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5 tipi di persone (fastidiose) che incontrano le mamme

Possiamo dire con certezza che avere un figlio abbatte le barriere della comunicazione: tante persone che non andrebbero a parlare ad un adulto che non conoscono, attaccano invece bottone se portiamo un bambino. E ci sono le persone deliziose, che ti fanno i complimenti e magari ti aiutano pure a caricare il passeggino in macchina. Ma ci sono anche sconosciuti cagacazzi che non esitano a dirti le peggiori sciocchezze. Ecco le categorie più comuni.

1.La cecata

Un classico. Portate il pupo a spasso, nella sua carrozzina azzurra, con il suo bodino con scritto sono il principe di mamma, il bavaglino con ricamato ARTURO e avvinghiato ad un dinosauro gigante e la signora di turno fa: “Ma che bella BAMBINA!!” “Veramente è un maschietto”, provate a obbiettare voi, e la risposta sarà sempre “Ah, ma è che ha un viso da bambina”. Vaglielo a spiegare che i maschi non nascono con la barba. (Vale anche al contrario!!)

2.Il laureato in medicina su internet

Basta girare con un figlio raffreddato, che chiunque si sente in dovere di avvicinarsi e dire la sua su come curarlo. E si va dal miele (anche per i neonati), ai rimedi alcolici della nonna, dal cambio di alimentazione per arrivare alle teorie più assurde che si possano concepire.

3.Quello che fa domande ad minchiam

Di solito si parte con un "Ma che bel bambino, è suo?" Dai vabbè, magari ci può stare. Forse sono la baby sitter: ma se lo sto allattando, allora cambia spacciatore. Se siete in coppia arriva sicuro un "Ah ma lui è il papà? Non assomiglia affatto!!" Se avete appena partorito, sicuro qualcuno vi chiederà a quando il lieto evento.

4.Il competitivo

Anche qui le donne danno il meglio di sé. In genere sono le nonne, quelle che al supermercato ti si acquattano dietro mentre sei in fila alla cassa, e dopo un “Ma che carinooo, quanti anni ha??” Sparano a botta sicura che hanno un nipote della stessa età che 1.suona il pianoforte con la filarmonica di Vienna 2.Ha una laurea e pensa alla seconda. 3. E' olimpionico di nuoto. Ah, ma il vostro no???

5.L'educatore de sta cippa

L'educatore de sta cippa in genere vi osserva mentre siete alle prese con i capricci e vi suggerisce con stampata in viso la massima disapprovazione, che dovevate fare l'esatto contrario. Avete usato le parole? Illuse, crescerà ribelle e senza controllo. Gli avete dato una sculacciata? Illuse, crescerà rabbioso e senza controllo. Ah, scusa, che t'ho messo sotto facendo manovra col carrello?

6.Il child free

Questo vi becca in genere in un momento di massima difficoltà. Magari siete in giro con due o tre figli, stanche e sudate mentre cercate di arginarli. Uno urla l'altro strepita. Il child free, impettito, si gira verso la persona che lo accompagna e con voce schifata sottolinea: "Hai capito perchè non faccio figli?" A questo punto potete tirargli una borsettata, incenerirlo con lo sguardo o fare marcia indietro con la macchina. Oppure, semplicemente, dire con un sorriso: Allora non sai cosa ti perdi!!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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20 cose che, da mamma, mi fanno piangere

Anche quando non ero una mamma, sono sempre stata una con le lacrime in tasca. Ma da quando i figli sono arrivati a movimentare la mia vita, posso dire che sul tema pianto sto dando il meglio di me. 

 

Ed ecco allora 20 cose che continueranno, credo, a farmi piangere per sempre.

 

1. Piango ogni volta che Anna esala l'ultimo respiro e diventa di ghiaccio, mentre Elsa l'abbraccia disperata con il terrore di aver capito troppo tardi l'amore infinito di sua sorella.

