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Il Liceo? Meglio senza stranieri e disabili

Nell'anno domini 2018, in quel paese dall'apparenza civile che è l'Italia, molti ragazzi stanno scegliendo o hanno già scelto la loro scuola superiore: ma come non innamorarsi di Istituti come L’Ennio Quirino Visconti di Roma, dove ci sono appena due soli stranieri (ma saranno senza dubbio figli di ambasciatori) e nessun disabile?

 

Mi sembra quasi di sentirla la diversamente intelligente che ha scritto questi testi, nel suo tallerino Chanel, mentre tutta tronfia si vanta con le amiche "No, cave, nel Liceo di AntonPietro Mavia hanticappati non ne abbiamo...sapete com'è, vitavdano l'appvendimento"

Ma non solo "Le famiglie che scelgono il liceo sono di estrazione medio- alto borghese, per lo più residenti in centro, ma anche provenienti da quartieri diversi, richiamati dalla fama del liceo».

 

Ma anche  al liceo D’Oria di Genova, non scherziamo "Il contesto socio- economico e culturale complessivamente di medio- alto livello e l’assenza di gruppi di studenti con caratteristiche particolari dal punto di vista della provenienza culturale ( come, ad esempio, nomadi o studenti di zone particolarmente svantaggiate) costituiscono un background favorevole alla collaborazione e al dialogo tra scuola e famiglia, nonché all’analisi delle specifiche esigenze formative nell’ottica di una didattica davvero personalizzata » .

 

E così via per il Parini di Milano, dove " Gli studenti del liceo classico in genere hanno, per tradizione, una provenienza sociale più elevata rispetto alla media Questo è particolarmente avvertito nella nostra scuola. A partire da tale situazione favorevole, la scuola ha il compito ( obbligo) di contribuire a elevare il livello culturale dei suoi allievi"

 

Io ricordo ancora il mio primo giorno di Ginnasio:  ricordo l'appello con i riferimenti genealogici. Ah, dicevano ai miei compagni: sei X figlio dell'Avvocato X? Salutami la tua famiglia! Ecco, io che ero figlia di un operaio e di una casalinga, che ero arrivata lì con tutta l'innocenza della mia scuoletta di provincia, ho scoperto mio malgrado che avere un cognome noto ti aiutava eccome.

 

E ogni volta che facevamo uno sciopero la preside entrava nelle classi e urlava che noi noi eravamo la futura classe dirigente (e ironia della sorte io sono stata una dei pochissimi miei coetanei ad amministrare davvero) e c'era quella specie di aurea riflessa perchè facevi il Liceo Classico.

 

Ma ricordo anche le ragazze della scuola morte di overdose, ricordo le canne fatte nei bagni, ricordo la povertà morale di certi insegnanti.

 

Tutto questo per dire che la poraccitudine della gente che pensa di potersi comprare la scuola perfetta, solo perchè è abbastanza ricca per farlo, mi fa tanta, tanta tristezza. Ma merita comunque l'estinzione.

 

 

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Riposo per allattamento: cosa cambia

Riposo per allattamento: cosa cambia per l'inps?

E' cambiata la la modalità di richiesta del riposo per allttamento. L'INPS ha appena comunicato che d'ora in avanti per la richiesta dei permessi per allattamento bisognerà utilizzare principalmente la modalità telematica: attraverso il sito dell'Istituto, chiamando il numero verde INPS o rivolgendosi a un patronato.

Riposo per allattamento: di cosa si tratta?

Il riposo per allattamento è uno strumento che le madri possono usare in alternativa al congedo parentale. I riposi per allattamento, infatti, consentono alla lavoratrice madre di rientrare a lavoro una volta concluso il congedo di maternità, ma seguendo un orario di servizio ridotto fino al compimento del primo anno del figlio. Nel dettaglio, a seconda dell'orario di lavoro, ha diritto a un certo numero di ore di permesso delle quali beneficiare ogni giorno. Le lavoratrici impiegate per almeno 6 ore, ad esempio, possono beneficiare di 2 ore di permesso, posticipando l'entrata oppure anticipando l'uscita, ma la decisione su come fruire dei permessi deve essere presa in accordo con il datore di lavoro.


Riposo per allattamento se si lavora parti time

Se invece la neomamma è impiegata part-time e quindi lavora per meno di 6 ore al giorno, potrà disporre solamente di un'ora di permesso. Nel caso di parto gemellare, i suddetti permessi raddoppiano: quindi si passa a 4 ore per chi lavora per almeno 6 ore al giorno, a 2 ore per chi invece segue un orario di lavoro ridotto. Possono essere richiesti anche in caso di adozione, ma come anticipato non sono cumulabili con il congedo parentale: quindi per richiedere il permesso per allattamento la mamma dovrà rinunciare al congedo.

 

Riposo per allattamento: perchè è meglio del congedo parentale?

 C’è una convenienza economica nel preferire il riposo per allattamento al congedo parentale. Per quest'ultimo, infatti, i giorni di permesso vengono retribuiti al 30% (solamente fino al compimento dei 6 anni di età del figlio), mentre durante i permessi per allattamento la lavoratrice percepisce l'intero stipendio.

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Ovuli congelati per la carriera: e i figli?

Facebook, Google, Apple: sono questi alcuni dei colossi dell'industria che hanno iniziato a offrire di coprire le spese per le dipendenti che decidono di far congelare i propri ovuli per ritardare una gravidanza. Si tratta infatti di un procedimento molto costoso, e come dice ad esempio la Apple "Vogliamo dare la possibilità alle donne di svolgere il miglior lavoro della loro vita e contemporaneamente prendersi cura dei loro cari e crescere le loro famiglie".

