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La lunga notte di una mamma

La lunga notte da mamma ti aspetta al tramonto, quando gli occhi degli altri si chiudono e tu continui a vegliare un bimbo da calmare e coccolare. Quando le tue braccia continuano a sorreggerlo anche se la stanchezza è tanta e ti chiedi se ce la farai a passare un’altra notte così.

 

La lunga notte di una mamma è fatta di passaggi da una stanza all’altra con una testina appoggiata alla spalla, è fatta di biberon da scaldare o di seni che non smettono di fare male.

La lunga notte di una mamma è un mare di silenzio, rotto da solo da sospiri e a volte da pianti. E’ ballare con un bimbo in braccio sperando che la colica passi, è avere gli occhi lucidi perché se sta male lui stai male anche tu.

 

La lunga notte di una mamma è un vortice infinito di minuti, di secondi che passano lentissimi, di coperte rimboccate e di tazze di tisana. A volte ci sono le chiacchiere notturne, a volte si va a leggere la pagina della blogger preferita, per sapere come ha fatto a non dormire per anni e sopravvivere.

 

E nessuno sa davvero com’è la lunga notte di una mamma finchè non la vive sulla sua pelle. E pensi con rimpianto a tutte le ore in cui potevi dormire e non hai dormito, maledetta discoteca. E ti chiedi che ne sarà domani di te.

Ma il domani non arriva: è un presente infinito che si avvita su se stesso e chiude il suo cerchio sulla poltrona dove siete voi due, abbracciati e svegli. Oppure lui che dorme, e tu che smetti di respirare, per paura che ricomincia a piangere.

 

La lunga notte delle mamme a volte è lunga anni: e ci sono le coliche e i denti, e ci sono le influenze e i virus.

Poi piano piano ricomincerai a dormire. Ma non resisterai, e quando sono a letto e tu ancora giri per casa e loro sono a caccia di sogni nei loro lettini, ad andare a vedere se va tutto bene. A posare un bacio leggero sulla guancia profumata. Ad osservare le emozioni che si rincorrono dietro le palpebre chiuse. A sentirli chiamare mamma, perché magari nel sonno, insieme a loro, ci sei anche tu.

 

E ci sono cose che non cambiano, abitudini che si prendono da piccoli, quando cerchi una routine che possa aiutarli a vincere quel sonno immaturo che ti ha reso la vita difficile. E il bagnetto è uno di quelli. Mustela ha creato una linea per i piccoli piccoli, con l’amido di riso che è lenitivo e rinfrescante oppure il bagnetto multi-sensory.

 

 

E il profumo che resta sulla loro pelle, anche quando sono più grandi, anche se le notti sono tornate tue, ti riporta alla mente il loro essere neonati. E ti rendi conto, ancora una volta, che quel tempo è passato in un soffio.

 

Post in collaborazione con Mustela!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Il Gender Gap spiegato a mia figlia

Cara Matilde,

oggi ti racconto una storia. O meglio, tante storie.

La tua trisavola (e mia bisnonna) Anna, era una gran testa per la matematica. Una persona capace di fare conti assurdi a mente meglio delle nipoti che scrivevano su carta. Una fine economista. Ma a nessuno era importato nulla di questo: era una femmina, poteva restare analfabeta. E ci restò. Sapevi che le donne non mangiavano sedute insieme agli uomini e che se qualcuna di loro riusciva ad arrivare ad un boccone di carne era perché il padre si faceva impietosire e glielo passava di nascosto?

E poi c’era l’altra tua trisavola Irma, che oltre al lavoro in campagna doveva fare la cuoca nella casa dei padroni, quando arrivavano per le vacanze, ovviamente gratis.

E la tua bisnonna te la ricordi, vero? E' stata trattata come una pezza da piedi dall’uomo che la famiglia le fece sposare, fino a pochi minuti prima di morire. E tua nonna invece, che da ragazza non poteva nemmeno decidere quando indossare un cappotto comprato con i suoi soldi, senza che il resto della famiglia dicesse la sua? 

