string(15) "624,493,616,625"

Crescerai

 Quando ci siamo visti e riconosciuti per la prima volta, quando per un attimo tutto ha smesso di fare male, e intorno non c’erano più rumori, quando da sogno sei diventato un figlio reale, ho pensato che fosse tutto finito. Era stato un viaggio così lungo, crescerti dentro di me, iniziare a pensare a te e non più solo a me stessa, sentire l’emozione di tuo padre la sera quando appoggiava la guancia alla mia pancia per starti vicino. Era stato un viaggio lungo e tu eri la meta.

 

Pensavo questo. Poi ho capito che quello era solo l’inizio.

 

 

Perché da quando sei entrato nella mia vita ho dimenticato tante cose e ne ho imparate altre.

 

Mi sono scordata il significato di passare un’ora sotto la doccia da sola e in silenzio, perché non potevo lasciarti solo. Ma ho imparato, io che ho sempre pensato di essere un niente, che per te ero tutto. Che ogni mattina rinascevo nuova e perfetta davanti ai tuoi occhi spalancati: e non importava quanto ridicolo fosse il mio pigiama o quanto assurdi fossero i miei capelli.

 

 

Mi sono scordata per anni il significato di dormire un’intera notte di sonno. Ma l’alba, con te in braccio, con una manina minuscola appoggiata alla mia guancia, portava con sé un’emozione che si fa fatica a raccontare.

 

Mi sono dimenticata che significhi avere una casa sempre perfetta e vestiti sempre impeccabili, ma ho scoperto che nella vita puoi fare davvero tutto con un braccio solo, se l’altro tiene stretto un neonato. E ho scoperto di saper giocare, e invece pensavo di averlo dimenticato, e ho scoperto che i peluche ti proteggono dai brutti sogni e con il lego puoi ricostruire tutto il mondo.

 

 

Ho scordato che significa essere indifferenti, e non ho più saputo cosa fosse la noia. Perché ogni tuo gesto o parola mi facevano sussultare, ogni sorriso nuovo era un arcobaleno. La prima volta che mi hai stretto le braccia intorno al collo e ti sei appoggiato a me ho pianto.

 

 

Ho imparato che il tempo non scorre più come dovrebbe quando diventi mamma. Perché i primi mesi sono stati infiniti, pensavo non sarebbero passati mai. E poi ti ho messo a dormire una sera, che eri un bimbo dalle mani paffute, e ti ho ritrovato la mattina ragazzino, con le gambe lunghe da puledro e la testa piena di sogni.

 

 

Continui ad essere il centro il del mio mondo. Il mio amore grandissimo. Prima ti portavo in braccio, poi ho aiutato i tuoi primi passi. Ora cammini felice un passo avanti a me, anche se continui a girarti per vedere dove sono.

 

Io ti guardo e sorrido. Crescerai. Lo stai già facendo. Tra qualche anno il tuo lettino sarà vuoto e tu girerai il mondo: ma per adesso sei ancora qui con me, e posso continuare a darti il buongiorno con un bacio.

 

Come faccio dal primo istante in cui ci siamo visti.

 

Clicca sul link per vedere il video!

http://bit.ly/mammeoriginalmarines-ceraunamamma


 post in collaborazione con Original Marines!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

Ti potrebbe interessare

Blog

Al supermercato con i figli

Prima di avere figli, andare al supermercato era una di quelle azioni banali, semplici e di routine che facevo quasi senza pensare. Quando sono arrivati Tommaso e Matilde ho scoperto che il supermercato era una specie di prova a ostacoli di sopravvivenza, di quelle che ti facevano uscire da lì talmente stravolta che quasi ti guardavi in giro stupita perchè non c'era nessuno a sparare fuochi d'artificio perchè eri sopravvissuta.

 

Gli step principali da affrontare sono 4, e sono di una difficoltà che a confronto quelli del programma "Nudi e Crudi" sembra stiano in vacanza in un resort a 5 stelle.

