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Vestirsi da solo: cresciamo un figlio indipendente!

Un bambino che cresce apprende un giorno dopo l'altro a diventare autonomo in tante situazioni diverse, come anche il riuscire a vestirsi da solo.

 

Chi non ha avuto un sussulto di orgoglio e tenerezza osservando il proprio piccolo che infilava una maglietta o indossava un paio di pantaloni per la prima volta da solo, senza che che non gli dessimo il minimo aiuto? Significa che lui è pronto per fare un passo importante appunto verso l’autonomia.

 

A che età  bambini imparano a vestirsi da soli

Bisogna però capire a quale età i bambini sono pronti per certi tipi di autonomie, non dobbiamo forzare troppo nostro figlio, perché ogni cosa va fatta a suo tempo.

- Ad un anno molti bambini vogliono mettersi il cappellino da soli, oppure fare lo stesso con un calzino. Iniziate a indirizzarli vero i giusti movimenti: magari metteteli davanti ad uno specchio, come se fosse un gioco. Metti il cappello, togli il cappello: e così via.

-A due anni il piccolo riesce già spesso a togliersi i vestiti da solo (anzi in genere lo fa dopo che l'avete gà abbigliato per uscire!) e quindi potete aiutarlo ad esercitarsi spingendolo a togliersi da solo i vestitini prima di dormire o prima di fare il bagnetto.

-A tre anni ormai il bimbo ha le competenze motorie per iniziare a vestirsi e spogliarsi da solo. Iniziate quindi a lascargli un p' di autonomia, spingetelo magari a fare da solo all'asilo, quando vede togliere il giubetto prima di entrare in classe, e poi lodatelo sempre. Questo rafforzerà la sua voglia di imparare a far da solo.

 

 

 Tecniche per insegnare ai bambini a vestirsi da soli

 

1. Una bambola con cui fare pratica. Un'idea interessante è quella di dargli un bambolotto da spogliare e vestire, in modo che lui o lei capiscano esattamente come deve fare poi in riferimento a se stessi.

2.Scegliete l'abbigliamento adatto. Se il vostro piccolo è nell'età in cui inizia a vestirsi e spogliarsi da solo, vestitelo con capi comodi che lui possa maneggiare da solo. Niente lacci, per esempio, meglio le scarpe con gli strap! Meglio i pantaloni della tuta con gli elastici che i jeans con bottoni e zip, che non riusciranno ad essere manovrati alla perfezione prima dei 5 anni.

3. Spiegate in maniera chiara la differenza tra davanti e dietro e tra dritto e rovescio. Date punti di riferimento, come un disegno o un etichetta vistosa, in modo che loro possano ricordare esattamente come deono vestirsi.

4. Prendete un pezzo di stoffa, fateci delle asole e metteti i bottoni. Magari ritagliate le zip da un vecchio paio di pantaloni. Dateli al bambino per fare esercizio: vedrete come si divertirà!

 

ABBIATE PAZIENZA!

 

Provate a ricordare quanto tempo avete impiegato VOI a imparare a vestirvi. Abbiate pazienza, e ogni volta che riesce nel suo intento, fatelo sentire importante, fategli capire l’importanza del traguardo raggiunto: e vedrete che sarà felice quanto voi della sua autonomia!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Bambino

Dai un calcio alla sfortuna!!

 

Il progetto “Dai un calcio alla sfortuna”, risultato del lavoro dei giovani dell’Oratorio Salesiano di Macerata  in collaborazione con la società sportiva PGS ROBUR 1905 è uno degli otto progetti selezionati e ospitati nel network di Banca Etica su Produzioni dal Basso.  Il percorso è stato attivato attraverso un bando promosso da Banca Etica per il crowdfounding che ha lo scopo di promuovere lo sport come strumento per l’integrazione e il superamento delle barriere, con particolare attenzione alla responsabilità sociale delle organizzazioni.

