jumanji, al confronto, è una passeggiata

 Quando prendiamo nostro figlio in braccio per la prima volta e le infermiere si occupano di noi, le ostetriche sono lì a farci vedere come bisogna fare ogni cosa e siamo circondate di parenti piangenti e in adorazione del pargolo nuovo di zecca, c’è un attimo, solo un attimo, in cui pensiamo che il peggio sia passato.

Piano piano ci riprendiamo dai dolori, nostro figlio è un amore, i vestitini che abbiamo scelto per lui sono deliziosi. Non dobbiamo cucinare (dai il vitto non è da 5 stelle, ma tra una brioche e un panino al prosciutto si può sopravvivere), e possiamo stare in pigiama tutto il giorno, senza che nessuno ci debba criticare. Ad una certa ora, le infermiere cacciano tutti e possiamo riposare. Poi, improvvisamente, l’idillio finisce: l’ospedale dice che siamo guarite e si può uscire.

E ADESSO?

Nostro figlio: da Cicciobello a Hulk nel tempo di tornare a casa

L’adorabile frugolo che dormiva tante ore filate nella culletta dell’ospedale adesso è un energumeno (dolcissimo eh) che riesce a stare sveglio una quantità di ore incredibili, e che se dorme lo fa solo attaccato al seno. Il suo pancino ha iniziato a lavorare per davvero e quei due pannolini al giorno diventano 10. Nel frattempo l’olfatto che avevate perso durante la gravidanza decide improvvisamente di tornate, e scoprite perché vostro marito diventa verde ogni volta che cambia il pargolo. Ma soprattutto quel maledetto cordone ombelicale, che le ostetriche medicavano in un nano secondo, diventa il nemico numero: MA QUANDO CASCHI??

 

I parenti: l’invasione degli Unni

Come i popoli dell’Est Europa scelsero il momento in cui l’Impero Romano era più debole per attaccarlo da ogni lato, i parenti arrivano dagli angoli più remoti d’Italia a conoscere vostro figlio proprio adesso che sei uno straccio. C’è chi chiama prima, ma la maggior parte si presentano alle ore più assurde dicendo “SORPRESAAAA” mentre tu cercavi magari di fare una doccia perché per la prima volta in tre giorni l’erede dorme per qualche ora di fila. Oh, ce ne fosse uno che arriva con una teglia di lasagne: si presentano con bodini ormai troppo piccoli (e chi se lo immaginava che partorivi sto gigante) con pretese dell’altro mondo (ci fermiamo a cena così ti facciamo compagnia) e invariabilmente malati (sì ho avuto l’ebola, ma sai era così tanta la voglia di vedere tuo figlio)…E tu rimpiangi tantissimo l’infermiera che con la simpatia di Ibraimovich e la grazia di Castrogiovanni ad una certa ora cacciava tutti. Chissà se fa pure servizio a domicilio?

 

La casa: io speriamo che me la cavo

Alla fine della gravidanza il desiderio di avere un nido perfetto in cui accogliere il figlio tanto atteso ci ha portati ad arredare, pulire e decorare come non ci fosse un domani. Uscite dall’ospedale, quando sembra impossibile anche solo andare a fare pipì, la casa diventa una specie di barca alla deriva. Le più fortunate possono contare magari su madri, sorelle o suocere, che spaventate che l’affettato lasciato in frigo un mese possa riprodursi e uscire ad attaccare il bambino, magari passano per dare una mano. Alle altre non resta che picchiare il marito con la scopa per spingerlo a fare qualcosa o pregare che i servizi sociali abbiano troppo da fare per venire a dare un occhio dentro casa.

 

La cura di tuo figlio: qui non si scherza

Possiamo essere approssimative e tirare a campare su tutto ma non su nostro figlio. E così ringraziate la zia di terzo grado per avervi portato l’olio per la pelle fatta dalle suore di clausura con una pianta che hanno solo loro (che poi userete per lucidare i mobili), bandite gli assurdi bagnoschiuma di cui vi hanno sommerso che non usereste manco per lavare la macchina (figurati un neonato) e virate dirette su quello che conoscete: e quindi Mustela tutta la vita. La stessa Mustela che usavatei in gravidanza, la stessa Mustela con cui vostra mamma si prendeva cura di voi quando eravate piccole. E sembra quasi un passaggio di consegne.

Gli indispensabili?

- Le salviettine per il cambio (soprattutto quando sei in giro, perché a casa, finchè puoi, usa solo l’acqua!

-Il bagno doccia per il bagnetto che rispetta la sua pelle

-Lo shampoo più adattao alla sua testina delicata.