 

 1. Il carrello

Il primissimo giorno che sono andata a fare la spesa con Tommaso appena nato, a parte superare il trauma della gente spiritosa che mi diceva "Ehi, quando nasce il secondo?" ho affrontato l'angosciante quesito di come fare tutto da sola. Allora potevo mettere la navicella nel carrello grande, ma poi dovevo tenere le cose in mano. Oppure potevo prendere il passeggino (che ho impiegato 2 mesi a montare senza calare giù tutti i santi) e avere un carrellino a mano, oppure se la spesa era tanta, avere un passeggino e un carrello grande. Era gennaio ma io potevo fare tranquillamente la spesa in maniche corte, tanta era la fatica. Difficoltà livello Pro, Tommaso che ululava per tutto il tempo e la gente che mi guardava male mormorando perchè non lo prendi in braccio? Arrivavo in cassa con Tommy tra le braccia, tirando il carrello della spesa, spingendo con un anca il passeggino al momento del conto dicevo alla commessa "Fai tu" allungandole tutto il portafoglio.

Poi è diventato tutto fantastico: figlio che non camminava ancora ma stava seduto sul carrello, con le braccia troppo corte per afferrare cose a caso. Me lo giostravo come una ballerina di tango tenendolo sempre lontano dagli scaffali.

Poi le cose si rifanno complicate: il pargolo ha iniziato a camminare e NON VUOLE più il carrello: sono cavoli. Farai il banco dei salumi avanti e indietro dieci volte per prendere un etto di prosciutto.

E quando il lavoro si raddoppia e quindi ci sono due figli? Se sono vicini di età, entrambi vorranno stare nel carrello grande, e poi entrambi vorranno quello piccolo. E quando scapperanno lo faranno in due direzioni diverse. E mo’ quale rincorri??

Più di due figli sotto i sei anni: se li porti tutti insieme al supermercato, dimmi dove abiti che ti mando un mazzo di fiori.

2. La spesa

Vai per comprare il pollo, l’insalata e i limoni.

Esci con: i cereali che nessuno mangerà mai, quella merendina che ha più coloranti di una borsa cinese, i palloncini che fanno sempre festa e le bolle di sapone. Che sono il regalo più economico che trovi, e che i pargoli svuoteranno sui tuoi piedi davanti alla cassa.

3. Il bagno

Dimmi la verità: prima di avere figli, nemmeno lo sapevi che i supermercati avevano i bagni. Adesso appena entri la commessa ti fa a tutta voce: se ti serve la chiave del bagno ce l’ho io!!!

Manco fossi quella della pubblicità per incontinenti. Ma i bambinin hanno un gusto particolare a tenersi la pipì ben stretta prima di uscire di casa e farla diventare urgentissima appena sei entrata in un negozio.

4. Gli altri

Gli altri: i perfetti sconosciuti che si fanno i cazzi tuoi e dei tuoi figli. Quelli che scandagliano il carrello e ti dicono che sbagli dieta. Non mangiate poca verdura?

Quelli che, ah non cammina?? Mio nipote sì! Quelli che se compri l’ovetto li vizi, se non lo compri sei tirchia. Quelli che ad un certo punto speroni col carrello, ruotando loro un piede. Ma così, eh, per caso.

Però alla fine ne esci viva. Malconcia ma viva.

 

Poi un giorno tuo marito ti chiama e fa: vado io al supermercato? E tu: NO CI VADO IOOOOOO!!! VIENI A TENERE I FIGLI!!! Non fa in tempo a entrare dalla porta che ti sei già data alla fuga, tirando baci a tutti e l’ultima cosa che si sente in casa di te è l’eco della frase VI PORTO L’OVETTOOOOO In macchina togli al volo lo Zecchino d’oro e metti i Red Hot, entri al supermercato col carrello che ti pare e col passo di una che sta ballando I’m a single Lady di Beyonce. Ti piazzi ai salumi senza che nessun pargolo aliti sul vetro e ci faccia un cuore, vai a prendere una cernia senza dover sentire un figlio che a tutta voce urla alla ragazza del banco CHE PUZZAAAAA e puoi perfino confrontare i prezzi dei due prodotti che t’interessano: che emozioneeeeee!

 

Poi passa una mamma con il figlio, e anche se sei uscita da 10 minuti ti viene voglia di fare una carezza sulla testa del tuo. E allora prendi due palloncini che fanno sempre festa, i cereali appiccicosi, le bolle di sapone (che per una volta ti porti via integre) e ovviamente gli ovetti. E corri via a coccolarti il pargolo terribile, ma fantastico, che ti aspetta a casa.