 

I ragazzi hanno scelto di farsi parte attiva nella redazione e presentazione di questo progetto che permetterà a 25 calciatori in erba impossibilitati a pagare la quota di poter essere tesserati gratuitamente, con l’impegno però di partecipare al DonBoScuola, il percorso di aiuto e sostegno a favore dei ragazzi organizzato dall’Oratorio Salesiano di Macerata: in tal modo si potrà garantire loro uno studio costante e fruttuoso. Un progetto che coniuga integrazione, studio e passione per lo sport.

 

Una casa che accoglie è il nuovo slogan del cortile dell’Oratorio e della Casa Salesiana che negli ultimi anni ha rivisto completamente la propria presenza in città con iniziative che accolgono ogni anno centinaia di ragazzi e animatori che vengono coinvolti nelle attività dei vari gruppi operativi all’interno dello storico cortile e animati dal carisma di Don Bosco.

Robur, Scout, Compagnia del Savio, Cooperatori, Exallievi e altri gruppi animano quotidianamente la casa che si è trasformata in un centro giovanile di primaria importanza dove oltre 900 ragazzi svolgono attività settimanali, altri 700 passano in un anno per un'attività occasionale e mirata (Estate RagazziCondiVivenzePellegrinaggi) mentre almeno 120 tra Giovani maggiorenni e Adulti svolgono attività di servizio volontario.

 

E’ in questo contesto che è nata l’idea di creare e presentare questo progetto a favore della PGS ROBUR, storica società sportiva operativa nel cortile maceratese sin dal 1905 e che raggruppa oggi -tra la scuola calcio e il settore giovanile - 250 persone. La raccolta fondi vuole aiutare quelle famiglie con problemi economici (circa il 10% dei tesserati) per permettere di giocare a calcio a quanti più ragazzi possibile, offrendo la quota di iscrizione e il “kit calciatore” (borsone, tuta di rappresentanza, tuta d’allenamento invernale ed estiva, calzettoni, kway, giaccone) a coloro che oggettivamente non possono permetterselo.

 

Dare il proprio contributo è semplice. Basta collegarsi a https://www.produzionidalbasso.com/project/dai-un-calcio-alla-sfortuna/ e scegliere quanto donare. La raccolta è già attiva e sarà possibile donare fino al 30 giugno 2018.

 

Bambino

Bimbi in estate: rendiamo il sole loro amico!!

Conoscere il proprio fototipo (e quello dei bimbi) è importante per scoprire come proteggere al meglio la pelle e come prendersene cura soprattutto adesso, che il sole, grande amico del nostro umore può diventare invece un problema per la salute.

 

 

La luce del sole non va demonizzata, ma va resa amica: e me lo ha spiegato la dermatologa Francesca Negrosanti, conosciuta durante l’incontro con LLOYDSFAMACIA a Bologna. E’ stato un momento importante e di formazione e ho cercato di fare tante domande pensando anche a cosa potesse essere utile a voi che leggete.

 

FOTOTIPO: perchè importante saperne di più

 

Il fattore di protezione della nostra epidermide dipende dal fototipo: è ovvio che più la pelle è scura e più sarà protetta. Eppure a volte non è così scontato riuscire ad identificare alla perfezione il nostro fototipo e quindi capire di quale crema solare abbiamo più bisogno. Durante la visita alla sede di LloydFarmacia che si trova al centro di Bologna, ho potuto verificare il mio fototipo (potete farlo anche, voi, basta un attimo!) e nonostante mi sia sempre considerata olivastra, ho scoperto di avere molta meno melanina di quello che pensavo! E quindi poca melanina, significa moooolta crema solare da spalmare.

RAGGI SOLARI: NON SONO TUTTI UGUALI

I raggi del sole possono essere distinti in UVA, UVB E IR-A (meno conosciuti).

Raggi UVA: penetrano profondamente nella pelle, la invecchiano e lasciano macchie scure, aiutano però la produzione di vitamina D

Raggi UVB: restano nella parte superficiale della pelle, causano scottature, aiutano la produzione di melanina.