-La crema per il massaggio: uno dei momenti più belli da condividere tra mamma e bimbo.

 

Comunque, care mamme, vi do una notizia: si sopravvive.

E passa tutto velocemente. No, non vi mancherà la stanchezza, il dolore, o il baby blues: vi mancheranno quelle manine minuscole, quel profumo, quel tenerlo cuore a cuore. E quindi godetevi ogni istante: anche quelli complicati!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Tienimi la mano, papà

Tienimi la mano, anche se siamo divisi da questo grande mare che mi avvolge e di te conosco solo un’eco lontana. Papà, dici di chiamarti, e amore mio deve essere il mio nome. Tienimi la mano così il buio non mi farà paura, mentre tu parli con me, mentre io divento grande e lo spazio si fa sempre più piccolo.

 

Tienimi la mano, papà, adesso che posso vedere te e la mamma mentre piangete quasi più forte di me. E qui intorno c’è una confusione infinita e c’è troppa luce e tanta gente: ma quando mi prendi la mano so che è tutto a posto. E sono così grandi come non l’avrei mai creduto possibile,  e io che mi sentivo un gigante invece sono così piccolo da stare quasi nelle tue mani.

 

Tienimi la mano papà, mentre apro gli occhi e scopro che il mondo è una grande sfera piena di cose belle, che ci sono sapori, odori, colori che fanno scoppiare a ridere. E il tuo pollice da stringere è il gioco più bello del mondo: e quando io sorrido e voi ridete il sole splende ancora più forte.

 

Tienimi la mano papà, che i primi passi fanno sempre paura: ma vi vedo così orgogliosi che so di potercela fare. Tienimi la mano e poi lasciala andare, ma sii pronto a tenderla di nuovo, finché non imparerò a rialzarmi da solo.

 

E più cresco e più guardo le tue mani, papà. Mani che si muovono per lavorare e darmi da mangiare e da vestirmi, anche se spesso fai un lavoro che ti pesa. Mani che accarezzano i capelli di mamma, mentre la guardi innamorato. Mani che negli anni hanno cambiato pannolini, imboccato bambini, costruito giochi. Mani che a volte in un impeto di rabbia si sono alzate per colpire, e nell’infinita traiettoria verso la mia faccia sono diventate un buffetto paterno, perché mi dici sempre che le parole insegnano più dei pugni.

 

A volte le tue mani mi sono sembrate antiche, anche se erano così giovani quando sono nato io. E mi sembravano pesanti quando si appoggiavano alle mie spalle e io volevo solo correre dagli amici. Mi sentivo come un palloncino trattenuto qui che aveva solo voglia di volare via.

E sono volato, papà, mentre le tue mani mi salutavano di lontano.

 

E sono tornato, e adesso le tue mani ninnano mio figlio, che nel suo piccolo pugno stringe la mia intera vita. Adesso so che significa, tenere un figlio per mano.

Significa mettere il proprio cuore tra le sue piccole dita e non riprenderlo mai più: come tu hai fatto con me.

 

Auguri a tutti i papà!

 

 

 

 

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10 trucchi per insegnare ai bambini a rispettare l'ambiente

I nostri figli sono come spugne: assorbono ogni gesto che noi facciamo, che resterà scritto dentro di loro per sempre. E guardando noi, possono capire cosa significa imparare a rispettare il mondo in cui vivono, per cercare di invertire la marcia verso l'autodistruzione.

Ma come poter mettere in pratica questo rispetto, scrivendolo a lettere indelebili nelle loro abitudini? Iniziando un processo verso quella famosa "decrescita felice" che in parte è utopia, ma in parte è l'unico modo per invertire la rotta?

Dando appunto un’educazione ambientale che parta il primo possibile, da quando i figli sono molto piccoli e già nelle nostre case. Coinvolgendo i bambini che, una volta ben catturati sul piano degli stimoli e dell’attenzione, si mostreanno subito molto sensibili al loro futuro e al mondo che vogliono. Inoltre, nulla, anche il rispetto dell’ambiente, si impara in un giorno.

Azioni da fare per una buona educazione ambientale

 

1. SMALTIAMO I RIFIUTI IN MANIERA INTELLIGENTE

CoinvolgIamo i bambini nel processo di smaltimento dei rifiuti prodotti in casa insegnando loro come fare la raccolta differenziata e soprattutto spiegando loro cosa accadrebbe se tutti i rifiuti venissero accatastati senza alcun criterio. Ad esempio possiamo provare a spiegare ai piccoli che fine fa una bottiglia di plastica se non viene adeguatamente riciclata o peggio ancora quanto inquina se viene abbandonata in spiaggia.

