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Libri: cosa è cambiato da quando sono mamma

Rileggere i libri che ho amato è una delle mie più grandi passioni. Riscoprire, mentre gli anni passano, questi vecchi amici, e magari comprenderli in maniera diversa rispetto a quando li ho letti per la prima volta, è un piacere che non riesco proprio a negarmi. Diventare mamma però ha cambiato così tanto il mio modo di vedere le cose, che anche il mio modo di leggere è completamente mutato. E così non ho più aperto i libri dell’orrore che prima adoravo, e ogni volta che nella trama di uno dei miei libri preferiti incappo nella figura di un bambino che soffre, il  cuore mi si stringe. Solo adesso ho potuto capire la tragedia di Anna Karenina. Le pagine del compleanno di Serioga, della madre che di sorpresa lo va a svegliare, dopo che al piccolo era stato detto che era morta, mi faranno piangere per sempre. Solo adesso ho compreso la forza della frase di Thackeray nella Fiera della Vanità, quando dice che mamma sulle labbra dei bambini è il nome di Dio. E i poveri figli di Rossella O’Hara? Non voluti e poco amati, fino alla tragedia finale di Diletta. In ognuno di loro mio malgrado immagino le emozioni dei mie piccoli, e mi tremano le gambe anche se si tratti di bambini mai esistiti. Le loro piccole vite, che spesso fanno da sfondo neglette e trascurate a quelle dei protagonisti, hanno adesso una forza e uno spessore nuovo per me. Grazie ai miei figli ho scoperto nuovi chiavi di lettura di tanti libri: e chissà quante ancora potrò averne quando inizierò a condividerli con loro!.

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Libri

"Il signor P.P." ci sfida a superare le nostre paure!

Il Signor P.P. ha un nome imponente e un carattere indisponente: adorabile con gli animali, un po' meno con le persone.

Abita in una casa in cima ad una collina alta alta, e ha piccoli amici a 4 o a 2 zampe, ma il cui nome inizia comunque per P. E quindi c'è un pavone e un porcellino, ma c'è anche una pulce e un pollo. E il signor P.P. potrebbe tranquillamente continuare la sua vita di strambo recluso se un giorno non succedesse qualcosa di speciale.

 

 

Quando ho letto la storia del signor P.P. per assurdo, mi ci sono un po' ritrovata. Certo io non mi ricordo di animali: ma di parole. E se fosse per me, lo confesso, me ne starei sempre chiusa in casa a scrivere e lavorare. E abbiamo riso con Matilde e Tommaso, perchè invece di una P roboante e sputacchina, io ho una S sibilante (che manco Jovanotti) smorzata negli anni da tanto, tanto esercizio.

Il libro, quindi, è un giocoso percorso nella crescita del personaggio, che spiega come sia importante uscire "fuori di sè" anche se a volte può far paura, perchè accogliere l'altro può rendere davvero felici.

 

Il testo di Rosa Cavallaro, autrice alla sua prima opera, è semplice, comprensibile e pieno di grazia, mentre colorati e deliziosi sono i disegni di Antonio Palazzo.

 

Se volete fare un bel regalo di Natale, lo trovate a questo link!

 

 

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Libri

Il mio cuore di orso

Ho l’abitudine (da sempre) di leggere a Tommaso e Matilde, la sera prima di andare a dormire: e anche adesso che Tommy legge per conto suo e Maty inizia a farlo, le pagine raccontate dalla mia voce sono il modo che più amano per essere accompagnati verso il sonno.

 

Il libro che stiamo leggendo in questi giorni è particolarmente bello: s’intitolaIl mio cuore di orso”, scritto da Margherita Buresta, giovane zooantropologa ed esperta di comportamento animale, edito da Giaconi Editore.

E’ un opera decisamente particolare, perché accanto alla storia avvincente di un ragazzo che improvvisamente si ritrova ad essere orso e a vivere il bosco in questa nuova e singolare condizione, ci sono una quantità di informazioni tratte dall’esperienza diretta dell’autrice attraverso il suo studio e la sua conoscenza ravvicinata con gli orsi del Parco Nazionale degli Abruzzi.

 

Ogni pagina è accompagnata da illustrazioni bellissime realizzate dalla stessa Margherita, che mostrano i particolari di questo ambiente: e quindi quando viene nominato un albero o un particolare animale, viene anche  mostrato ai bambini per dare loro subito l’idea immediata di cosa si tratta.

Lo scopo di questo libro non è quindi solo intrattenere i bambini con una storia avvincente che li cattura in maniera magnetica una pagina dopo l’altra, ma anche educare sia loro che noi genitori ad apprendere un nuovo modo di concepire il mondo animale, basato sul superamento della visione di noi uomini come protagonisti di tutto ma invitando ad accettare le diversità e l’affascinante mondo di questi animali.

 

Il libro è stato presentato nella biblioteca del mio paese, Appignano, in un incontro gremitissimo organizzato dall'Associazione Prometeo, con i bambini che pendevano dalle labbra dell’autrice per avere informazioni sugli orsi e sulle sue esperienze come zooantropologa: un’occasione bellissima anche per noi genitori, di essere coinvolti nell’educazione ambientale dei nostri piccoli.

Onore al merito all’editore Simone Giaconi che ha dato l’opportunità a questa giovane studiosa di trasmettere a tante persone le sue conoscenze.