Raggi IR-A: penetrano nella cute, generano radicali liberi e danneggiano il nucleo delle cellule, danneggiano il collage,

Insomma, i raggi IR-A, di cui non avevo mai sentito parlare, sono in realtà i peggiori per il corpo.

INSEGNIAMO AI BAMBINI L’IMPORTANZA DI PROTEGERE LA PROPRIA PELLE

Nei primi 20 anni della nostra vita, noi assorbiamo in media l’80% dell’esposizione solare che prenderemo in tutta la nostra esistenza. E le scottature che che i bambini prendono da piccoli sono il maggior rischio di sviluppare melanoma. Esporsi al sole è bellissimo, ma va fatto con cognizione di causa. Mettereste i vostri figli in auto senza seggiolino? No (mi auguro): allo stesso modo non potete lasciare che si espongano al sole senza la giusta protezione. Ecco allora cinque consigli da non dimenticare mai:

 

1.ESPOSIZIONE IN BASE AL FOTOTIPO

 

Se avete un bimbo chiarissimo, di fototipo I O II, fate brevi esposizioni al sole, ovviamente con creme 50+. E non disdegnate di tenerlo con le apposite magliette. L’esposizione deve essere graduale: si parte con pochi minuti al giorno per aumentare via via che la pelle inizia a produrre melanina.

 2. ATTENZIONE ALL’ORA!!

 

I bambini non devono essere esposti al sole dalle 11.00 alle 15.00, perché le ore centrali della giornata sono le più pericolose. In queste ore è maggiore l’irraggiamento del sole e il grado di intensità delle radiazioni ultraviolette è massimo. Inoltre i neonati fino ad un anno non vanno esposti DIRETTAMENTE al sole, perché ogni arrossamento può diventare un danno nascosto della pelle e manifestarsi poi quando saranno adulti. Inoltre la pelle dei neonati inoltre è soggetta a disidratazione e i sistemi di protezione del corpo, come la termoregolazione, non sono ancora completamente sviluppati. Ci sono poi parti del corpo che hanno un particolare bisogno di protezione: il naso, le labbra, le orecchie, il collo, il cuio capelluto sono davvero tanto soggetti a scottature. Le pelli più sottili, come quella del viso e del collo, hanno una difesa inferiore dai raggi UV, mentre quelle più spesse sono più difese, ma solo dai raggi UVB. E mettete sempre il CAPPELLO!! Mettete la crema solare anche se il tempo è nuvoloso, o se i bambini stanno all’ombra.

3. CREMA SOLARE: COME SCEGLIERLA E COME APPLICARLA

Giovedì, ospite di LLOYDSFARMACIA, ho scoperto come deve essere la giusta crema solare, e ho conosciuto SOLERO, creato proprio da loro in diverse versione per venire incontro alle esigenze della pelle di tutti. Quindi innanzitutto è necessario adattare la crema al proprio fototipo, avere un prodotto che offra una tripla protezione rispetto ai raggi già citati, che sia resistente all’acqua (anche se dopo ogni bagno va rimessa), che sia testata dermatologicamente per evitare reazioni allergiche, che sia SENZA PROFUMO, e infine che non unga. Non solo: la dermatologa ci ha anche spiegato come bisogna essere “generosi” quando si spalma crema solare. Quindi un adulto deve applicarne qualcosa come 5-6 cucchiaia colmi per essere davvero protetto!. Il numero di applicazioni è influenzato da diversi fattori tra cui il fattore di protezione solare, il numero di bagni al mare e l’attività fisica. Non bisogna dimenticare che ogni crema, a causa del sudore o dell’acqua, si diluisce fino a scomparire. Per questo motivo è importante riapplicarla ogni 2-3 ore.

 

NON USATE LE CREME DELL’ANNO PRECEDENTE Già APERTE: non solo non sono più efficaci, ma possono creare problemi alla pelle. E non dimenticate di tenerle all’ombra, quando siete in spiaggia!