2. Piango quando sistemo l'armadio dei figli, e per sbaglio ritrovo un calzino spaiato di quando erano neonati. E me lo appoggio sulla guancia, incredula di quanto erano piccoli i loro piedini.

3. Piango quando a danza vedo Matilde, con la sua grazia bambina, mettersi in prima posizione e ripenso ai suoi primi passetti traballanti.

4. Piango guardando la scatola dove mia nonna teneva i bottoni, con cui giocavo quando ero piccola, e che è stata l'oggetto che ho voluto conservare in suo ricordo dopo averla persa.

5. Mi commuovo quando spio sul viso di mio figlio la somiglianza straordinaria con il mio papà, che non 'è più da tanti anni, e mi sembra per assurdo di averlo accanto di nuovo.

6. Piango senza ritegno perchè Diletta ha paura del buio (vediamo in quante la capiscono!).

7. Mi commuovo come una bambina nel momento in cui Anna Karenina entra trafelata nella sua vecchia casa  e riabbraccia il figlio addormentato, il giorno del suo compleanno.

8.Piango per tanti film e anche se gli ingegneri hanno dimostrato il contrario, resto convinta che Jack ci sarebbe entrato su quella maledetta tavolaccia, se Rose si fosse scansata.

9. Piango perché il piccolo efelante ha perso la sua mamma e non riesce e a trovarla.

10. Piango col cuore spezzato ogni volta che un figlio mette una bottiglietta d'acqua chiusa male nella mia borsa.

11. Piango soddisfatta a tutti i matrimoni, ovviamente continuando a pensare che bello come il mio non ce ne sarà più nessuno.

12. Piango quando leggo certi commenti delle mamme che mi leggono, e mi raccontano le cose che succedono a loro nella vita.

13. Vorrei piangere (ma lo faccio in silenzio) ogni volta che entro al buio nella camera dove dormono i pargoli e prendo in piena caviglia lo sgabelletto di legno che continuano a lasciare in mezzo.

14. Mi commuovo quando vedo i bimbi di Telethon. E penso a quanto a volte non mi rendo conto dell'infinita fortuna che ho.

15. Mi viene da piangere quando la notte a letto non posso dormire, e penso al mio pacemaker, e prego con tutte le mie forze che Dio mi lasci veder crescere i miei bambini.

16. Mi commuovo ogni volta che mio marito mi dice che sono Bellissima, e io mi sento la caposquadra delle Befane.

17. Mi commuovo quando vedo  le famiglie numerose, perchè continuo a sognare che un giorno da noi arrivi Riccardo.

18. Mi accascio in lacrime ad ogni F24 che mi manda la commercialista. 

19.Piango quando penso che il rituale della buona notte con i miei figli con baci, canzoncina, favole e campanelli che cacciano i mostri verrà un giorno cancellato e al suo posto andrà in onda: “Ma’, esco, non aspettarmi”.

20. Mi esce una lacrima quando penso che se avessi dato retta a tutti quelli che dicevano che mio marito non era l'uomo giusto per me (o meglio che io ero troppo vecchia per lui) niente di tutto questo sarebbe esistito.

 

E poi mi ci faccio su una gran risata!

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Le mamme fachiro

Le mamme fachiro le riconosci subito: sono quelle con la piega dei capelli asimmetrica ( nonostante i vigorosi colpi di spazzola della mattina) e con lo sguardo un po’ stranito di chi non ha passato la notte più comoda della propria vita. Sono mamme come tante, che prima di diventare fachiro amavano la comodità, e il massimo sacrificio poteva essere un paio di scarpe irrinunciabili, con tacco 10. Ma da quando sono arrivati i figli le mamme fachiro hanno scoperto che il corpo umano è in grado di sopportare e sopravvivere a tutto.