 

2.EVITIAMO GLI SPRECHI

Insegniamo loro anche a non sprecare l’acqua e spiegiamo che non c’è bisogno di far scorrere troppa acqua per fare una doccia. Anche chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti è un altro modo per evitare inutili sprechi d’acqua;
Stessa cosa per le luci accese: è importante che i bambini imparino a spegnere le luci che non servono e risparmiare energia elettrica.

 

3.EVVIVA IL RICICLO CREATIVO

Invece di buttare tutto in maniera indiscriminiata, spieghiamo che molte cose possono avere una seconda vita. I puzzle con i pezzi mancanti posso diventare cornici colorate, i colori a cera piccole candele, le scatole possono diventare contenitori per mantere l'ordine: e ci sono altre mille idee che potete trovare online!

 

4.AUMENTIAMO LA PRODUZIONE CASALINGA PER EVITARE RIFIUTI

Produrre cibo in casa significa evitare l'acquisto di imballaggi. Se fate un ciambellone per la colazione invece di comprare merendine, non avrete un'infinita quantita di cose da buttare.

 

5.FATE UNA SPESA CONSAPEVOLE

Insegnate ai vostri figli il valore del fare la spesa. Iniate portando da casa una busta in tessuto, che eviterà di usare altre buste che finiranno nella spazzatura. Acquistate frutta e verdura senza imballaggio. Scegliete prodotti del territorio, che non hanno viaggiato per centinaia di chilometri: in questo modo favorirete i produttori locali e abbasserete la soglia di inquinamento.

 

6. MENO MACCHINE E PIù PIEDI

Insegnate loro che le automobili inquinano e che se non dobbiamo percorrere tanta strada è bene muoversi a piedi o in bicicletta. Se siete vicini alla scuola, prendete l'abitudine di accompagnarli a piedi: fa bene all'umore, all'ambiente e al portafoglio!

7. COMPOSTAGGIO? Sì GRAZIE!
Se avete un giardino, insegnate loro che i rifiuti umidi domestici possono trasformarsi in un concime naturale per le piante. I bambini ne rimarranno affascinati!

 

8.FATE ATTENZIONE AL RISCALDAMENTO

Durante l’inverno, quando fa freddo, invece di alzare troppo il termostato, fate indossare ai bambini qualcosa di più pesante. Anche questo li renderà più consapevoli.

 

9. NON SPRECHIAMO IL CIBO!

Insegnate loro che il cibo non deve essere sprecato e che è importante finire tutto quello che si ha nel piatto. Magari provate a rendere divertente il momento del pasto in modo da convincerli a mangiare anche quegli alimenti di cui spesso non vogliono proprio sentir parlare come ad esempio le verdure.

 

10. FATELI VIVERE A CONTATTO CON LA NATURA

Portate spesso i vostri figli a fare una passeggiata in campagna o in un parco pubblico per far capire loro quanto sia importante rispettare la natura.  Se vi recate in un parco giochi insegnate loro il rispetto di tutte le strutture presenti: sono un bene per tutta la comunità e per questo devono essere sempre mantenute in buone condizioni.

 

Solo crescendo consapevolmente potranno cercare di porre rimedio al mondo disastrato che si troveranno ad ereditare!

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Pesantezza VS Leggerezza: siamo mamme e vogliamo ridere!

 

Sapete che ridere fa bene alla nostra salute? Sapete che ridere fa bene ai nostri bambini?

Ci sono stati momenti della mia vita in cui una risata mi ha davvero permesso di trasformare il buio intorno a me in luce. Ho sempre cercato rendere più leggera la vita delle persone che amo. Ricordo che uscita dalla sala operatoria dove mi avevano appena impiantato un pace maker, appena arrivata davanti a mia madre devastata dalla lunga attesa, avevo chiesto all’infermiera di controllare se fossi pettinata. Lei e le mie amiche si erano lasciate andare ad una risata liberatoria, perché la mia vanità allora era leggenda. E solo una volta entrata in camera avevo pianto a lungo ripetendomi “Ce l’ho fatta, sono ancora qui”.

 

Ridere, scherzare, libera l’energia negativa che ci portiamo dentro: eppure quando sei mamma è come se ridere delle tue difficoltà sia un tabu. Come se ironizzare sulle nostre difficoltà sia così dissacrante da diventare una colpa.

In quasi 4 anni di blog una delle cose che mi ha sempre fatto cadere le pall …ehm colpito, è la pesantezza di certa gente. Non pesantezza fisica, ma morale, spirituale, l’incapacità di capire l’ironia di una battuta.