I solari SOLERO sono disponibili in versione IR-A SPF 15, 30,  50+ e 50+ specifica per bambini. Da non sottovalutare l’importanza dello stick protettivo 50+. Una volta tornati a casa, dopo la doccia potete applicare la lozione dopo sole rinfrescante, e se la pelle nonostante tutto è arrossata, c’è il meraviglioso Gel doposole lenitivo all’Aloe (che aiuta anche le gambe gonfie e in caso di punture di insetti!!)

 

Se non avete accesso ad una delle loro farmacie, non preoccupatevi: trovare tutti i solari (in offerta), anche sul loro shop!

 

 Insomma è stato davvero un incontro utile e ricco di informazioni: ma LLOYDSFARMACIA è da sempre dalla parte dei suoi clienti. Mi è bastato visitare la Farmacia Centrale di Bologna per capirlo. Spazi grandi e rinnovati, ed un’infinità di servizi (basti dire che in pochi minuti ho fatto il test del fototipo, dell’idratazione della pelle, della sua elasticità e perfino quello sulle intolleranze) affidati a professionisti sempre in grado di consigliarti nella maniera migliore. E il loro stile mi è piaciuto così tanto che presto ve lo racconto in un nuovo post!

Per adesso buon sole (protetto) a tutte!

Post in collaborazione con LLOYDSFARMACIA.

Bambino

Mustela protegge il futuro dei nostri bimbi: aiutiamola!

Quanto deve essere affidabile un marchio perché voi possiate lasciare che si prenda cura della pelle di un figlio appena nato? Ovviamente tanto: e le neomamme (e anche quelle che come me sono mamme da un po’) hanno ormai un’attenzione spasmodica alla composizione di un prodotto, studiano in maniera quasi scientifica cosa usare per detergere e occuparsi di un figlio.

 

E cosa pensare allora di un brand che oltre a preoccuparsi della salute della pelle dei piccoli si occupi anche del loro futuro? Un brand che pensi a quale mondo possiamo lasciare loro?

Ecco, Mustela è così: non solo è accanto a noi quando accogliamo per la prima volta nostro figlio tra le braccia, ma è davanti a noi per tracciare una strada che ci porti ad essere più sensili e attenti nei confronti dell’ambiente che ci circonda, nei confronti delle popolazioni meno fortunate e anche degli animali.

Expanescience Laboratoires, che produce il brand Mustela, è entrata a far parte della Comunità delle B Corp. Di cosa si tratta? Di grandi aziende che cercano di usare il business come forza positiva, curando la propria trasparenza anche oltre gli obblighi di legge.

 

Le aziende B Corporation non vogliono essere solo le migliori del mondo, ma anche LE MIGLIORI PER IL MONDO. E così Mustela s’impegna: e lo fa in tanti ambiti diversi.

S’impegna a proteggere la biodiversità: e cerca di far capire come anche la nostra alimentazione può avere un impatto pesante sulle foreste e sulle specie che vivono in esse. Mustela attua una politica di approvvigionamento delle risorse rispettoso dell’ambiente anche per quanto riguarda i prodotti di origine naturale  che vengono usati nei prodotti.

S’impegna a cercare di conservare le nostre risorse come elettricità e acqua, spiegando che quando spegnere e quando risparmiarle. Mustela usa ogni parte delle piante che servono alla realizzazione dei prodotti, e privilegia l’uso di energie rinnovabili.

 

 

S’impegna a sensibilizzare nella gestione dei rifiuti, perché sapete che il mondo è di tutti, e non invece di nessuno come credono certi. Mustela ha soppresso i fogli illustrativi e dove possibile ha eliminato le confezioni in cartone.

Infine i prodotti sono con schiuma lavante riciclabile al cento per cento e inseriti in un flacone completamente riciclabile.

