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"Lyana": storia di un amore infinito

Oggi vi racconto una storia speciale.

Quattro anni fa Luna nasce con una gravissima prematurità e una gravissima cardiopatia. Era appena un respiro sommesso, era solo la speranza di mamma Irene e papà Andrea. Ma Luna era anche una straordinaria guerriera, e grazie al lavoro dei medici del Salesi riesce a crescere ed ad affrontare la sua difficilissima salita, un giorno dopo l'altro. Luna in quattro anni subisce 4 interventi al cuore presso il Centro di Cardio Chirurgia Pediatrica e Congenita degli Ospediali Riuniti di Ancona.

 

Ora, io non lo so che forza serva ad un genitore per affrontare quattro anni così: o almeno non lo sapevo, finchè non ho avuto modo di conoscere meglio Irene. E lì ho capito una cosa. Quando un essere umano viene sottoposto a sofferenze così terribili, può prendere due strade. Può diventare duro, una roccia di insensibilità, chiuso nel suo dolore, incapace di aprire ad altri il proprio cuore. Oppure può elevarsi ad amore puro. Diventare, se suo figlio soffre ed è malato, il genitore di tutti i bambini che stanno male.

 

Ed Irene ha trovato la forza di fare proprio questo. Mentre Luna cresceva, si è trovata davanti alla necessità di spiegare quelle operazioni, di spiegare cosa succede al suo cuoricino. E ha capito che tutti i bambini nella stessa situazione di sua figlia, necessitano di sapere, nella maniera più semplice e delicata possibile, a cosa vanno incontro.

 

 

Gli stessi genitori hanno bisogno di sapere quali parole usare: come trasmettere le informazioni necessarie.

E così è nata "Lyana, la Tigre Indiana": la storia di una tigrotta coraggiosa con un cuore capriccioso, che deve affrontare le cure necessarie. Accanto alla fiaba , illustrata in maniera deliziosa da Simona Volponi e Agnese Croce, c'è la testimonianza della Psicologa Annalisa Cannarozzo che spiega come "Somministrarla" ai bambini e quella di Marco Pozzi, il Direttore del Centro di Cardio Chirurgia Pediatrica e Congenita degli Ospediali Riuniti di Ancona, il medico che tiene letteralmente in mano la vita di questi piccoli. Ci sono anche tanti giochi da fare, perchè la vita d'ospedale è lunga.

 

Grazie al lavoro di Irene e alla collaborazione con il Comitato dei Genitori dei Bambini cardiopatici di Torrette, e grazie ad uno sponsor, il libriccino viene stampato. E farà parte di un piccolo dono speciale che sarà consegnato a tutti i bimbi che dovranno operarsi, insieme ad una tigrotta di peluche, donata dall'Ikea e ad un camice speciale, il camice del coraggio, da fra indossare ai bambini prima di entrare in sala operatoria.

 

Lyana è un miracolo, un vero miracolo: nato dal cuore di una mamma che ha un amore infinito da dare, preoccupata per tutti i bambini che devono vivere l'esperienza che vive la sua Luna.

 

E Irene è stata così generosa da fare un regalo pure a me: permettermi di scrivere l'introduzione di Lyana. E posso dirvi quanto è stato emozionante, ma anche emotivamente faticoso, mettermi nei panni di quelle mamme e di quei papà.

 

Il prossimo anno anche io dovrò tornare ad operarmi, per cambiare le pile del pace-maker: una cosa semplice, dicono, ma io un po' di paura ce l'ho lo stesso. E vorrei ci fosse una piccola Lyana di peluche lì, a farmi compagnia e dirmi che andrà tutto bene!

 

Grazie davvero Irene!!

 

ps. E non dimenticate che anche voi potete aiutare il Comitato, acquistando il bellissimo calendario realizzato da Cogli l'attimo: li trovate in questa pagina di Fb https://www.facebook.com/ilcomitatogenitori/.

Sceglietelo come regalo di Natale, e sosterrete il loro incredibile lavoro!!

 

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Prima uscita con il figlio: a saperlo restavo a casa!

Quando aspettavamo nostro figlio sognavamo continuamente scene idilliache di momenti da trascorrere insieme a lui: immaginavamo che la mattina ci saremmo svegliate insieme dopo una ristoratrice notte di sonno, in pochi minuti l’avremmo allattato (senza nessun dolore eh), e poi bellissime e felici a pochi giorni dal parto ce ne saremmo andate a fare una bella passeggiati per mostrarci splendenti al mondo insieme a lui. Ma poi, nella realtà, è andata davvero così??