 

Le mamme fachiro dormono con la testa sul comodino

 

Un bambino piccolo in un letto matrimoniale è un mistero della fisica e della scienza: come fa un corpo di 70 centimetri ad occupare più spazio di corpi sopra al metro e sessanta? E così la mamma, spinta dai teneri piedini del pargolo, non può fare altro che mettere il cuscino sopra al comodino e cercare di venire a patti con gli spigoli.

 

Le mamme fachiro camminano sopra ai lego

 

È notte.  Andate a piedi nudi in bagno, o in qualsiasi altra stanza della casa, magari nel massimo silenzio perché avete impiegato un’ora ad addormentare vostro figlio, e ta-dan: calpestate un pezzo di lego. Ma non il pezzo grande e verde, ma uno di quei pezzi infidi, piccoli, anonimi, che si pianterà esattamente in mezzo al vostro calcagno. E non potete nemmeno urlare.

 

Le mamme fachiro fanno la doccia scozzese

 

Se avete figli abbastanza grandi da poter fare liberamente una doccia, vorranno anche senza dubbio farvi compagnia in bagno. Ed è impossibile per un bambino stare in bagno senza aprire l’acqua o usare lo sciacquone: così la vostra doccia sarà un susseguirsi di ARTICO-PALLA DI FUOCO-ARTICO - PALLA DI FUOCO. Che comunque fa molto bene per la cellulite.

 

Le mamme fachiro hanno le braccia che si allungano

 

Siete in macchina.  Casca un ciuccio, un biberon un gioco, insomma qualsiasi cosa provoca pianti di un’ora. In men che non si dica allungate le braccia e vi fate uscire una spalla (che ormai ce lo sa e si adatta) per riprendere una cosa che sta proprio nell’angolo più bastardo dell’abitacolo.

 

Le mamme fachiro si siedono sui dinosauri

 

E quando dormono in genere un braccio della Barbie ce l’hanno conficcato nella schiena: perché ci sono giochi che i figli non mollano proprio mai e ce li ritroviamo davvero dovunque.

 

Le mamme fachiro fanno i contorsionisti

 

Tanti nostri oggetti sono a misura di bambino, e così ci sediamo sulle seggioline  alte 20 centimetri per prendere il tè, c’incastriamo nello scivolo dei piccoli al parco perché il nostro bambino non vuole scendere da solo e passiamo ore a leggere libri ripiegate su noi stesse sotto il tavolo della cucina.

 

Insomma, le mamme fachiro hanno pelle e ossa capaci di resistere a tutto: ma il cuore dentro è così tenero e delicato, che a volte basta ritrovare un calzino da neonato per piangere come fontane. Ma tanto non ci arrugginiamo mai.    

 

Ringrazio Giovanna Biancaterra che mi ha dato l'idea per il post!

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Lettera al bullo che mi tormentava (che ora è un genitore)

Ciao, ti ricordi di me? Forse sì e forse no. Ero la compagna di classe secchiona, quella con gli occhiali. Quella con meno amici di Rapunzel chiusa nella Torre. Ero quella a cui svuotare l’astuccio, scrivere sulla felpa nuova con la penna indelebile, quella da prendere in giro perché era brutta, e ovviamente da non invitare mai alle feste.

 

Erano solo scherzi, vero? Nessuno usava la parola bullismo. Erano scherzi le maldicenze, le matite piantate nelle mani, le botte dentro l’autobus. A me come a tanti altri poveracci che avevano la sfortuna di non andarti a genio. Il tempo passa, sono sopravvissuta. Certo, da quando la scuola è finita, tutto è migliorato.

 

Adesso sono una mamma con due figli che crescono. Ho visto che anche tu sei un genitore. E allora provo a immaginare com’è la vita dei tuoi figli, perché sai, sono curiosa. Immagino che dentro casa ai tuoi figli parli a mala pena. Immagino che quando piangono e sono tristi ti fai una grassa risata: perché piangere è da deboli. Immagino che quando sono vestiti in un modo che non ti piace, li metti in ridicolo davanti al resto della famiglia. Immagino che per punirli svuoti il loro zaino per terra, o spezzi la loro matita preferita.