Ma per colpire anche l’immaginario dei bambini, Mustela ha creato una deliziosa edizione limitata: c’è il detergente delicato Dante l’elefante, a tutela della biodiversità, c’è lo shampoo dolce Serena la Balena, che spiega come riciclare i rifiuti, mentre il latte corpo Lella la Pecorella invita a non sprecare le risorse.

E sapevate che Mustela sostiene anche Enpa, regalando latte ai cuccioli meno fortunati?

Ora Mustela parla alle mamme e ai papà: solo noi, che abbiamo il desiderio di lasciare un mondo diverso ai nostri figli, possiamo avere la sensibilità di capire quanto lavoro c’è da fare. Ma lo facciamo per i nostri piccoli: e se altre aziende faranno come Mustela, la strada sarà decisamente più facile da percorrere.

Non credete?

 

Post in collaborazione con Mustela       

Bambino

Accudire è più semplice con il Babywearing

L'abbraccio della mamma è  il mondo unico e perfetto dove vivono i nostri bimbi appena nati: e non vorrebbero staccarsi mai da lì. Ma per una mamma che vede riprendere le attività di tutti i giorni tra gestione della famiglia, lavoro, e caos emozionale perenne da post parto non sempre è facile dedicare tutto il tempo necessario al proprio figlio.

Per questo sono profondamente convinta che il Babywearing, che tetteralmente vuol dire “indossare il bambino”, ovvero portarlo con una fascia o altri supporti che ne seguono la fisiologia del piccolo, sia una pratica assolutamente ottimale.

Babywearing: un istinto che nasce da un'esigenza pratica

Come consulente del Babywearing, (e come mamma che con questa pratica si è assicurata la salute mentale, barcamenandosi da single) posso dire che sia stata davvero una scoperta straordinaria. Dalla mia passione e dal mio vissuto nasce la mia scelta professionale: trasmettere e insegnare alle altre mamme come portare addosso il proprio bambino!
Pensiamoci: un tempo le nostre nonne vivevano circondate (in genere) di una fitta rete sociale, in grandi case che accoglievano più famiglie e costituivano un tessuto vivo, una rete pratica, intorno alla una neo mamma.
Quando rifletto sul Babywearing, penso a quanto questo fenomeno sociale faccia parte ad oggi del nostro istinto di sopravvivenza. Un istinto che nasce da un' esigenza pratica: correre dietro ai tempi imposti da questa realtà velocissima e dalle alte aspettative.

 

Restare indipendenti grazie al Babywearing


Come rimanere indipendenti e potersi muovere liberamente nel marasma quotidiano, con un bambino piccolo che chiede e giustamente pretende, seguendo la sua norma biologica, contatto continuo con la sua mamma?
Come "sostituire" la rete fatta di persone e aiuti che diciamocelo, NON CI SONO intorno a una neomamma?
Poter soddisfare due esigenze in un momento solo è possibile: tenercelo addosso!
La mamma continua ad essere base sicura e mamma al 100% anche mentre magari sta lavorando al pc, con il suo fagottino in fascia.

Il bimbo, avvolto da un tessuto magico che lo contiene, stretto alla sua mamma, si perde e si ritrova, in un mare di profumi e rumori che già conosce e sono tutto quello di cui ha bisogno. 
Portare è istinto naturale!

 

Dalla terapia canguro al Babywearing


La kangoroo mother care: la terapia canguro, che nasce nelle T.I.N. (terapie intensive neonatali) ci ha aperto gli occhi su una realtà sorprendentemente positiva ed efficace.
I piccoli prematuri, a contatto con il care giver, migliorano i parametri vitali, tra cui ossigenazione e termoregolazione. Con conseguente diminuzione di stress = ripresa e dimissioni in tempi brevi.
Nel feto, il primo senso che si sviluppa è il tatto.
La mamma scimmia, si sposta con il suo cucciolo attaccato al pelo.
I nostri cuccioli, hanno il riflesso del gresping (chiudono, se sfiorato, il pugno)
Il latte materno, tra tutti i mammiferi è il meno calorico.
Non è moda. Portarsi dietro i propri cuccioli è un' esigenza naturale e di sopravvivenza della specie.
La mamma, soddisfatta dei sonnellini rilassati del proprio bebè, riesce a ritornare alla sua quotidianeità, ai suoi impegni o semplicemente, con il contatto non avrà bisogno nè di ciuccio nè di sdraiette, nè di copertine magiche.
il bimbo, la sua mamma. Una fascia. Tutto quello di cui hanno bisogno!!!!
Difficile? No! Naturale.