E poi c’è tua madre, che ad ogni trenta e lode portato a casa dopo un esame trovava sempre qualcuno che insinuava “Ma l’esaminatore era un uomo?” Incinta prima del matrimonio di un uomo molto più giovane (CHE SCANDALO)...Che ha perso due lavori perché fare la mamma in Italia deve essere svincolato dal lavorare e che adesso si fa il mazzo, ed ha successo, eppure a volte si sente dire “Ma tu guarda, una mamma che ci capisce di informatica” che poi nemmeno è vero, perché io di informatica non capisco una cippa.

 

Ogni volta che noi donne nasciamo in Italia, sul nostro percorso sono sistemate delle buche. Degli inciampi, che il passare del tempo non mitiga.

Il gender gap è quando in un gruppo di uomini loro sono dottori e tu signorina, anche se sei la più titolata del gruppo.

Il gender gap è “se l’è cercata”. Perché hai bevuto un bicchiere, perché ti sei fatta una canna, perché hai fatto sesso in libertà come è tuo diritto.

È quando sei più grande del tuo compagno e allora sei una mantide, se sei molto più giovane, sei una che cerca soldi.

E’ quando vai a dire al tuo capo che sei incinta sudando freddo, mentre un uomo può brindare senza remore al fatto che diventi papà.

E’ quando le maestre a scuola ti dicono che non segui abbastanza tuo figlio, dando per scontato che sia orfano di padre.

E’ quando in una giornata di 24 ore devi trovare il tempo per lavorare, occuparti della casa e dei figli. Mentre tuo marito sta sul divano.

Il gender gap è sentirsi chiedere al colloquio di lavoro chi si occupa dei bambini.

È sentire l’obbligo di mostrare al mondo una faccia piallata, invece delle nostre rughe di tutti i giorni.

È lasciare che lo Stato disponga del tuo corpo e ti impedisca di scegliere.

È farsi pagare per stare a casa con i figli, che poi crescono. E tu che farai, allora?

 

Insomma Matilde mia: il gender gap è una gran rottura di coglioni. E' la pietra d'inciampo che ci portiamo dietro da secoli, che serve a ricordardarci che non siamo uomini. E io invece penso alla gioia selvaggia che mi ha attraversato l'anima quando ho sentito che eri femmina, che eri una guerriera, che avresti lottato. Come fa tua madre, che insieme a tante altre donne, lotta perché questo gender gap non aumenti…e magari scompaia.

Chissà se ce la faremo mai?

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Tienimi la mano, papà

Tienimi la mano, anche se siamo divisi da questo grande mare che mi avvolge e di te conosco solo un’eco lontana. Papà, dici di chiamarti, e amore mio deve essere il mio nome. Tienimi la mano così il buio non mi farà paura, mentre tu parli con me, mentre io divento grande e lo spazio si fa sempre più piccolo.

 

Tienimi la mano, papà, adesso che posso vedere te e la mamma mentre piangete quasi più forte di me. E qui intorno c’è una confusione infinita e c’è troppa luce e tanta gente: ma quando mi prendi la mano so che è tutto a posto. E sono così grandi come non l’avrei mai creduto possibile,  e io che mi sentivo un gigante invece sono così piccolo da stare quasi nelle tue mani.

 

Tienimi la mano papà, mentre apro gli occhi e scopro che il mondo è una grande sfera piena di cose belle, che ci sono sapori, odori, colori che fanno scoppiare a ridere. E il tuo pollice da stringere è il gioco più bello del mondo: e quando io sorrido e voi ridete il sole splende ancora più forte.

 

Tienimi la mano papà, che i primi passi fanno sempre paura: ma vi vedo così orgogliosi che so di potercela fare. Tienimi la mano e poi lasciala andare, ma sii pronto a tenderla di nuovo, finché non imparerò a rialzarmi da solo.

 

E più cresco e più guardo le tue mani, papà. Mani che si muovono per lavorare e darmi da mangiare e da vestirmi, anche se spesso fai un lavoro che ti pesa. Mani che accarezzano i capelli di mamma, mentre la guardi innamorato. Mani che negli anni hanno cambiato pannolini, imboccato bambini, costruito giochi. Mani che a volte in un impeto di rabbia si sono alzate per colpire, e nell’infinita traiettoria verso la mia faccia sono diventate un buffetto paterno, perché mi dici sempre che le parole insegnano più dei pugni.