 

Immagino che per educarli tu usi gli stessi pugni che hai scaricato dietro il sedile del mio autobus, o sul mio braccio.

Dici che i tuoi figli vanno all’asilo? Ma non è mai troppo presto per renderli uguali a te. Mi fanno un po’ pena, i tuoi pargoli. Perché le possibilità sono due: o saranno vittime o saranno bulli. E non c’è molto da preferire una cosa all’altra. Io, se lo vuoi sapere, me la cavo meglio.

 

Perché i miei figli saranno liberi. E cresceranno nell’amore e nel rispetto: tranne che per gente come te. Ti stai vergognando, vero? Bene, è il primo passo. Ora ripensa al tuo passato, e se mi incontri, fossero anche 10 anni che non ci parliamo, chiedimi scusa. Sarà davvero un bel modo per iniziare a crescere dei figli migliori: senza dubbio migliori di te..

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Di quando ho ritrovato la mia strada

Sentirsi mancare la terra sotto i piedi: vi è mai capitato di usare questa espressione?

A me sì. E' sentirsi insoddisfatti. E il guardarsi intorno senza sapere quale indirizzo dare alla nostra vita. E' il perdere un po' la bussola, è non avere un nord e ondeggiare alla deriva.

 

La mia ultima estate felice l'ho trascorsa in un paesino che si chiamava Staffolo. La mano dell'adolescenza mi stringeva il cuore: era il tempo delle prime cotte, per un ragazzo con i ricci da arcangelo e il sorriso gentile, era il tempo delle insicurezze, degli occhiali, del non sapere più cosa si fosse, se grande o piccola.

Era il tempo dei 14 anni, delle prime ribellioni, del passaggio alle superiori, con i vocabolari di greco e latino, nuovi di zecca, a guardarmi da sopra la scrivania.

 

Era il tempo in cui pensavo di avere tutto il tempo del mondo per stare con mio padre e quindi potevo sprecarlo.

E invece ci restavano meno di sei mesi. 

E l'estate successiva ero già un fantasma che camminava corrucciato per Roma. Ero uno spirito esausto che voleva andarsene, ma non aveva il coraggio di farlo, che voleva scappare, che in mezzo a milioni di sconosciuti si voltava di scatto perchè pensava di aver visto un viso familiare. Che ancora si svegliava la mattina di botto, con la certezza che era stato solo un brutto sogno.

 

E un' estate dopo l'altra, un autunno dopo l'altro sono andata un po' a tentoni. Volevo scrivere, per vivere, ma non sapevo come fare. Incontravo un ragazzo sbagliato dopo l'altro, e l'idea di avere una famiglia era una cosa come un'altra, come il voler tornare in Spagna e trovarmi invece chiusa in un ufficio dopo la laurea.

 

Poi un giorno un test di gravidanza improvvisamente ha fatto la magia. Mi ha fatto capire che per quel minuscolo essere che cresceva dentro nella mia pancia e che nessuno a parte me e suo papà sembrava volere, ero pronta ad affrontare ogni cosa. E poi una dietro l'altra sono arrivate la famiglia costruita con immensa fatica, il lavoro dei miei sogni, che non ci sarebbe stato se tante volte in passato non fossi stata considerata inutile. 

 

Ed è arrivata anche la pace con il passato. I figli mi hanno costretta ogni giorno a fare i conti con la memoria di mio padre, me lo hanno nominato, mi hanno chiesto della sua infanzia, ho dovuto raccontare tutte quelle cose che pensavo di aver dimenticato. E sono stata infinitamente meglio.

 

I miei figli, un passo dopo l'altro, mi hanno fatto trovare la strada. 

O forse sono stata io a sceglierla, prendendoli per mano e camminando insieme a loro.