Blog

Mamme e influenza: 6 cose terribili che dobbiamo affrontare

Noi mamme siamo donne coraggiose, capaci di affrontare di tutto: travagli di 30 ore, punti come se piovesse, la suocera che ti smarrona le balle perchè allatti o perchè non lo fai, anni di notti insonni...Ma c’è qualcosa che mette KO pure noi: l'influenza dei figli.

Quella banale, simpatica influenza che i pargoli beccano sempre con la precisione del lanciatore di coltelli.

Quando hai un progetto da consegnare. Quando hai già prenotato il fine settimana fuori. Quando la pediatra è in vacanza. L’unica sera all'anno che esci con tuo marito da sola.

Se ci sono più figli in casa se la palleggeranno come fossero ad una partita di calcio: adesso a me, dopo a te, poi quello piccolo ah... è passato un mese? Allora me la riprendo io e via dicendo.

Le cose peggiori dell'influenza? Tutte. Eccole.

 

1.L’antibiotico 

Se sei davvero sfigata, puoi avere la prescrizione dell’antibiotico che va ogni otto ore. E una delle dosi te la becchi verso le due di notte: tira su il figlio, prepara la siringa, rispondi alla polizia che suona alla porta spiegando che no, non è l'antifurto, ma è il pargolo che non vuole la medicina. Ci credo che poi la notte ti ritrovi a litigare su Facebook per decidere se Tra Asia Argento e Corona è amore vero o solo 4 servizi su Chi.

 

2.L'Aereosol

Per fare la miscela che ci va dentro (4 gocce di questo, due gocce di quest’altro) ti devi comprare un bilancino da pusher.

Poi devi prendere un bambino recalcitrante e bloccarlo a respirare a bocca a aperta, arrivando a promettere anche prenderete un pony come animale da salotto. E dopo anni di sofferenze che si scopre?

Che è inutile. Grazie.

 

3. La visita dal pediatra

Hai un figlio con l’influenza. Lo porti dalla pediatra e ci trovi altri 10 bambini malati: quello messo meglio ha la malaria.

Il virus che ti riporti a casa è talmente grosso che lo devi legare sul sedile davanti con la cintura.

4. Le nottate 

Ho freddo. No la medicina no. Ho caldo. Ho la tosse. Ho sete. Ancora sete. Adesso devo fare la pipì. Mi è caduto il peluche. Drin drin è mattina: e lui finalmente si addormenta. Tu devastata ti alzi.

5. Il contagio

Se hai più figli, la cosa che ti terrorizza è che l’influenza possa passare da uno all'altro. Gli studi medici stanno ancora valutando se per una madre è più debilitante avere due figli malati contemporaneamente oppure in tandem.

Quindi non esiti ad isolare il piccolo untore: dorme con te, ha una bottiglietta dell’acqua da cui bere, tutto quello che usa va in lavastoviglie. E pare che ce l’abbiate fatta. L’altro pargolo è ancora sano e questo sta guarendo.

Poi un giorno senza pensarci finisci gli avanzi del malato con la sua forchetta. Ed ecco una cosa davvero pessima....

6. Essere malati quando si hanno figli sani

Che quindi vanno portati a scuola, in palestra, devono mangiare come se niente fosse.

Ma non è finita: perché quando faticosamente ne stai venendo fuori, tuo marito che non si è mai nemmeno degnato di farti un tè, stramazza sul divano e dice "Oddio ho dei brividi di freddo".

Ecco: questa è l’apocalisse.

Blog

I baci delle mamme

I baci delle mamme non spuntano dal nulla, perché sono stati cresciuti dai baci delle loro mamme e dei loro papà. Ogni donna se li tiene pronti, dentro al cuore, e non sa nemmeno di averli. Se ne stanno lì, chiusi in una scatola, sotto a mille altre cose, pronti a fiorire.

 

E poi quando ci mettono quel bimbo tra le braccia, non appena lo vediamo così minuscolo e stupito, lo scrigno dei baci si apre all'improvviso e sono tutti lì per lui.

Ma i baci non restano gli stessi per tutta la vita. All'inizio ci sono i baci della scoperta: quelli che diamo sulle manine fragili del nostro cucciolo, quelli profumati di latte e amore che appoggiamo sulla testina.

Ci sono i baci a fior di pelle, dati quando finalmente dorme, col terrore di svegliarlo di nuovo ma che non resistiamo a tenere per noi: sono baci leggeri come una farfalla, che si posano silenziosi su di lui.