 

A volte le tue mani mi sono sembrate antiche, anche se erano così giovani quando sono nato io. E mi sembravano pesanti quando si appoggiavano alle mie spalle e io volevo solo correre dagli amici. Mi sentivo come un palloncino trattenuto qui che aveva solo voglia di volare via.

E sono volato, papà, mentre le tue mani mi salutavano di lontano.

 

E sono tornato, e adesso le tue mani ninnano mio figlio, che nel suo piccolo pugno stringe la mia intera vita. Adesso so che significa, tenere un figlio per mano.

Significa mettere il proprio cuore tra le sue piccole dita e non riprenderlo mai più: come tu hai fatto con me.

 

Auguri a tutti i papà!

 

 

 

 

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10 trucchi per insegnare ai bambini a rispettare l'ambiente

I nostri figli sono come spugne: assorbono ogni gesto che noi facciamo, che resterà scritto dentro di loro per sempre. E guardando noi, possono capire cosa significa imparare a rispettare il mondo in cui vivono, per cercare di invertire la marcia verso l'autodistruzione.

Ma come poter mettere in pratica questo rispetto, scrivendolo a lettere indelebili nelle loro abitudini? Iniziando un processo verso quella famosa "decrescita felice" che in parte è utopia, ma in parte è l'unico modo per invertire la rotta?

Dando appunto un’educazione ambientale che parta il primo possibile, da quando i figli sono molto piccoli e già nelle nostre case. Coinvolgendo i bambini che, una volta ben catturati sul piano degli stimoli e dell’attenzione, si mostreanno subito molto sensibili al loro futuro e al mondo che vogliono. Inoltre, nulla, anche il rispetto dell’ambiente, si impara in un giorno.

Azioni da fare per una buona educazione ambientale

 

1. SMALTIAMO I RIFIUTI IN MANIERA INTELLIGENTE

CoinvolgIamo i bambini nel processo di smaltimento dei rifiuti prodotti in casa insegnando loro come fare la raccolta differenziata e soprattutto spiegando loro cosa accadrebbe se tutti i rifiuti venissero accatastati senza alcun criterio. Ad esempio possiamo provare a spiegare ai piccoli che fine fa una bottiglia di plastica se non viene adeguatamente riciclata o peggio ancora quanto inquina se viene abbandonata in spiaggia.

 

2.EVITIAMO GLI SPRECHI

Insegniamo loro anche a non sprecare l’acqua e spiegiamo che non c’è bisogno di far scorrere troppa acqua per fare una doccia. Anche chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti è un altro modo per evitare inutili sprechi d’acqua;
Stessa cosa per le luci accese: è importante che i bambini imparino a spegnere le luci che non servono e risparmiare energia elettrica.

 

3.EVVIVA IL RICICLO CREATIVO

Invece di buttare tutto in maniera indiscriminiata, spieghiamo che molte cose possono avere una seconda vita. I puzzle con i pezzi mancanti posso diventare cornici colorate, i colori a cera piccole candele, le scatole possono diventare contenitori per mantere l'ordine: e ci sono altre mille idee che potete trovare online!

 

4.AUMENTIAMO LA PRODUZIONE CASALINGA PER EVITARE RIFIUTI

Produrre cibo in casa significa evitare l'acquisto di imballaggi. Se fate un ciambellone per la colazione invece di comprare merendine, non avrete un'infinita quantita di cose da buttare.

 

5.FATE UNA SPESA CONSAPEVOLE

Insegnate ai vostri figli il valore del fare la spesa. Iniate portando da casa una busta in tessuto, che eviterà di usare altre buste che finiranno nella spazzatura. Acquistate frutta e verdura senza imballaggio. Scegliete prodotti del territorio, che non hanno viaggiato per centinaia di chilometri: in questo modo favorirete i produttori locali e abbasserete la soglia di inquinamento.

 

6. MENO MACCHINE E PIù PIEDI

Insegnate loro che le automobili inquinano e che se non dobbiamo percorrere tanta strada è bene muoversi a piedi o in bicicletta. Se siete vicini alla scuola, prendete l'abitudine di accompagnarli a piedi: fa bene all'umore, all'ambiente e al portafoglio!