In pratica si chiede di barattare l'energia e la grinta di una certa età con la possibilità di formarsi, molto più tardi, una famiglia.

 

E se nessuno mette in dubbio che a livello fisico potrebbe essere una buona idea, forse in pochi si fanno domande sui retroscena. Perchè avere un figlio a 25-30 anni (e vale per entrambi i genitori eh) non è la stessa cosa di avere un figlio a 45-50 anni. Perchè affrontare una prima gravidanza con un corpo già stressato da una intensa vita lavorativa, non è come affrontarlo con un corpo più giovane.

 

Mentre tutti si preoccupano che l'ovulo sia in perfetta salute, io mi chiedo se qualcuno si preoccupa di un figlio che potrebbe rimanere orfano molto presto, o che a vent'anni potrebbe vedersi nell'impossibilità di affrontare la vita che gli spetta perchè ha genitori già anziani di cui prendersi cura.

Ci possono essere tanti motivi dietro la scelta di fare un figlio a 50 anni. Magari prima non è arrivato, magari non lo si voleva, magari si era impegnati a fare altro. Ma immaginatevi se è giusto che a 30 anni quel figlio debba preoccuparsi di una madre di 80: secondo me no.

 

E anche se un figlio può essere coccolato da genitori di ogni età, pensiamo se sia preferibile pensare alla sua vita o alla nostra, prima di metterlo al mondo.

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Trump contro il latte materno

Il Governo americano, durante l'ultima Assemblea mondiale della sanità avrebbe contestato la mozione dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che promuove l'allattamento al seno nel mondo. Non solo prima ha tentato in tutti i modi di far cancellare frasi dove si diceva che l'allattamento era promosso e andava protetto, ma ha anche minacciato i paesi poveri che intendevano sostenarla di sanzioni economiche.

L'Ecuador ha ceduto subito, ritirando il sostegno, e le stesse reazioni ci sono state in paesi come Messico e Uruguay.

E tutto questo per venire incontro alle sollecitazioni delle Lobby dei produttori di latte artificiale.

 

Ora, prima che si levino gli scudi di chi ha deciso di non allattare, facciamo qualche precisazione. Ci sono paesi molto poveri dove allattare al seno può fare la differenza tra la vita e la morte di un bambino. Dove l'acqua è contaminata, e preparare il latte artificiale significa esporre un neonato ad ogni genere di agenti patogeni. Dove le famiglie sono davvero troppo povere per comprare latte artificiale.

 

Noi possiamo scegliere: anche se non esiste formula al mondo capace di eguagliare il latte materno. Ma chi ha voluto ha potuto non allattare. O se ci sono stati problemi, il latte artificiale di è dimostrato un degno sostituto.

Ma far crescere generazioni di mamme senza dire loro quanto è importante il latte materno, significa fregarsene totalmente dei bambini.

 

Ma insomma: da Trump ormai non ci stupisce più nulla.  Quando un avvocato che stava affrontando Donald Trump nel 2011 chiese di fare una pausa perché doveva tirare il latte per sua figlia appena nata, lui reagì in maniera imprevedibile. "Si alzò in piedi, diventò rosso, cominciò a gesticolarmi contro e gridò: 'Fai schifo, sei disgustosa', e se ne andò".

 

Povero mondo.

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Figli in sovrappeso: ma per le mamme non è così

Siamo in grado di capire e valutare l'effettivo stato fisico dei nostri figli? La risposta di uno studio condotto da un team di ricercatori padovani guidato da Dario Gregori dell'Unità di Biostatistica, epidemiologia e sanità pubblica del Dipartimento di Scienze cardiologiche, toraciche e vascolari dell'Università di Padova, pubblicato su "Obesity" è NON SEMPRE.

 

Questo studio, effettuato su 2.720 bambini (fra i 3 e gli 11 anni, bilanciati per genere) in 10 nazioni in tutto il mondo (Cile, Messico, Argentina, Brasile, Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Georgia, e India) voleva studiare la MISPERCEPTION, ovvero la percezione di un figlio sovrappeso o obeso come normopeso.

Un quarto dei bambini analizzati sono statai identificati come sovrappeso/obesi, suddivisi in queste percentuali: in India (49%, 377) e America Latina (16%, 124), seguite da Brasile, (7%, 54), Cile (6%, 45), Argentina (6%, 47). In Italia, in linea con le altre nazioni europee, è stato identificata una percentuale inferiore di bambini sovrappeso/obesi (30 su 774, pari al 4%).

 

Quindi innanzitutto onore al merito alla nazione per non avere eccessivi problemi di linea: eppure, secondo lo studio,  la quasi totalità dei bambini sovrappeso (89%) e metà dei bambini obesi (52%) non sono stati percepiti come tali dalle proprie madri.

 

L'Italia rappresenta uno dei Paesi con la proporzione più elevata di misperception "ovvero l’80% dei bambini sovrappeso/obesi - pari a 24 bambini su 30 sovrappeso/obesi - sono stati percepiti dalle proprie madri come normopeso", dice l'esperto.

 

La misperception si è rivelata un fattore che influenza la scelta di adottare delle azioni per perdere peso: i bambini sovrappeso/obesi che non venivano correttamente percepiti come tali dalle proprie madri avevano una minore probabilità di essere coinvolti in un programma per perdere peso.

 

L'utilità di questo studio (ma sarebbe stato interessante coinvolgere anche i padri) è che punta il dito sulla necessitàò di una presa di coscienza. I bambini che hanno madri non in grado di valutarne il reale stato fisico, saranno più difficilmente inquadrati in un programma di perdita di peso.

 

E' fondamentale quindi consultarsi comunque con il pediatra, che riuscirà senza dubbio a consigliare i genitori nella maniera migliore.