 

 

1. IL TRIO: COME AVREBBE DOVUTO ESSERE

Il Trio si è rivelato davvero un ottimo acquisto! Pratico, veloce da aprire e chiudere, con due mosse lo carichiamo nel portabagagli. È davvero leggero ed elegante! Possiamo arrivare subito ai giardinetti o dove fare la passeggiata senza nessuno problema, e se dobbiamo caricarlo in macchina non c’è nessun problema

IL TRIO: COME è STATO NELLA REALTà

Questo maledetto Trio costa più di un figlio agli studi e già lo odiamo. Per aprirlo e chiuderlo serve una laurea con specializzazione, va smontato in venti pezzi che poi lo dobbiamo riassemblare in mezzo alla strada una volta scesi dalla macchina. Nel portabagagli non ci sta: anche perché noi non ce l’abbiamo un portabagagli nella macchina, comptrata quando ancora i figli più belli erano quelli con cui non avevamo niente a che fare. E a che serviva, quando eravamo da sole? Dobbiamo quindi legarlo davanti come fosse un passeggero, oppure occupare tutto il retro. Che poi non c’entra il figlio. Alla fine quel chilometro dai giardinetti lo facciamo a piedi.

 

2. L’USCITA DA CASA, COME AVREBBE DOVUTO ESSERE

Il piccolino ha mangiato, è cambiato, pulito e dorme come un angelo. Lo carichiamo in macchina o partiamo a piedi, verso una rilassante passeggiata.

L’USCITA DA CASA, COME è REALMENTE

Lo abbiamo appena sfamato, cambiato, non ha dolori, non gli manca niente eppure urla come una sirena. Non appena lo adagiamo sulla navetta raddoppia gli strilli. Lo solleviamo e smette. Lo appoggiamo e ricomincia. Quando piange un po’ meno riusciamo a caricarlo in macchina. Siamo talmente sudate che anche a gennaio possiamo stare tranquillamente in t-shirt. Attimo di silenzio: il pannolino è di nuovo pieno. Ritorniamo al via e ricominciamo da capo.

 

3. IL NOSTRO ASPETTO: COME AVREMMO VOLUTO CHE FOSSE

A qualche settimana dal parto abbiamo praticamente riconquistato la forma fisica, a parte un po’ di pancetta (fisiologica) e due taglie di reggiseno in più. Camminando ci specchiamo nelle vetrine con un certo orgoglio.

IL NOSTRO ASPETTO: COM’è NELLA REALTà

La forma fisica pre gravidanza è ancora un miraggio. Abbiamo l’armadio pieno di abiti che ovviamente non ci stanno e l’unica soluzione e mettere le stesse cose dell’ultimo mese di gravidanza. Quando passiamo davanti ad una vetrina che ci riflette, acceleriamo il passo.

 

4.INCONTRARE GENTE: COME AVREBBE DOVUTO ESSERE

Ai giardinetti incontriamo qualche conoscente. Ci fanno i complimenti, ci dicono che il bambino è bellissimo ed è il nostro ritratto, e che noi siamo raggianti. Ci sentiamo la regina del mondo.

INCONTRARE GENTE: COM’è NELLA REALTA’

Dopo aver faticosamente raggiunto la meta, facciamo la famosa passeggiata e ci sistemiamo su una panchina. I conoscenti ci dicono, nell'ordine: che bel maschietto! (ed è una femmina, vestita di rosa, in un passeggino fucsia), dai non preoccuparti, quando crescono diventano più belli, ehi, è proprio il ritratto di tua suocera!! I più distratti, che non notano il passeggino, ci chiedono a quando il lieto evento. Iniziamo a rimpiangere profondamente di essere uscite di casa.

 

Quindi ci dirigiamo verso casa e …miracolo: una volta arrivate il pargolo dorme: e noi ci possiamo regalare un massaggio defaticante con il Gel Defaticante Gambe Mustela, che rilassa e dona una sensazione di sollievo immediata alle gambe stanche!!

Domani ci riproveremo: e piano piano riusciremo a trovare la routine perfetta.

Ma forse voi siete state più fortunate…Com'è stata la vostra prima uscita con il pargolo?

 

POST IN COLLABORAZIONE CON MUSTELA!!