Meno oggetti e più contatto con il Babywearing


In Occidente la pratica del portare sta prendendo piede, forse, in risposta al bisogno pratico di spostarsi in autonomia ma anche biologico...realitivo allo stare più vicine in maniera naturale ai nostri cuccioli. E magari la possibilità (sempre nella libera scelta di ognuno, di rinunciare a qualche oggetto non indispensabile).
Ecco un elenco delle cose di cui potremmo fare a meno:
-sdraiette ( altalenanti, vibranti, idromassaggianti  termoelettriche chi più ne ha più ne metta)
-ciuccio (celeste,rosa, con o senza catenella, ciuccio 0-4mesi ciuccio 6mesi +)
-biberon (a forma di seno, a buco piccolo, a buchi grandi, di vetro di plastica di pirex di silicone)
-culla (con o senza sbarre, in vimini, in legno placcato oro, con sistema dispositivo nanna sicura)
-passeggino (ultraleggero, gemellare, firmato Fondi, con pedana, 7 posizioni, fronte mamma, fronte strada, sopra mamma, richiudibile e commestibile)
-carrozzina (da femminuccia da maschietto, ibrida, con o senza telo pioggia, gancio porta bevande, borsa porta pannolini, ombrellino proteggi sole, 4 ruote motrici, con o senza airbag commestibile sempre...si sa mai gli va un pezzetto in bocca)
-sacco nanna (in ciniglia, in cotone biologico egiziano organico pettinato, con o senza braccia, con sistema anti sudore più rivestimento termoregolatore) 
-copri passeggino
-sonaglietti
-giostrine
Una mamma e bebè che escono in fascia?? Volete vedere una mamma che esce in fascia?
Lo porta in fascia e cammina indisturbata, completamente ignara di cosa siano le barriere architettoniche...
tutto il resto è noia :)


Come ci si arriva al babywearing?


Alcune mamme, per ponderare una scelta misurata sulle sue esigenze, hanno la possibilità di contattare una consulente del babywearing, che può spiegare loro come portare in sicurezza il proprio bebè....far provare i tantissimi tipi di supporti che sono in commercio, per trovare insieme il più adatto alla propria famiglia...Molte di noi consulenti infatti, siamo maniache collezioniste di tante, tante fasce di tutti i tipi!
La consulente entra in relazione, diventa punto di riferimento, segue la mamma nei suoi bisogni e la sostiene in tutto il suo percorso che all' incirca inizia dalla 37esima settimana di graidanza (vedi legature del pancione) e finisce intorno ai 3 anni del bebè (molto relativi).
Fasce tessute, fasce elastiche, fasce ad anelli. I marsupi, i supporti ibridi tra fascia e marsupio....che teniamo a disposizione per le prove in consulenza e a noleggio, in un luogo fisico chiamato "Fascioteca"..
Altre mamme preferiscono fare da sè, seguendo video tutorial e canali youtube..nessuna possibilità è esclusa....sempre tutelando la sicurezza della pratica, tutelando la fisiologia e la salute di portatore e bebè!
Nella prossima puntata vi parlerò proprio di come rispettare l'anatomia del bambino appena nato e del suo portatore!!
Più fasce per tutti :) 

 

 

L'autrice dell'articolo è Giulia Elisei
Consulente certificata Babywearing Italia, svolge consulenze individuali a domicilio e di gruppo nella regione Marche,Video Consulenze Skype in tutta italia, noleggio temporaneo anche con spedizione in tutta italia. 
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