E poi quando i bimbi crescono ci sono i baci solleticosi, quelli che fanno fare delle gran risate, dati in mezzo alle panciotte e sui piedini nudi: o magari dietro al collo profumato, quando li avete il braccio e scostate loro i capelli per arrivare a sfiorare la pelle di seta.

 

E dei baci schioccanti, che ne dite? Quelli sono i miei preferiti: li stampiamo in mezzo alle guance e sono così rumorosi che tutti, tutti ci sentono, e capiscono quanto ci amiamo!

A volte i baci delle mamme sono tristi, pieni di rimorso. Sono quelli che si danno la mattina prima di scappare al lavoro, quando si vorrebbe restare a casa a guardar crescere il nostro cucciolo. Ma sono anche quelli che si  danno col cuore stretto, pensando ad un futuro difficile, quando il lavoro non c’è.

Per fortuna i baci delle mamme sono magici, e guariscono di tutto per un bel po’ di tempo: dal ginocchio sbucciato al cuore spezzato, passando per il brutto voto a scuola.

 

Poi non si sa come, a volte diventano un po’ fastidiosi: e figli adolescenti che prima vivevano dei nostri baci, li schivano un po’ vergognosi e un po’ arrabbiati di desiderarli ancora.

Ma i baci delle mamme, lo sappiamo bene, non finiscono mai: ce n’è sempre uno scrigno pieno, in quel cuore grande, e aspettano con pazienza di volare di nuovo sulle guance dei nostri piccoli.

 

Anche se magari piccoli non sono più!

Blog

Se i neonati potessero parlare!

Abbiamo letto libri, fin da quando erano ancora nella pancia, per abituarli al suono della nostra voce. Abbiamo cantato per loro. Abbiamo parlato con loro. L’autoradio della macchina ha emesso ininterrottamente  Vivaldi  e Mozart per 9 mesi.

E loro hanno assorbito tutto: ma cosa direbbero i figli appena nati se potessero parlare?

 

 

  1. Io non sono né il tuo ginecologo, né tuo marito, né una delle amiche: e lo so che non hai rispettato quel regime alimentare di cui tanto parlavi. Ormai quel che è fatto è fatto…ma se decidi di allattarmi, possiamo evitare il chiletto settimanale di nutella?
  2. Ma hai davvero pagato 120 euro quel completino firmato? Davvero? Quello su cui, la prima volta che me lo metti rigurgiterò, la seconda il mio pannolino esonderà e la terza… non ci sarà una terza volta, perché ormai sono cresciuto e non mi sta più!
  3. Io non so parlare. Non ho né Whatsapp né Facebook. Nemmeno gorgheggio tanto bene. Come faccio ad attirare la tua attenzione senza piangere? E se qualche vecchia megera signora attempata ti dice che mi vizi perché mi prendi in braccio, rispondile che per alcool e sigarette, aspetterai almeno l’asilo.
  4. Fattene una ragione: ho i geni tuoi e di papà. Delle vostre due famiglie: in mezzo ci sono anche quelli di tua suocera (mia nonna) e in qualcosa senza dubbio le assomiglierò. Ma anche se ho il suo naso (che per inciso è bellissimo), prometto di non avere mai il suo carattere.
  5. A proposito di papà: l’ho riconosciuto subito dalla voce. Mamma, posso immaginare che il mio arrivo ti ha travolta…ma ricordati che se non fosse stato anche per lui, io non sarei qui. Fagli qualche coccola, quando ti lascio respirare e digli che lo ami. Da parte di tutti e due!
  6. Lo so che stai facendo del tuo meglio: ma se mi canti di nuovo quell'insopportabile ninna nanna, dirò la mia prima parola. E giuro che non ti piacerà.
  7. Non è una gara! Ogni volta che voi mamme vi trovate insieme e confrontate i nostri percentili e i nostri progressi, con la segreta convinzione di avere un precoce genio in casa, noi neonati per la noia piangiamo tutti insieme.
  8. Quando ero nella tua pancia, ti ho sognata…e ho cercato di immaginare come fossi: ma quando ti ho vista per la prima volta, ho pensato che eri l’essere più straordinario del mondo. Non importa se le foto in giro per casa raccontano che prima eri diversa: ricorda che la luna è tonda, ed è bellissima così.

Dimenticavo: io preferisco i Red Hot Chili Peppers!!