 

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Ricordati di me

Ricordati di me, anche se un giorno dovessi andarmene, così veloce da non poterti salutare. Anche se tu dovessi essere troppo piccolo per capire perché sono volata via e gli adulti intorno troppo tristi per dirti le parole giuste.

Ricordati di me e del profumo della salvia, del basilico, del rosmarino, di quando giochiamo a indovinarli con gli occhi chiusi, una fogliolina passata sotto al nasetto, e il tuo strillo di gioia a sentire quell'odore buono. Perché il mondo è un insieme di profumi che rendono il giorno più bello, e che si stampano nella memoria per sempre.

 

Ricordati di me e delle parole che leggiamo insieme, di giorno, di sera, nei tanti libri che affollano casa nostra. Il mio dito e il tuo ditino che seguono le righe, una lettera alla volta, come mia madre e mio padre hanno fatto con me. Perché è scalando quelle sillabe che scoprirai il mondo, e avrai le parole giuste per raccontare chi sei.

 

Ricordati di me e dei baci sul collo, che non posso non darti quando ti prendo in braccio, per sentire quella piega morbida che con gli anni scomparirà. Perché la pelle dell’altro, se l’altro sei tu, è un distillato d’amore, un tessuto perfetto che ricopre il mio bambino perfetto.

 

Ricordati di me e delle nostre buone-notti infinite, fatte di favole, baci e arcobaleni. Perché per te dormire è come partire ogni volta in viaggio, e io ti saluto dalla sponda del lettino, mentre guardo i tuoi occhi stanchi chiudersi, e ti resto vicina, perché sia l’ultima cosa che vedi la sera e la prima ad accoglierti al mattino.

 

Ricordati di me e della mia voce, che anche se non sa cantare sa dire ti voglio bene. Perché le voci sono complicate: sono la prima cosa ad andarsene quando il ricordo di una persona comincia a sbiadire.

 

E invece voglio per tutta la vita che possa ricordare la mia voce che ti parla d’amore.

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La custode dei tuoi attimi

Io sono la custode degli orari. Dei bagnetti, di giochi e lezioni. Di progetti, feste e cene. Di appuntamenti e compiti.
Io sono la custode dell'informazione. So chi dovrà mangiare al volo o diventerà intrattabile, chi ha bisogno di un abbraccio prima di dormire, chi deve calmarsi da solo sul divano. Se ci sono ancora calzini puliti e se c’è abbastanza latte per fare colazione domani mattina.

 

Io sono la custode delle soluzioni. Di cerotti e snack sparsi nella borsa borsetta. Ma anche di balsami emozionali e coperte di Linus. Sono anche la custode delle preferenze: dei cibi amati e di quelli odiati, delle abitudine notturne e di cosa fanno appena svegli.


Io sono la custode dei solleciti. Ricordo di essere gentili, di raccogliere la loro spazzatura, di mettere nell’acquaio i loro piatti, di fare i loro compiti, di dire grazie e prego.
Io sono la custode dei rituali e dei ricordi. Dei Natali passati e dei compleanni futuri, la collezionista di foto e lavoretti dell’asilo, la scrittrice dei bigliettini della fatina dei denti.

Io sono la custode della sicurezza emotiva. Conosco i segreti e le paure, li aiuto a navigare fuori dalle loro arrabbiature e a fare pace con se stessi e con gli altri. Io sono l’arbitro delle litigate, quella che ricorda la parola che non si conosce bene, quella che li afferra prima di cadere quando stanno facendo i loro primi passi.

Io sono la custode della preoccupazione. La loro e la mia.

Io sono la custode del bene e del male, del buono e del cattivo.

E tutte queste cose gravitano nella mia mente, ogni giorno: le cose più leggere mi fanno volare insieme a loro, le più pesanti mi tirano a terra, fino a quando non alzo la testa e penso che bisogna andare avanti

Tutte queste cose che possiedo nella testa sono invisibili, intangibili. E in molti casi, piano piano, andranno a sparire. Eppure essere la custode di tutto questo a volte è una gran fatica: ma resta anche un onore. Siamo noi custodi che facciamo girare il mondo: che rendiamo possibile la vita dei nostri figli. Piano piano passeremo a custodire non più le informazioni del presente, ma i ricordi del passato.

Sono la custode del primo sguardo che ci siamo scambiati, la protettrice del primo istante della tua vita.

E lo sarò sempre.

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Smettiamo di essere Wonder Woman

Il lavoro di una madre non finisce mai.