Il libro è stampato in modo da rendere facile la lettura anche ai bambini, e nelle ultime pagine ospita un glossario che parla degli animali e delle piante protagonisti del racconto. Insomma "Il mio cuore di orso" è stata una bellissima scoperta,  un libro assolutamente da leggere!

Libri

Non aprire questo libro!

"Aprire questo libro potrebbe causare gioia acuta, allegria incontrollabile, singhiozzi e risate croniche. Fra gli altri effetti possibili ci sono slanci di creatività e scintille di immaginazione."

 

Comincia così "Non aprire questo libro" di di Michaela Muntean (Autore),‎ Pascal Lemaitre (Autore),‎ uno dei testi più divertenti che mi sia capitato di leggere da quando sono nati Tommaso e Matilde.

La storia è semplice: un maialino deve scrivere un libro, ma si sente particolarmente disturbato dalla presenza dei piccoli lettori che vanno a ficcare il naso tra le sue pagine ancora bianche.

 

E così li invita di malagrazia (ma facendo fare gran risate ai bambini) a cercarsi qualcosa di meglio da fare, tipo guardarsi crescere le unghie dei piedi.

Una pagina dopo l'altra la storia si costruisce, fino a quando il piccolo lettore non diventa egli stesso protagonista (col titolo onorifico di megapeste) dello stesso racconto. E alla fine anche il recalcitrante maialino deve accettare il fatto che insieme al lettore, ha fatto davvero un buon lavoro.

 

Il libro, che mi è stato consigliato dall'amica Emanuela, ha un'età di lettura dai 4 anni in su. Nel nostro caso devo dire che Tommaso, che di anni ne ha 8, si è divertito da matti a leggere alla sorella tutto il racconto, interpretando il testo come se lo stesse recitando. E non vi dico la soddisfazione di chiamare Matilde "Mega Peste"!

 

Insomma, assolutamente consigliatissimo: e lo trovate anche su Amazon!

Libri

Tu giochi con i figli?

Io sono una mamma che gioca poco con i figli. E lo dico con dolore.

Lavorando da casa li ho vicini tutto il pomeriggio, sono quella che li fa alzare la mattina, che li accompagna ovunque, che legge le storie: eppure come è successo che io abbia smesso di giocare con loro? La risposta è... non lo so.

 

Però in questi giorni ho ricevuto un libro molto bello, che sembra davvero perfetto per farmi risalire la china del non-gioco. Il titolo è "Giochiamo! Consigli e strumenti per educare giocando" e vi confesso che ogni singola frase stampata su queste pagine dovrebbe diventare un tatuaggio da metterci addosso.

 

Il libro, curato da Pepita Onlus, è suddiviso in varie sezione: si parte con un'analisi psicologia e sociologica di quello che è il gioco per il bambino e poi si passa a suggerire giochi per grandi e piccoli, compreso un librogame dedicato a noi genitori.

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Il bisogno di giocare

Quando ero piccola dicevo che mai e poi mai mi sarei stancata di giocare. Che se avessi avuto figli avrei passato ogni minuto a giocare con loro. Poi cosa è successo?

Facciamo un passo indietro. Il gioco rappresenta una delle attività fondamentali dell'essere umano, e serve al bambino per scoprire il mondo: il gioco è "divertimento, esplorazione, esercizio e apprendimento". La Convenzione internazionale dei diritti dell'Uomo e del fanciullo riconosce il diritto al gioco dei bambini: i nostri figli quindi DEVONO giocare. Infatti attraverso il gioco i bambini sviluppano " competenze cognitive, abilità fisiche, un lessico più ampio, competenze sociali, l'alfabetizzazione". Il gioco fa bene alla salute e riduce lo stress.

 

Secondo gli studiosi esistono ben 6 tipi di giochi differenti. C'è il gioco senza occupazione, in cui il bambino non gioca ma osserva, il gioco solitario, il gioco senza azione (es. i bambini osservano altri giocare e chiedono spiegazione su quello che stanno facendo), il gioco parallelo (i piccoli giocano vicini ma ognuno per conto suo), il gioco associativo (si gioca insieme ma non con lo stesso obbiettivo) il gioco cooperativo.

 

Il gioco nella relazione tra adulti e bambini

Vi è mai capitato che alla fine si una giornata devastante i bambini vi chiedessero di giocare senza che voi trovaste la forza morale di dire di sì? A me succede, ma leggendo il libro di Pepita Onlus mi sono resa conto di quanto invece potrebbe fare bene non solo a loro ma anche a me. Osservare i bambini durante il gioco significa imparare a conoscerli in maniera ancora più approfondita, e giocare con loro significa allontanare lo stress. Cerchiamo di trovare del tempo speciale per ognuno dei nostri bimbi, che sia loro e solo loro. Ma soprattutto mettiamo un deciso limite al loro utilizzo di oggetti come smartphone e tablet, che oltre a creare problemi di linguaggio spegne la loro immaginazione.

 

Ma dopo tanta interessante teoria sia arriva ad una bellissima pratica: il resto del libro è costituito da giochi che possiamo fare al chiuso e all'aperto (persino quando si fa la spesa) adatti a tutte le età...comprese quelle di mamma e papà.

 

Io ho deciso di fare un'esperimento: da oggi mi ritaglierò un'ora al giorno per giocare con Tommaso e Matilde. Staccherò il telefono e non guarderò il computer, perchè ve lo dico già da ora...stare con loro è decisamente più importante!