 

Ho creato centinaia di meme, per ridere e far ridere le persone sulle difficoltà della maternità e tutti con un unico scopo: strappare una risata a voi mamme. Accompagnarvi verso il lavoro della mattina sghignazzando sulla notte insonne, facendovi compagnia nei momenti di pausa ridendo su quanto era diversa la vita prima di avere figli e dopo averli avuti.

Eppure in questi anni, tra milioni (e sì, milioni) di like, commenti ed emoticon divertiti, sono sempre spuntati come i funghi i gridi dei frustrati: E ALLORA NON FATE FIGLI, SE VI LAMENTATE SEMPRE.

 

Al di là del fatto che invoco il sacrosanto diritto di lamentarmi di non dormire, di avere la schiena a pezzi, di essere andata in bagno da sola per l’ultima volta nel 2009, invoco anche il sacrosanto diritto di RIDERE. Ridere di me e delle cose che mi fanno penare, ridere di voi e della vostra pesantezza.

 

E il mio amore per i figli, immenso, straordinario, travolgente, un amore che mi porterebbe a consegnare loro il mio cuore seduta stante (pace maker compreso) se dovesse servire loro, non è minimamente scalfito dal mio RIDERE.

Ridete donne, ridete mamme e papà: ridete e vi salverete dalla pesantezza della gente che non capisce nemmeno quanto sia bella l’ironia.

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Uscire con i bambini in inverno: ma davvero?

Immaginate una madre ansiosa, che in inverno sente sempre più freddo di quello che c’è in realtà, che la notte dorme col pigiama felpato che ha addirittura il cappuccio, e un padre scout, che ha passato l’infanzia in pantaloni corti sulla neve, che anche sotto zero indossa al massimo una magliettina. Ora provate a immaginare i poveri figli di questi due: che succederà ai due pargoli in inverno? Verranno vestiti ogni giorno per un’escursione in Alaska o passeranno la vita in maniche corte?

 

Per una volta, confesso che ha vinto mio marito: e ho imparato che i bambini, soprattutto quelli piccoli, vanno vestiti in base alle loro esigenze e non in base alle mie. Matilde è nata a luglio e il problema non si poneva, ma Tommaso è arrivato tra le nostre braccia il 4 gennaio: e siamo usciti dall’ospedale che nevicava! All’inizio ero spaventata a pensare di portarlo fuori con il freddo: ma lui aveva un brutto ittero, e anche pochi raggi di sole potevano aiutarlo. Morale della favola: Tommaso ha sempre avuto una salute di ferro, e crescendo ho fatto sì che anche in pieno inverno lui e la sorella, ben protetti, potessero stare fuori a giocare. Molto meglio questo che tenerli chiusi sempre in luoghi dove potevano magari prendersi raffreddori o altro. Tommaso adesso gioca a calcio, e spesso lo fa sotto la pioggia: ma non ne ha mai risentito!

 

E dare sostegno a questa teoria ci sono le voci di tanti pediatri: a meno che il bambino non sia malato, dovete assolutamente regalargli ore all’aperto anche in inverno! Il freddo non fa ammalare, se lo si affronta nella maniera giusta: molti virus non sopportano il freddo e all’aperto dunque fanno più fatica a moltiplicarsi.

Inoltre, come dicevo, l'ambiente aperto riduce significativamente la possibilità di trasmettere malattie. Negli ambienti caldi e chiusi di asili nido, scuole materne e scuole, virus e batteri proliferano e, visto l'affollamento e la vicinanza, hanno molte possibilità di passare da un bambino all'altro. All'aperto tutto ciò è molto più difficile.

 

 Non solo: grazie all'esposizione alla luce solare, la vita all'aria aperta aiuta a fissare la vitamina D, che secondo vari studi è molto importante oltre che nel metabolismo del calcio anche nella prevenzione delle infezioni.

Particolare attenzione, quando parliamo di fare stare i bambini all’aperto in inverno, va prestata alla pelle del viso dei bimbi: e per questo ho sempre usato le Creme Mustela, come la la Cold Cream nutri-protettiva Mustela Bébé, formulata per la pelle delicata del bambino fin dalla nascita, è ideale per l'idratazione del viso in caso di pelle secca o temporaneamente disidatata:- Le pelli più secche risultano subito nutrite e lenite grazie al complesso nutri-protettivo (Cold Cream + ceramidi) e al burro di karité. In superficie, il film idrolipidico risulta rafforzato e protetto contro le aggressioni esterne. Più in profondità, la pelle è intensamente nutrita preservando le sue difese naturali.

Quindi, mamme e papà, non abbiate paura: lasciate i vostri piccoli liberi di uscire: il freddo è decisamente nostro amico!

 

POST IN COLLABORAZIONE CON MUSTELA!