Lo so che è un cliché vecchio quanto il cucco...ma, cara mamma, immagino che tu senta la sua verità nella stanchezza che ti porti addosso.

 

Magari sei una neo-mamma,  immersa nelle trincee  dell'assenza di sonno per colpa di poppate notturne e cambi di pannolini a ripetizione, oppure una professionista esperta con una coppia di adolescenti che saltellano tra le attività e le uscite con gli amici: in ogni caso conosci l'inesorabile spossatezza della maternità. Voglio dire, quante di noi non si sono appisolate per almeno mezzo secondo mentre sono in bagno?

 

Gli studi hanno dimostrato che le mamme, nei primi due di vita dei figli, lavorano 98 ore alla settimana. Non c'è da meravigliarsi che siamo così stanche. Tuttavia, anche se è scioccante sentire quel numero, quando ci pensiamo, non è poi così sorprendente. Quante volte ti sei lamentata con qualcuno di avere bisogno di una giornata di 30 ore?

 

Quante volte alla fine di una giornata incredibilmente impegnata, hai guardato intorno nella tua casa in rovina e ti sei chiesta come cacchio fosse possibile che nulla fosse al suo posto?  E non importa se sei una mamma casalinga, mamma che lavora in casa, o lavora a tempo pieno fuori casa: senti comunque la pesantezza di questo carico.

 

Conosco questa fatica. Ho avuto la fortuna di essere stato in grado di sperimentare l'esaurimento della maternità in varie incarnazioni: stare a casa con il mio primogenito per essere una mamma a tempo pieno per un paio di mesi , ero così esausta cherischiavo di avere le allucinazioni e imploravo di poter dormire pochi minuti. Poi sono tornata al lavoro:

qualsiasi mamma che è tornata al lavoro sa che sta scambiando solo un tipo di stanchezza con un altro tipo di stanchezza.

 

Ora che lavoro da casa e i miei figli sono più grandi, ci sono altri compromessi. Avere un programma flessibile significa che lavoro ad ore strane e a volte malsane . I bambini più grandi significano problemi più grandi. Non devo più svegliarmi per allattare, ma spesso penso al futuro dei figli e pensare che ormai non ho più controllo su una parte della loro vita confesso che mi dà una certa forma di ansia ... 

 

Posso solo immaginare come gli anni dell'adolescenza questa sensazione si amplificherà. Una cosa che non sono mai stata è una mamma single,e posso solo immaginare il loro livello di eroismo.

 

La verità è che il carico di lavoro invisibile della maternità è travolgente e non viene riconosciuto abbastanza spesso. Se la mamma lavora in casa o fuori di essa, molte delle attività di getsione sono sulle sue spalle. In una stereotipata genitorialità eterosessuale, la donna ha quasi sempre il compito di ricordare appuntamenti medico / dentista / ortodontista / occhi, vaccinazioni, visite aperte, conferenze per insegnanti, prescrizioni per tutta la famiglia, permessi, pranzi, assegni, spesa e pianificazione pasti, feste di compleanno tra cui quando, dove e cosa comprare, compleanni e date importanti di tutti i membri della famiglia allargata, compresi quelli di suo marito, ecc ...

 

Potrei andare avanti all'infinito.

E, troppo spesso, i papà che sono volenterosi e desiderosi di aiutare lo fanno in un modo che va a pesare di più  emotivamente sulla mamma, con tanti, vaghi, "Lo Farò".  No, tesoro, non è così che funziona. Non farti chiedere di aiutarti. È proprio come nel tuo lavoro: valuta la situazione, determina cosa deve essere fatto in seguito e fallo. Sei tanto capace quanto noi di vedere ciò che deve essere fatto e reagire di conseguenza. Non sminuire te stesso comportandoti come se non sapessi come funzionano le cose dentro casa. Sappiamo tutti che sei meglio di così. Questa dinamica in cui le mogli fanno gran parte delle cose, hanno la maggior parte delle preoccupazioni e della pianificazione e devono sorvegliare i loro mariti non va bene.

 

Possiamo continuare a vantarci del fatto che le mamme sono delle supereroine: ma in realtà nessuna di noi dovrebbe esserlo. Dovremmo avere diritto a fare a metà di ogni fatica, a mangiare quando è ora e a dormire quando è ora di farlo: lo so che vedere figli sani e felici è la nostra medaglia.

 

Ma per loro resta fondamentale avere una mamma in salute e mentalmente stabile: capace persino di essere felice e riposata!