7. COMPOSTAGGIO? Sì GRAZIE!
Se avete un giardino, insegnate loro che i rifiuti umidi domestici possono trasformarsi in un concime naturale per le piante. I bambini ne rimarranno affascinati!

 

8.FATE ATTENZIONE AL RISCALDAMENTO

Durante l’inverno, quando fa freddo, invece di alzare troppo il termostato, fate indossare ai bambini qualcosa di più pesante. Anche questo li renderà più consapevoli.

 

9. NON SPRECHIAMO IL CIBO!

Insegnate loro che il cibo non deve essere sprecato e che è importante finire tutto quello che si ha nel piatto. Magari provate a rendere divertente il momento del pasto in modo da convincerli a mangiare anche quegli alimenti di cui spesso non vogliono proprio sentir parlare come ad esempio le verdure.

 

10. FATELI VIVERE A CONTATTO CON LA NATURA

Portate spesso i vostri figli a fare una passeggiata in campagna o in un parco pubblico per far capire loro quanto sia importante rispettare la natura.  Se vi recate in un parco giochi insegnate loro il rispetto di tutte le strutture presenti: sono un bene per tutta la comunità e per questo devono essere sempre mantenute in buone condizioni.

 

Solo crescendo consapevolmente potranno cercare di porre rimedio al mondo disastrato che si troveranno ad ereditare!

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Pesantezza VS Leggerezza: siamo mamme e vogliamo ridere!

 

Sapete che ridere fa bene alla nostra salute? Sapete che ridere fa bene ai nostri bambini?

Ci sono stati momenti della mia vita in cui una risata mi ha davvero permesso di trasformare il buio intorno a me in luce. Ho sempre cercato rendere più leggera la vita delle persone che amo. Ricordo che uscita dalla sala operatoria dove mi avevano appena impiantato un pace maker, appena arrivata davanti a mia madre devastata dalla lunga attesa, avevo chiesto all’infermiera di controllare se fossi pettinata. Lei e le mie amiche si erano lasciate andare ad una risata liberatoria, perché la mia vanità allora era leggenda. E solo una volta entrata in camera avevo pianto a lungo ripetendomi “Ce l’ho fatta, sono ancora qui”.

 

Ridere, scherzare, libera l’energia negativa che ci portiamo dentro: eppure quando sei mamma è come se ridere delle tue difficoltà sia un tabu. Come se ironizzare sulle nostre difficoltà sia così dissacrante da diventare una colpa.

In quasi 4 anni di blog una delle cose che mi ha sempre fatto cadere le pall …ehm colpito, è la pesantezza di certa gente. Non pesantezza fisica, ma morale, spirituale, l’incapacità di capire l’ironia di una battuta.

 

Ho creato centinaia di meme, per ridere e far ridere le persone sulle difficoltà della maternità e tutti con un unico scopo: strappare una risata a voi mamme. Accompagnarvi verso il lavoro della mattina sghignazzando sulla notte insonne, facendovi compagnia nei momenti di pausa ridendo su quanto era diversa la vita prima di avere figli e dopo averli avuti.

Eppure in questi anni, tra milioni (e sì, milioni) di like, commenti ed emoticon divertiti, sono sempre spuntati come i funghi i gridi dei frustrati: E ALLORA NON FATE FIGLI, SE VI LAMENTATE SEMPRE.

 

Al di là del fatto che invoco il sacrosanto diritto di lamentarmi di non dormire, di avere la schiena a pezzi, di essere andata in bagno da sola per l’ultima volta nel 2009, invoco anche il sacrosanto diritto di RIDERE. Ridere di me e delle cose che mi fanno penare, ridere di voi e della vostra pesantezza.

 

E il mio amore per i figli, immenso, straordinario, travolgente, un amore che mi porterebbe a consegnare loro il mio cuore seduta stante (pace maker compreso) se dovesse servire loro, non è minimamente scalfito dal mio RIDERE.

Ridete donne, ridete mamme e papà: ridete e vi salverete dalla pesantezza della gente che non capisce nemmeno quanto sia bella l’ironia.